L’età dei “No!”

Come trovo dipinto il mio bambino In fin di desinare, è uno sgomento! Ha le patacche addosso a cento a cento E la bocca color di stufatino; Ha il nasetto, si sa, tinto di vino E sulla fronte un po’di condimento, E uno spaghetto appiccicato sul mento Che gli spenzola giù sul grembiulino. E sfido, in tutto pesca e tutto tocca, E si strofina la forchetta in faccia E stenta un’ora per trovar la bocca; E son tutti i miei strilli inefficaci: Egli, vecchio volpone, apre le braccia, Ed io gli netto il muso co’miei baci.

Edmondo de Amicis

Bella poesia: rende bene l’idea di cosa succede quando i bambini iniziano a mangiare da soli. Per loro è una conquista, per noi quasi una disperazione, mettono le mani ovunque, vogliono assaggiare tutto, spargono cibo qua e là…
Ricordate l’ultima festa di compleanno? Compiuti i due anni il vostro bambino cammina già abbastanza sicuro, la cravatta del nonno è completamente spalmata di dolce, la nonna contempla una scarpa di camoscio beige macchiata di vino e voi state pennsando che magari a breve non vorrà più le coccole, la fiaba della sera… Intanto, ora ha la grinta giusta per dirci continuamente di no, e a noi non resta che fare buona scorta di pazienza e fiducia in noi stessi. Le sue abitudini cambiano e noi ci dobbiamo adeguar aiutandolo nei cambiamenti. Per prima cosa, «bonifichiamo» la casa da tettarelle e succhiotti, anche fosse da un giorno all’altro. Piangerà per queste perdite sul campo, perché smettere di suc- chiare per un bambino è come per un adulto lasciare il vizio del fumo. A noi restano i sensi di colpa e il timore che, lasciato il biberon, non vorrà più il latte.
Niente allarmismi: il calcio, che è davvero molto importante, po-trà essere introdotto con altri latticini, e bevendo il latte da una bella tazza colorata come fanno i grandi si sentirà importante. Lodiamolo per i suoi progressi, sempre!
Pensare che un bambino di due-tre anni possa essere indipenden- te è temerario. Certi miei amici si lamentano perché vorrebbero che i figli a quest’età si allacciassero le scarpe da soli… Impossibi- le! Se ci pensiamo bene, però, quella acquisita a tavola è la prima vera indipendenza, e viene quasi naturale se noi genitori ci dimo- striamo fiduciosi nelle sue nuove capacità, come quella di portare una posata alla bocca. Non riesce ancora a vestirsi da solo, lavarsi neanche a parlarne, ma se può e vuole mangiare da solo, lascia- molo fare.
Ricordando ancora la regola d’oro di non riempirgli mai troppo il piatto, aspettando semmai che chieda il bis, ecco qualche suggerimento per accompagnare i suoi passi nell’indipendenza. Prima di tutto, basta seggiolone: mettiamolo su un bell’alzaseggiola omologato, che possa essere fissato al tavolo. Poi verso i tre anni lo possiamo mettere in ginocchio su una sedia con la spalliera appoggiata contro il tavolo: è comodo e può salire o scendere da solo. Bicchiere e piatto o scodella ancora di plastica, per evitarci inutili ansie; ad alcuni bambini i piatti piace farli volare. Per quanto riguarda le posate, possiamo tentare di dargli quelle della frutta, a patto che abbiano le punte stondate, evitando il coltello che per il momento non gli serve, e aspettiamoci che tra un tentativo di usarle e l’altro voglia servirsi delle mani. Ancora la bavaglia e ancora grande. Questo è più o meno tutto il necessario. È ancora troppo presto per insegnargli le buone maniere, ma dar- gli il buon esempio è invece opportuno e indispensabile, perché come ci comporteremo noi, così si comporterà lui. E quando si stancherà di stare a tavola (il primo segnale è quello di trasforma- re il cibo in gioco) lo faremo scendere senza problemi, dicendogli che il suo pasto è terminato, cercando magari di farlo rimanere nelle vicinanze, per non trasformare il pasto della famiglia in un incubo.

Cosa può mangiare

Concluso lo svezzamento, se non ha particolari problemi di al-lergie o intolleranze vostro figlio può e deve mangiare di tutto. Il problema più grande rimane sempre quello di riuscire a capire se ha mangiato abbastanza. Di certo – e vale per noi come per lui – non riempiamo troppo i piatti! Se non sarà sufficiente, ne chiederà ancora. Quante volte finisce per toccare tutto quello che ha nel piatto senza mangiare quasi nulla? Niente stratagemmi del tipo «Mangia tutto che poi ti faccio un regalo», perché il cibo non si deve imporre. Se non vogliamo che diventi un mangione per forza, lasciamolo fare. L’inappetenza ci deve preoccupare solo quando è accompagnata da altri sintomi quali astenia, stanchezza, pallore.
Facciamo in modo che la tavola per la famiglia sia sempre allegra e comunichi la voglia di stare insieme. Via libera a piatti semplici, ma colorati e invitanti, che stimolano la voglia di assaggiare un po’ di tutto, perché il gusto del bambino è in progress.
Il fatto che oramai non siamo più costretti a cucinare apposta per il piccolo ci permette di avere più tempo a disposizione e di essere più aperti alle novità: niente più minestrine, meglio pasta condita e in generale il cibo che si può mangiare con le mani, o infilare nella forchettina senza fare troppi guai. Il modo migliore per evitare che vostro figlio diventi difficile di gusti è offrirgli un’ampia gamma di cibi che tutta la famiglia ama e mangia, senza forzarlo. La nostra tavola è aroma, colore, piacere di stare insieme, non un campo di battaglia dove si costringe e si punisce.

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