Il pranzo della domenica

Un’idea….andiamo al “giappo”

Le mie figlie impazziscono per il sushi, la più grande ha contagiato la minore, ed entrambe mi hanno contagiato. Loro, che mi hanno seguito nella scoperta dei piatti più tradizionali, ora mi indicano le nuove vie del cibo e le seguo io. Per chi vuole mangiare leggero non c’è niente di meglio del cibo giapponese: nemmeno l’ombra di grassi, solo l’olio di soia per il tempura, cioè il fritto di pesce o verdure. I molti ristoranti giapponesi sorti ultimamente, sono per lo più gestiti da intraprendenti e volenterosi cinesi, che a volte mescolano alcuni piatti della loro cucina con quelli più leggeri ed essenziali della cucina giapponese: sushi e sashimi; niente da obiettare perché riescono comunque a proporne la tipicità. Vi potrà capitare di sedervi proprio di fronte al banco cucina, che è sempre situato in sala, come è successo a me la prima volta che andai al ristorante giapponese, ora per noi”giappo”. Tra il timore di uscire con un pezzo di tonno in testa e lo stupore, ho potuto rendermi conto dell’esperienza del cuoco, che è un vero artista(niente tonno in testa) e gustare quello che le ragazze mi consigliavano. La strada per diventare un cuoco è lunga. Durante i primi due anni l’ apprendista può solamente osservare e svolgere mansioni umili come lavare i piatti o pulire il pavimento, poi può apprendere la cottura del riso, e solo dopo quattro anni è in grado di imparare il taglio e la composizione dei piatti, così come la capacità di acquistare il pesce. Il sushi stranamente non ha origine nipponiche, la storia ci dice che venne importato in Giappone da monaci buddisti ritornati dalla Cina nel 500 a.C. Pare che la prima ricetta di Sushi venne preparata a Edo, l’attuale Tokio nel 1820 e consisteva in alcuni bocconcini di riso aromatizzato con aceto e cosparso con fette di pesce crudo. Al giorno d’oggi il sushi è un comparto della cucina giapponese ed è un gruppo di pietanze preparate con riso della varietà Japonica e ingredienti quali: alghe, pesce crudo, verdure e uova, accompagnate da salse e condimenti, a volte dolciastri a volte ultrapiccanti come il famoso wasabi. Non confondiamo il sushi con il sashimi che in Giappone equivale ad un gruppo di pietanze composte solo da pesce crudo, che vengono comunque proposte nei ristoranti. Il sushi a sua volta si distingue tra preparazioni in cui il riso e il pesce sono avvolti dall’alga nori: makisushi, futomaki, hosomaki, temaki, e altre in cui il riso fa da involucro per contenere gli ingredienti e viene poi cosparso con sesamo o uova di pesce volante: uramaki e California maki, trasposizione americana del sushi( li ho mangiati con all’interno il formaggio philadelfia). Non si può gustare il sushi senza l’abbinamento con i suoi tipici condimenti: sho-yu (salsa di soia), wasabi (pasta di rafano verde), gari (zenzero dolce sotto aceto), shiso (basilico giapponese), mirin (vino di riso dolce). Nota dolente le bacchette, si mangia con le bacchette. Nessun gestore è così sadico da non avere le posate, sicchè si possono chiedere, ma è intrigante provare. Il mio periodo di training alle bacchette è stato particolarmente lungo….

L’ultima volta di sushi è stata ieri e la sorpresa è stata quella di trovare molte famiglie con bambini, anche molto piccoli nei loro seggioloni, Non so cucinare il sushi, volevo fare un corso, ma le mie figlie mi hanno fermata:”almeno quello no!”. Allora lascio al cuoco giapponese o cinese la sacralità, mi godo il pranzo senza sensi di colpa e vi invito a provare.

Una cosa però so fare: il tempura. Tipico fritto del Giappone, ha la caratteristica di essere particolarmente leggero, perché la pastella è fatta di sola acqua e farina. L’acqua, meglio se gasata, deve essere molto fredda. Io “tempuro” anche la frutta e magari la accompagno con del gelato: frutta calda, gelato freddo, molto buono.

Pastella per tempura

La proporzione tra farina e acqua è sempre 1 a 2.
200 g di acqua minerale gasata
100 g di farina 00

Prepariamo la pastella con l’aiuto di una forchetta, non deve essere fluida, pare che i grumi in questo caso siano una prerogativa, quindi non preoccupiamoci troppo. Portiamo dell’olio di semi di arachide alla giusta temperatura 170°, se non avete il termometro tasterete facendo cadere nell’olio una briciola di pane o immergendovi la punta di uno stuzzicadenti, se “sfrittegano” l’olio è pronto. Ricopriamo con la pastella i pezzi che vogliamo friggere in modo uniforme e li tuffiamo nella pentola, pochi per volta o l’olio si riscalderà, 2 minuti di cottura sono più che sufficienti. La pastella gelata per effetto dello choc termico renderà il fritto croccante e leggero.

Shiawasena ichi-nichi!

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