La spesa di Luglio

T P C- i prodotti tipici, quelli consigliati in questo periodo.

L’Italia è straordinariamente varia e, dal punto di vista enogastronomico, offre una diversità di prodotti e di preparazioni davvero rara. Per i bambini le vacanze possono diventare un’occasione preziosa per assaggiare nuovi sapori e conoscere prodotti tipici, apprezzando le peculiarità di ogni regione. Per rendere la cosa ancora più interessante, spieghiamo loro cosa significano certe sigle che si leggono sulle confezioni o le etichette; prima di elencare una serie di ricette che vedono protagonisti i prodotti tipici delle regioni italiane, ecco dunque una spiegazione dei principali marchi di tutela. Può darsi che i nostri figli li conoscano già: sono infatti recentemente diventati parte del programma scolastico.

• DOP, Denominazione di Origine Protetta: identifica la denominazione di un prodotto, la cui produzione e trasformazione deve avvenire in un’area geografica constatata e riconosciuta da una perizia.

• IGP, Indicazione Geografica Protetta: il prodotto è molto famoso, e almeno una delle sue fasi di lavorazione deve testimoniare l’appartenenza al territorio.

• STG, Specialità Tradizionale Garantita: non fa riferimento a un’origine geografica specifica ma ha il compito di valorizzare una componente tradizionale o un metodo di produzione artigianale.

• DOC, Denominazione di Origine Controllata: viene attribuita ai vini prodotti in zone limitate, come il Barolo in Piemonte o il Chianti in Toscana. I vini DOC sono immessi sul mercato solo dopo verifiche chimiche e sensoriali.

• IGT, Indicazione Geografica Tipica: viene attribuita ai vini caratterizzati da un’indicazione geografica, che può essere accompagnata o meno da menzioni, per esempio riguardo al vitigno.

Formaggio monte veronese-DOP.  E’ un tipico formaggio di malga, della zona montana attorno a Verona, prodotto in due tipologie: o con latte intero o con latte da allevo,  lo stesso latte che si dà ai vitelli  quando sono poppanti.  Consumato fresco è molto buono, se supera i 6 mesi di stagionatura è ottimo da grattugia.  Il metodo ideale per conservare la varietà da mangiare è tenerlo in frigorifero, meglio invece conservare in luogo fresco e asciutto quello da grattugia, avvolto in teli di canapa che lo conservano anche per un anno.  La bassa percentuale di grassi: 30%, lo rende uno dei formaggi meno grassi sul mercato tradizionale, uno tra i preferiti nei regimi ipocalorici ; inoltre , data la caseificazione a bassa temperatura, mantiene inalterate tutte le sue proprietà organolettiche.  Ricco di proteine e Sali minerali e un giusto supporto allo scheletro, dopo la gravidanza o durante l’età dello sviluppo.

Insalata del monte

Per 4 persone

1 cespo di radicchio rosso di Treviso
1 cespo di insalata riccia
1 mazzetto di rucola
4 pere coscia
150 g di Monte veronese
100 g di nocciole

Condimento-mescoliamo a parte 1 cucchiaio di succo di limone, 3 cucchiai olio extravergine di oliva, 1 cucchiaio di aceto balsamico, sale, pepe  nero in grani.

Laviamo e   asciughiamo le verdura a foglia.  Laviamo le pere, è facoltativo sbucciarle, le tagliamo a bastoncino.  Spezzettiamo le nocciole, tagliamo il formaggio a piacere, poi mettiamo tutto in una grande insalatiera.  Aggiungiamo il condimento e serviamo.

Lo scalogno di Romagna-IGP.  E’ un ortaggio della famiglia delle liliacee, così come l’aglio e la cipolla.  Si coltiva nei pressi di Ravenna, Forlì e Modena ed è figlio di una tradizione secolare.  Si presenta in bulbi di dimensione regolare, il suo sapore è delicato e molto ricercato in cucina.  Si conserva in luogo fresco e asciutto, fuori dal frigorifero e dalle confezioni impermeabili che lo decompongono rapidamente.  Se lo vogliamo avere sempre a disposizione possiamo congelarlo, il freezer non è nemico.  Lo scalogno di Romagna  contiene molta acqua  e una piccola quantità di carboidrati e zuccheri solubili, ma il suo forte sta nel contenuto di selenio, che lo rende un cibo antietà.

Petto di faraona con verdure

Per 4 persone
600 g di petti di faraona, oppure petti di pollo
4 scalogni di Romagna
200 g di fagiolini
200 g di funghi champignon
3 carote
3 cucchiai di olio d’oliva
Aceto balsamico
Sale pepe

Puliamo e tagliamo tutte le verdure.  Lessiamole in 4 dita di brodo vegetale partendo dalle carote e dagli scalogni, poi i fagiolini e gli champignon.  Coliamoli con un mestolo forato e terminata la cottura teniamo da parte il brodo.  Tagliamo a metà i petti di faraona, dal lato,  privandoli dell’osso centrale.  Li laviamo sotto l’acqua fredda e li tamponiamo bene.  Facciamo soffriggere l’olio in una padella, infariniamo i petti, li uniamo all’olio, sfumiamo con vino bianco, circa mezzo bicchiere e lasciamo rosolare, portandoli a cottura in 15 minuti.  Poi li togliamo dalla padella e li teniamo in caldo in un piatto.  Aggiungiamo tutte le verdure al sugo di cottura dei petti,  spadelliamo per un minuto.  Aggiungiamo anche i petti, 3/4 cucchiai del brodo di cottura, mescoliamo, copriamo e cuociamo per due minuti.  Serviamo caldo nei piatti dove prima avremo sistemato le verdure e, nappiamo tutto con del sughetto.

Albicocca della Val Santerno di Imola,(è in corso la richiesta per diventare IGP)-da questa zona proviene circa il 10% della produzione nazionale di albicocche.  Questa varietà, molto gustosa e apprezzata, ha bisogno di essere lasciata maturare in un sacchetto di carta a temperatura ambiente, per 2 o 3 giorni, lontana da fonti di calore dirette.  Una volta mature si conservano in frigorifero, dentro ad un contenitore di plastica per un paio di giorni.  Si lavano solo prima di consumarle.  Grande contenuto di vitamina A, Sali minerali, e sostanze alcaline: queste sono le sue proprietà, che la rendono ideale in caso di astenia e metabolismo rallentato.  Da valutare anche il bassissimo contenuto di carboidrati e la totale mancanza di grassi, quindi ottima per le diete.  L’albicocca piace molto ai piccoli durante lo svezzamento: proviamo a passarla nel setaccio a mano e sarà richiestissima.

Plum cake alle albicocche, ma solo quando ci scordiamo di mangiarle

Per 6 persone
350 g di albicocche
200 g di farina
150 g di zucchero semolato
150 g di burro
50 g di amaretti secchi o morbidi
3 uova
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino di scorza di limone

Laviamo e denoccioliamo le albicocche,  spezziamone 8  a metà, mentre tagliamo le altre a cubetti.  Riduciamo gli amaretti a briciole.  Imburriamo e infariniamo uno stampo di 1 litro circa( va bene qualsiasi stampo, basta che abbia i bordi alti, e accendiamo il forno a 180°.  Montiamo il burro con lo zucchero, fino a renderlo ben spumoso, aggiungiamo le uova ben fredde, una alla volta.  Aggiungiamo con la frusta a mano, prima gli amaretti e il limone, poi la farina poco per volta, dopo averla setacciata con il lievito.  Infine aggiungiamo le albicocche tagliate a cubetti.  Versiamo nello stampo, livelliamo e affondiamo nel composto le albicocche spezzate a metà con la parte convessa verso l’alto.  Cuociamo nel forno placca a 1/3, per 50 minuti circa.

Ce ne sono molti altri, davvero tanti, in tutti i luoghi e per tutti i gusti, scopriteli….

Il Chilometro zero equivale a fare molta strada in fatto di gusto.

Buona settimana!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...