L’adolescenza: O troppo o niente

Ci vorrebbero le istruzioni per l’uso, una guida pratica, così come ne esistono al bilancio, al giardinaggio e altro, con tanto di prontuario,  per riuscire a capirla.  Francesca, la mia Francesca,  ha quindici anni e sto assistendo  in diretta al cambiamento più rapido e incisivo che c’è nella vita di tutti noi.  Ci sono già passata, mi dico, ma si sa che un figlio non è uguale all’altro.  Ogni tanto la guardo, si sta facendo una donna, ma conserva ancora i tratti i tratti dell’infanzia:  le mani da bambina, la pelle di pesca.  Oggi mi ha chiesto per la prima volta, di andare con i suoi compagni di liceo a mangiarsi un panino durante la pausa, proprio lei che non si è mai accontentata di un panino.  Il suo appetito è cambiato.  A volte devo dirle di smettere di mangiare,  a volte devo incoraggiarla a farlo.  Non c’è misura: o si strafoga, o si affama.  Ancora una volta è il suo rapporto con il cibo che mi comunica il suo stato d’animo.  Considero che è tutto normale, ricorro all’esercizio del ricordo:  anche io alla sua età passavo dalle abbuffate ai periodi di digiuno.  Complici gli sbalzi ormonali o i primi amori?  Ci sta tutto, senza equilibrio, la giusta via per gli adolescenti non è percorribile, sbandano per riconoscersi.  Lo sguardo attento del genitore, attraverso il loro modo di nutrirsi, può intravedere se stanno per insorgere problemi gravi.  Mi riferisco ai disturbi alimentari, che all’inizio possono essere latenti e poi scoppiare, lasciando noi genitori, increduli e impotenti.  Gli esperti ci allertano sui segnali: digiuni, abbuffate e vomito indotto, abuso di lassativi, ricorso a integratori per dimagrire.  Fortunatamente a parte gli stravizi o le astinenze, non noto in lei nulla di particolare.  Francesca a volte mi sembra un pulcino  che si affanna per uscire dal guscio.  Dal momento in cui ha praticato la prima crepa, dà dei colpi più forti per romperlo, il guscio gli è d’impaccio.  Il guscio, che per lei e per i suoi coetanei è la famiglia prima tanto cercata , diventa un ingombro.   Le regole e le abitudini della casa, anche relative al “mangiare” che pensavo oramai accettate, diventano improvvisamente monotone  e noiose.  Prove di volontà da parte mia, prove di volontà da parte sua, il risultato sono litigi anche su cose banali come rifarsi il letto, o apparecchiare il tavolo.  Aiutare in casa, che prima era divertente, adesso è una pura imposizione, e l’ordine, che ho sempre cercato di insegnarle, una perdita di tempo prezioso.  A volte è allegra e piacevolmente ciarliera, a volte è tristissima: si chiude in camera sua, nella sua caverna tecnologica, con il computer, il cellulare , l’ipod con le cuffie, che devo chiamarla con il megafono perché mi senta.  Non ha mai voluto le classiche schifezze, adesso apre famelica la credenza o il frigorifero e dice che in casa nostra non c’è mai niente di buono da mangiare, perde le sane abitudini che ho cercato di inculcarle con esempio e pazienza.  Mi chiedo se saprò capirla e ascoltarla, se quello che faccio è abbastanza.  Nei momenti in cui proprio non la ritrovo e non la capisco, chiedo l’intervento della sorella, sempre prezioso, lei ci mette tranquillità. Ed è un continuo andirivieni con gli amici: quelli sì che sanno come mangiare, come vestirsi, come parlare e conoscono i posti giusti.  Prova di volontà da parte mia: non sono altro che tre o quattro regole  sempre valide e per sempre, fino a che vivrà con me: rispettare gli orari della famiglia, la pausa pranzo è gestibile, la cena no.  La casa non è un hotel ma il posto della nostra vita insieme, dove ognuno collabora perché diventi accogliente.  Non si tratta sul numero delle uscite, ma si accetta quello consigliato e si torna puntuali.  Se mai, si considera la bella opportunità di invitare casa nostra i suoi amici, per studiare al pomeriggio o per fare qualcosa di piacevole la sera.  Mi piace avere i suoi amici a casa, ora come mai, perché posso vedere e conoscere il suo mondo e osservare come si muove, se riesce ad essere veramente lei  o se perde  quelle caratteristiche che ai nostri occhi la rendono speciale. Ogni tanto, lo confesso,  faccio  una capatina nei suoi “posti giusti” .  Non è per controllarla, è per farle sapere che lei per me è molto importante.  Questa è lei: un’adolescente tra tanti, tutti uguali e tutti diversi,  che tra eccessi e carenze,  si stanno facendo adulti.  La guardo evolversi giorno dopo giorno, rinuncio a certe mie posizioni, ma cerco di mantenerne salde altre.  Tornerà ad apprezzare ciò che io sono e ciò che è la sua famiglia?  Ne sono certa, tutto sarà rivalutato:  riti, le abitudini, il sapore del cibo di casa, saranno scelti  come i migliori.  Dentro di me covo timori e speranze: timori che possa perdersi nell’istinto di ritrovarsi, nel desiderio di diventare grande prima del tempo; le speranze? Per ora solo una: che possa essere serena.

Buona giornata a tutti.

P.S.  Questo è un argomento importante, ho voglia di parlarne e condividere i miei pensieri.

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