PRIMA REGOLA NON SPRECARE

UOVO FRITTO CON IL RISO

Questo è un modo davvero piacevole per utilizzare l’avanzo di una minestra di verdure con il riso o qualsiasi altro cereale, che dopo essere stata un caldo piatto serale, il giorno dopo ha un dubbio aspetto e ci vorrebbe un niente per gettarlo.  Prima regola non sprecare:  rieduchiamoci.  Ho messo le dosi per una persona sola, perché se anche fosse poco,  potrebbe essere proposto come assaggio, un po’ per uno.

Per 1 persona

3 cucchiai di riso con verdure o altro cereale

2 cucchiai di olio

1 cucchiaio di grana

1 uovo

Sale e pepe

Mescoliamo il riso con il grana.  Mettiamo a scaldare un cucchiaio di olio in una padellina antiaderente.  Quando è caldo buttiamo il riso e lo schiacciamo con il dorso di un cucchiaio, mettendolo in forma .  Lasciamo arrostire per circa 5 minuti a fuoco medio, poi togliamo dal fuoco e lo raffreddiamo per 2 minuti. A questo punto  lo stacchiamo, senza toglierlo dalla padella, prendiamo un piatto, lo appoggiamo sulla padella e  rovesciamo con decisione il tortino.  Lo rimettiamo nella padella e lo lasciamo arrostire sull’altro lato, poi lo rovesciamo sul piatto e lo teniamo da parte in caldo.  Nel frattempo scaldiamo l’olio rimanente nella stessa padella, apriamo l’uovo e lasciamo scendere l’albume tenendo da parte il tuorlo(appoggiamolo nel suo guscio e cerchiamo di non farlo cadere).  Non appena l’albume inizia a rapprendersi, facciamo un buchino e ci vuotiamo il tuorlo, saliamo, pepiamo e cuociamo a piacere.  Di solito quando il bordino dell’albume inizia a colorirsi, l’uovo è pronto e può essere adagiato sul tortino di riso.  Credetemi ho impiegato più tempo a scrivere la ricetta che a farla: è veloce e buonissima.

Buona serata!

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POLPETTE DI PESCE CARNE E VERDURE

Artemisia Abbondanza dedica un intero quaderno alle polpette, proponendole in varie versioni.  Noto must degli asili di una volta e della cucina delle nostre mamme e nonne è tornato di moda. A quei tempi  era un comodo riciclo, un modo fantasioso di utilizzare gli avanzi, o la possibilità di adoperare tagli di carne economica e cucinare con poco.  Ora è molto usata come antipasto à la page, come secondo piatto innovativo, accompagnata da salsine.  La polpetta è versatile quanto educativa perché insegna a fare del superfluo il necessario, partendo da carne cruda come dalla carne già cotta (lessa o arrosto), dal semplice pane e formaggio , dal  pesce, dalle verdure o dai cereali. Non solo.   La polpetta è molto versatile anche nella forma, perché se è piccola può essere servita come finger food, leggermente più grande può diventare condimento per la pasta, ancora più grande è un secondo piatto. Si presta a svariati modi di cottura: fritta, infarinata,  in umido,  al forno, al vapore. Fondamentale per prepararla è l’uso di un ammorbidente da polpette e cioè: o il pane ammollato, nel latte o nel brodo, o la patata lessa.  Ecco la ricetta tratta dal quaderno di Artemisia, che attualizza la polpetta più tradizionale, quella di carne, abbinandola ad un moderno zabaione salato.

Polpette in zabaione salato 

Per 4 persone

Polpa di manzo macinata g 600, 2 patate , grana grattugiato g 40, 2 uova, 6 tuorli, farina, pangrattato, 2 foglie di salvia, 1 cucchiaiata di capperi sotto sale, 1 cucchiaiata di olive nere denocciolate, senape in crema, pasta di acciughe, vino bianco secco, aceto di mele, burro, sale e pepe.

Per prima cosa lessate le patate, sbucciatele e passatele con il passapatate.  In una ciotola mescolate le patate passate con il grana, le uova, la carne macinata unendo poco pangrattato se fosse necessario.  Regolate di sale e pepe e amalgamate bene il composto.

Formate delle polpette non troppo grosse e fatele cuocere in padella con una noce di burro e la salvia per circa 8 minuti.  Aggiungete i capperi dissalati sotto un getto di acqua corrente fredda, le olive e 1 punta di pasta di acciughe stemperata in poco aceto.  Cuocete ancora per 2 minuti.

Preparate lo zabaione salato sbattendo con una frusta i tuorli in una bastardella posta sopra una pentola con acqua al lieve bollore.  Aggiungete 1 pizzico di farina e continuate a montare con la frusta.  Unite, poco alla volta, 1 bicchiere di vino, poi un cucchiaio di senape e un pizzico di sale.  Continuate a mescolare fino a quando non avrete una salsa liscia ed uniforma.  Servite le polpette nappate con lo zabaione (ho preferito servire la salsa a parte).

Il consiglio di Artemisia:  

NELLE POLPETTE DI CARNE NON USATE CARNE TROPPO MAGRA(va da sé che si possono utilizzare i ritagli più grassi delle bistecche, o comunque mescolarli alla trita scelta), PERCHE’ E’ UNO SPRECO(concordo perfettamente).  UN PO’ DI GRASSO RENDE LA POLPETTA PIU’ MORBIDA(non solo la polpetta).  SE LA CARNE E’ MAGRA, MEGLIO ARRICCHIRE L’IMPASTO, ANCHE SE NON LO SPECIFICHIAMO IN TUTTE LE RICETTE, CON LARDO O PANCETTA(sfondata una porta aperta: perché non utilizzare gli avanzi di affettati o il famoso grasso del prosciutto, che i nostri figli vedono come una “roba” orrenda?).

Pensate già all’aperitivo di Natale?

Buona giornata!

Vi ricordo il concorso Letterario abbinato ai QUADERNI DI ARTEMISIA ABBONDANZA, per informazioni

www. Vallardi.it/concorso Artemisia

La vera storia di Santa Lucia e i suoi biscotti

“Santa Lucia bella,

dei bimbi sei la stella,

nel mondo vai e vai e non ti fermi mai…”

Cari Bambini quest’anno ho pensato che la letterina ve la scrivo io.  Ma come? voi direte, di solito siamo noi a scrivere le lettere a Santa Lucia.  E invece son qua, e uso anche  il computer.  Meno male che ora lo possiedo, me l’ha regalato Babbo Natale.  Ho da dirvi delle cose importanti.  Da un po’ di tempo vedo che mi arrivano tante lettere dove ci sono degli elenchi lunghi, lunghissimi, o ci sono dei bambini che non mi scrivono più e vogliono lo stesso i regali.  Oppure ci sono bambini che se non arriva il regalo che vogliono, si arrabbiano e non si divertono più.  Inoltre  qualcuno crede semplicemente che io sia un sogno e che senza di me si potrebbe stare bene lo stesso.  Allora mi sono decisa : mi faccio sentire…

Sono nata il 13 Dicembre a Siracusa, una bellissima città della Sicilia, nel periodo in cui era dominata dai Romani.  Nel mio paese era arrivata la religione di Gesù, che io sentii molto vicina al mio cuore e  pensai  di cambiare la mia vita.  Ero figlia di una famiglia molto ricca, ed ero molto, molto carina.  Ma sapevo che nella mia città vivevano delle famiglie davvero povere e io decisi di regalargli tutto quello che avevo.  Purtroppo la mia scelta religiosa non piacque ai governatori della mia città, che mi imprigionarono.  Furono  cattivissimi con me, e lo furono anche con tutti coloro che avevano voluto seguire Gesù.  Mi torturarono, provarono in tutti i modi a farmi negare il mio amore per la sua parola e alla fine mi uccisero.  Ma non fermarono la mia fede, perchè io diventai un simbolo importante per la gente che viveva sotto il potere dell’imperatore romano.  Mi tolsero anche gli occhi, che diventarono il simbolo della luce, e da allora io proteggo la salute degli occhi di tutti gli essere umani, in particolare quella dei bambini,che amo tanto.  Quando arrivai in cielo, mi presentai con i miei occhi posati su un piattino e San Pietro, che mi vide, capì tutto il male che avevo ricevuto.  Allora mi disse che mi stava aspettando, sapeva che in cielo sarebbe arrivata una giovane bella e sfortunata, che avrebbe meritato un trattamento speciale, perchè aveva amato Gesù più della sua vita..  Allora mi domandò di esprimere un desiderio e in quel momento fui inondata di una luce grandissima.  – Voglio rendere felici tutti i bambini del mondo portando loro quello che desiderano-dissi.  San Pietro sorrise bonariamente si accarezzo la lunga barba bianca e borbottò:- bene, allora avrai un bel daffare, il tuo desiderio lo esaudisco: è dolce e bellissimo-.  Così l’impegno per voi bambini arrivò subito.  In cielo mi spiegarono che già altri santi portavano i regali ai bimbi.  C’era ad esempio San Nicola che si vestiva di rosso, scendeva dal freddo Polo Nord, caricava la sua slitta trainata dalle renne e si faceva chiamare simpaticamente Babbo Natale.  Poi c’erano i pazienti Re Magi, che venivano dall’Oriente lontano.  Anche il piccolo Gesù Bambino appena nato si dava da fare per i piccoli.  Infine c’era una cara vecchina chiamata Befana.

Scelsi per portarvi i regali proprio il giorno del mio compleanno; il 13 Dicembre, perché regalare il giorno della festa mi sembrava il modo migliore per ricordarla.  Dovevo svolgere tutto il lavoro in una sola notte, non in tutti il luoghi del mondo, ma era sempre un lavorone.  Per prima cosa ho dovuto pensare al trasporto.  Se Babbo Natale aveva le renne, io pensai ad un asinello.  Poi ho dovuto cercare qualcuno che mi aiutasse nel preparare i regali e che curasse e pulisse l’asinello.  Trovai un signore placido e taciturno, anche lui era arrivato da poco in cielo: Castaldo.  durante i nostri lunghi viaggi tiene sempre addosso un cappotto nero e gli piace il buon vino, perché bevendolo si scalda, nella notte più lunga che ci sia, la mia notte.  Io so che avete già iniziato a sentire dei campanellini suonare, sono io che vi sto ricordando di spedirmi le letterine e che voglio passare a salutarvi.  Qualcuno di voi si spaventa, perche girano strane storie di me: che butto la cenere negli occhi e porto il carbone.  Credetemi, io non potrei mai farlo, il fuoco mi ha fatto tanto male e non lo voglio nemmeno vedere… poi sono sicura che non ci sono bambini cattivi.  Fate comunque tutto il possibile per non litigare mai con nessuno, cercate di essere gentili, di studiare, e obbedire al papà e alla mamma e non pretendete troppe regali o strani regali, perché io non li conosco e non potrei accontentarvi,  Mi piace portare giocattoli con i quali possiate giocare con i vostri fratelli o i vostri amici perché giocare  da soli è bello lo stesso ma alla fine è un po’ triste.   Non siete d’accordo?  Quando passerò non potrò farmi vedere perché solo gli adulti riescono a vedermi; è una regola che mi viene imposta dal cielo e io devo obbedire.  Per cui la sera prima della mia festa vi prego di andare a letto presto, perché non passo mai ad orari precisi.

Quando arriva la mia notte prima di andare a letto, ricordatevi di mettere fuori dalla porta qualcosa per il mio asinello.  Se non riuscite a trovare la paglia, potete lasciargli un po’ di zucchero (è un ghiottone) o meglio ancora una tazza con i vostri cereali preferiti: ne va matto.  Per Castaldo invece può bastare un po’ di minestra o quello che c’è rimasto della cena, o un pezzo di pane.  Per me invece lasciate un po’ di biscotti con un buon caffè caldo, ne ho bisogno per tirarmi un po’ su.  Se volete lasciare del vino a Castaldo, fatelo, ma versategliene poco, se no finisce per vederci doppio e sbagliare strada.  Infatti una volta che aveva esagerato siamo arrivati fino in Svezia, sicché ogni anno devo tornare lassù al Nord dove in Inverno il sole non c’è mai.  Per farmi trovare la strada le ragazze mi aspettano nelle vie cantando e portando sul capo una corona fatta di sette candele.  Ora vi lascio la ricetta dei miei biscotti, fateli con la vostra mamma e i vostri fratelli, mi renderete molto felice.

Biscotti di Santa Lucia

Un etto di burro, un etto e mezzo di zucchero,due etti di farina, un cucchiaino di lievito, una bustina di vaniglina, un uovo, due cucchiai di latte e zucchero a velo.

Chiedete alla vostra mamma di sciogliere il burro con un po’ di latte in un pentolino, poi versate il liquido raffreddato in una terrina, aggiungete lo zucchero e il tuorlo dell’uovo.  Mescolate bene e aggiungete un po’ per volta la farina, il lievito e la vaniglia.  Dovrà formarsi una palla liscia e compatta.  Stendete questa pasta con il mattarello fino a farne una sfoglia di circa mezzo centimetro di spessore.  Con gli stampini che vi piacciono di più, ritagliate le forme e sistematele sulla placca rivestita di carta forno.  A questo punto la mamma metterà nel forno i biscotti a media temperatura(170°) e li lascerà cuocere per 15 minuti.  Non appena cotti li cospargerete con lo zucchero a velo

E ora mi rivolgo ai vostri genitori. Cari mamme e papà regalate i giochi ai vostri bambini senza dimenticarvi di condividere con loro la magia che avrete provato voi stessi da piccoli.  Lasciategli vivere il mio mistero e tornate a sognare con loro, è il più bel dono che potrete offrirgli.

A presto, la vostra grande amica

Santa Lucia

Lo zucchero fuori

Questi sono biscotti simpatici, rapidi, buonissimi, che appartengono al mio passato: me li portava un’amica Istriana di mia madre, che ora non è più tra noi.  Ricordano nella forma i Kipfer austriaci, ma ogni volta che facevo i kipfer pensando di riuscire a ripetere i biscotti di Mara, non ottenevo lo stesso risultato.  Vengo a scoprire che ne esiste una ricetta tramandata e trascritta nel ricettario di mia cognata.  Il tempo di verificarla, perchè l’uso del    del lievito di birra, come da ricetta trascritta, non mi pare appropriato e di provarla.  Con le ricette tramandate a volte succede come con il telefono senza fili: partono in un modo, e arrivano in tutt’altra maniera, sicchè il “di birra” si è rivelato, così come avevo previsto, un errore di trascrizione.  Il gusto, il ricordo di un sapore particolare e di quel biscottino a mezzaluna che si scioglieva in bocca, mi hanno messo sulla buona strada e finalmente sono riuscita a riprodurli.  Lo zucchero non è nell’impasto ma è fuori.

Assolutamente molto adatti per riempirne piccoli sacchetti, infiocchettarli e regalarli per Natale.  Perdonate l’uso della margarina ma la ricetta lo prevede.

Per circa 40 piccoli biscotti

400 gr di farina 00

un pizzico di sale

250 gr di margarina ammorbidita

3 cucchiai di latte

8 gr di baking

200 gr di zucchero a velo

Impastiamo farina, margarina, sale e il latte, fino ad ottenere un’impasto omogeneo.  Creiamo dei filoni dai quali taglieremo pezzetti lunghi circa 1,5 cm.  Da ogni pezzetto formiamo una pallina che sagomeremo a mezzaluna, disponiamoli nella teglia  rivestita.  Cuociamo in forno a 180°  per 12 minuti, con placca a metà.

Una volta cotti passiamoli ancora caldi nello zucchero a velo. Uguali!!!

Buona giornata !

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Tigri e orsacchiotti…

Tigri e orsacchiotti…

credo possano convivere solo quelli di peluche, tanto cari ai bambini.  Ma nei giorni scorsi è sorto un dibattito in ambito pedagogico: meglio avere la mamma tigre che avere un papà orsacchiotto?  Meglio una madre autoritaria e addirittura aggressiva di un padre immaturo ed eccessivamente protettivo con la sua  prole?  Ne l’ uno, ne l’altro per una semplice ragione:   una donna aggressiva e un uomo immaturo non possono costituire una coppia, se non sono coppia non possono essere buoni genitori.  L’ideale per i  nostri figli è l’equilibrio, ce lo chiedono ogni giorno, chiedono poche buone regole e l’esempio, che le renda valide per tutti.    Né l’amore sviscerato, né l’assenza di amore portano al sano e fondamentale senso di appartenenza, ma un costante accompagnamento: l’esserci l’uno per l’altro, sempre.  Non mi dilungo (che questo è un che questo è un blog di cucina) ma permettetemi un’altra divagazione che giustifica la prima e per la quale mi ispiro alle parole di un frate Francescano: scopriamo il significato del verbo accompagnare e facciamone  tesoro.  “Accompagnare” significa mangiare pane assieme e non c’è nulla di più rassicurante e straordinario  dell’dea di condividere del pane e una tavola, per crescere e insieme programmare la vita.

Il pranzo della Domenica: tutti attorno a un piatto         

La Paella

Serve una padella a due manici che si adatta alla cottura in forno, ma in mancanza possiamo usare una pirofila grande.  Questo è un piatto abbastanza laborioso da preparare, che può incentivare lo spirito collaborativo, data la quantità di ingredienti e le cotture effettuate in tempi diversi.  Quindi  sarà divertente eseguirlo alla perfezione con l’aiuto dei nostri figli.  Molto tempo per prepararlo e tre minuti per mangiarlo…

Per 8 persone

460 gr di riso vialone nano

1 cipolla e 4 spicchi di aglio spellati

200 gr di pomodori a dadini

200 gr di peperoni arrostiti

150 gr di piselli(vanno bene anche quelli surgelati)

300 gr di carne di maiale e pollo tagliata a cubetti

200 gr di anelli di calamari, 1 kg di vongole, 20 cozze, 20 gamberi, 12 scampi

1  l di di brodo vegetale

2 bustine di zafferano

peperoncino tritato

prezzemolo tritato

olio d’oliva

olio extravergine di oliva

sale, pepe

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1)Puliamo il pesce: facciamo aprire cozze e vongole in una larga padella, dove avremo fatto soffriggere 1 spicchio di aglio e poco olio.  Aggiungiamo mezzo bicchiere di vino bianco e chiudiamo fino a che non si saranno aperte, circa 5 minuti a fuoco vivace.  Togliamo il guscio ai gamberi e togliamo il filetto nero.

2) Scottiamo i piselli in un po’ di acqua bollente leggermente salata per 10 minuti, e spelliamo i peperoni scaldandoli con una forchetta sulla fiamma del gas o mettendoli in forno, mentre prepariamo il resto.

3)Rosoliamo la carne nell’olio, saliamo pepiamo e mettiamo da parte.

4)Nella stessa padella dove avremo fatto soffriggere la carne  mettiamo la cipolla,  l’altro spicchio di aglio  e facciamo saltare i calamari, che avremo privato della spina dorsale, lavato bene e tagliato ad anelli.  Facciamoli saltare per un minuto a fuoco vivace e aggiungiamo i pomodori e un po’ di sale.  Portiamo a cottura, bagnando se è necessario con poca acqua per 10 minuti.

5)Tostiamo il riso in 3 cucchiai di olio, bagniamolo con 1 bicchiere di vino bianco bollente, lasciamo evaporare, uniamo lo zafferano e portiamolo a cottura per 5 minuti aggiungendo il brodo bollente un po’ per volta, come per fare un risotto.  A questo punto aggiungiamo i peperoni e la carne.   Mescoliamo bene e travasiamo nella padella da forno, copriamo con il brodo rimasto e facciamo cuocere in forno già caldo a 200° per 12 minuti.

6) Togliamo la teglia dal forno aggiungiamo i calamari, i crostacei, le vongole e le cozze che avremo sgusciato, ma non tutte, mescoliamo bene con due cucchiai, cercando di amalgamare, e rimettiamo in forno per altri 3 o 5 minuti.  Una volta cotta facciamo riposare per 10 minuti, cospargiamo di prezzemolo e mettiamo in mezzo al tavolo.

La carbonata con polenta

Rielaborazione della più celebre Carbonade Flamande  , uno spezzatino di manzo fatto rosolare nello strutto e cotto con aggiunta di birra.  Viene poi servito accompagnato con fette di pane speziato cosparso di senape forte.  Può essere praparata il giorno prima e il sugo, che è abbondante può diventare un condimento  perfetto per i primi asciutti.  La carne cotta a lungo nella birra acquista un’indicibile morbidezza, e una volta cotta si taglia con la forchetta.  Ma il bello di questo piatto è che se versato sopra la polenta messa direttamente in una zuppiera ognuno può servirsene da solo.

800 gr di scamone di manzo a fettine

1lt di birra chiara

1 cucchiaio di farina

1 cipolla bianca tagliate a rondelle sottilissime

sale, pepe

olio di oliva

Rosoliamo  le cipolle nell’olio di oliva facendo attenzione di non bruciarle, aggiungiamo la carne ben battuta e privata dei bordi laterali, rosoliamola da ambo i lati, saliamola, pepiamola e aggiungiamo la birra; lasciamo cuocere per 1 ora e mezza, poi togliamo la carne dalla padella e aggiungiamo1 cucchiaio raso di farina al sugo sciogliendolo prima in poco liquido freddo(potrebbe essere altra birra), facciamo addensare per 4 minuti, poi rimettiamo la carne nella padella e insaporiamola bene.  Si serve ben calda con polenta.

Torta Morbida di cioccolato al cucchiaio

Non si può capovolgere.  Questa torta deve essere tolta con il cucchiaio, ideale per la tavolata, senza la preoccupazione del risultato finale,  delle decorazioni o presentazioni.  Tutti insieme dallo stesso piatto.

Per 8 persone

250 gr di burro

250 gr di cioccolata

250 g di zucchero semolato

6 tuorli

6 albumi

Facciamo sciogliere il burro e il cioccolato a bagnomaria, o nel microonde.  Sbattiamo molto bene i tuorli con lo zucchero e aggiungiamoli al composto di cioccolato e burro intiepidito.  Mescoliamo gli albumi montati a neve molto delicatamente.  Versiamo in uno stampo di 30 cm di diametro e facciamo cuocere a 190° per 20 minuti circa.  Serviamo, come detto nella tortiera.  Credo che sia molto indicata una tortiera in ceramica da forno.  Questo dolce è perfetto da servire tiepido.

Per quanto riguarda l’argomento introduttivo consiglio due libri : “IL PADRE L’ASSENTE INACCETTABILE”-Claudio Risè  e “I FIGLI NON CRESCONO PIU'”-Paolo Crepet

Buon fine settimana!

Parlando di risotto…

Quella volta che la signora Artemisia Abbondanza e il signor Pellegrino Artusi discussero sull’arte di cucinare il risotto, tutto si fermò al soffritto.  La signora , fedele alla tradizione ma con l’occhio attento alle novità, sosteneva che il soffritto fosse, sì da fare a regola d’arte, ma da mettere dopo la tostatura del riso, a parte.  Pellegrino, sostenitore fervente del risotto di tradizione, sosteneva che il riso doveva essere opportunamente tostato nel soffritto.  Fu così che sì arrivò a sera e la discussione finì con un buon vino novello. Ma sul risotto ognuno mantenne la sua idea…

Il modo di fare il risotto è forse uno più tra i più controversi.  Pellegrino e Abbondanza discutono sul soffritto, altri sul mescolarlo o meno, sul coprirlo o no… una volta all’anno esce una nuova regola di esecuzione. Potrei sostenere che per la nostra cucina di casa la procedura non conta e basta il risultato, ma far bene un risotto non è cosa da poco.  E poiché dopo tutto sono sempre dalla parte delle signore (non me ne voglia il Pellegrino nostro) pubblico per oggi una ricetta della florida Artemisia, che ben si addice alla stagione, e dimostra l’efficacia del suo modo: il riso va tostato a parte.  Le mie regole sono ben poco, ma aggiungono qualche notizia in più che i Nostri  discutendo sul soffritto si sono scordati di darci.  Usiamo esclusivamente riso per risotti.  Consideriamo di usare brodi diversi a seconda degli ingredienti che vorremo usare: brodo di carne per i risotti classici, vegetale per quelli di verdure, di crostacei e pesci delicati per i risotti di mare, e vino di buona qualità,sempre. In cottura manteniamo il risotto morbido, con i chicchi leggermente al dente, in gergo si dice “all’onda”, cuociamolo scoperto e mantechiamolo fuori dal fuoco, con burro e parmigiano. Poi dimentichiamocelo per due minuti prima di servirlo.

Risotto con zucca e zenzero, ricetta di Artemisia Abbondanza

Per 4 persone 

Riso per risotti gr 300, zucca gr 500, 1 pezzetto di radice di zenzero, grana grattugiato gr 50, soffritto di cipolla gr 40, vino bianco secco, brodo vegetale, burro gr 40, sale.

Prepariamo la vellutata di zucca: puliamo la zucca, eliminiamo buccia e semi, filamenti interni e la tagliamo a tocchetti.  Portiamo ad ebollizione 5 dl di brodo in una casseruola, uniamo la zucca e facciamo cuocere per 20 minuti, poi frulliamo con il mixer ad immersione.  Sbucciamo lo zenzero, lo grattugiamo sottile e lo teniamo da parte.  In una padella antiaderente leggermente unta con olio di oliva tostiamo il riso per 2 minuti a fuoco medio,

poi sfumiamo con un bicchiere di vino sobbollito.  Nella casseruola, dove cuoceremo il risotto prepariamo un soffritto di cipolla(ho usato il porro).

Quando il vino sarà evaporato uniamo il riso al soffritto, mescoliamo aggiungiamo la vellutata di zucca bollente un mestolo di brodo, fino a coprire il riso.  Portiamo poi a cottura il risotto unendo un mestolo di brodo per volta.

Alla fine regoliamo di sale e profumiamo con lo zenzero.  Togliamo dal fuoco, mantechiamo con burro e grana e dimentichiamoci il risotto per 2 minuti, prima di servire

All’onda, ma senza tracce di liquido(la foto è proprio brutta).  Il risotto era molto buono, il fiorellino grazioso e avrete capito che non so fotografare…spero almeno di avere messo d’accordo Artemisia e Pellegrino.

Buona giornata a tutti!

Per info sul concorso letterario: http://www.vallardi.it/concorso Artemisia

Dodici noci

DODICI NOCI

        Pare l’inizio di una filastrocca o di uno scioglilingua.  È invece il numero ideale di noci che soddisfa il fabbisogno giornaliero  di omega 3 e omega 6, detti anche spazzini delle arterie.  Così, come necessitiamo di una mela al giorno, abbiamo bisogno di dodici noci, non una di più, né una di meno.  Sarà vero? Non so, mi piace l’onomatopea.
Non è un frutto ma un seme e, come tutti i semi oleosi, è ricca di supernutrienti, che proteggono il sistema cardiovascolare e ci aiutano a mantenere efficiente quello nervoso.   Se rompiamo una noce possiamo quasi  vedere un cuore,  se  guardiamo il suo gheriglio nell’insieme intravediamo un cervello umano: strane analogie.
Possiamo approfittarne: è la giusta stagione.  È facile usarla ogni giorno in cucina: esalta la croccantezza delle insalate, è un ottimo spuntino e si sposa molto bene con due frutti morbidi come la pera e la mela, nel dolce e nel salato.

Strudel aperto crema, noci e pere pepate

La scelta del pepe non è casuale: esalta il gusto della noce e dona all’insieme un piccante vivace.

Per 6  ministrudel

450 gr di pasta sfoglia pronta

Per la crema pasticciera da forno-ricetta di Luca Montersino

160 gr di latte intero

80 g di panna fresca

120 gr di zucchero semolato

72,5 gr di tuorli circa 3 tuorli e mezzo

15 gr di fecola di patate

½ bacca di vaniglia

Per il ripieno

3 pere William

70 gr di granella di noci

2/3 cucchiai di pane grattato o briciola di biscotto

1 cucchiaino di pepe nero, macinato al momento

Il succo di mezzo limone

1 cucchiaio di zucchero semolato

25 gr di burro

Per la finitura

1 tuorlo

20 gr di latte o panna fresca

Zucchero a velo

Prepariamo la crema: la crema pasticciera da forno è un composto più dolce e più grasso, si nota infatti la presenza della panna;  questo per far sì che la crema dopo la cottura, non si presenti ruvida.  Portiamo a bollore il latte e la panna e il contenuto del baccello di vaniglia.  Nel frattempo montiamo molto bene i tuorli con lo zucchero e la fecola.  Quando il latte bolle, uniamo il composto montato, frustiamo immediatamente con energia e portiamo a cottura.  Versiamo in una terrina, ricopriamo con pellicola a contatto e raffreddiamo immediatamente in frigorifero(la pellicola impedisce che la crema si addensi in superficie per effetto del raffreddamento).  Riduciamo i gherigli in granella con un batticarne.   Sbucciamo le pere e le tagliamo a spicchi sottili, le irroriamo con il limone e aggiungiamo lo zucchero,  50 gr di granella di noci e mescoliamo.  In una larga padella facciamo sciogliere il burro, aggiungiamo il pangrattato e lo doriamo leggermente.  Versiamo le pere nella padella e mescoliamo.  Cuociamo per 3 minuti rigirando e alla fine aggiungiamo il pepe.  Prepariamo la teglia del forno rivestendola con  carta forno.  Tiriamo con il mattarello la pasta sfoglia fino a renderla più sottile e ne ricaviamo 6 rettangoli.  Con l’aiuto di un cucchiaio mettiamo sul fondo di ogni rettangolo un cucchiaio di crema, adagiamo sopra le pere e aggiungiamo ancora un cucchiaio di  crema.  Terminiamo con la granella di noci rimasta e chiudiamo il ministrudel come se fosse un cartoccio aperto.  Raffreddiamo in frigorifero per almeno mezz’ora.  Prima di infornare pennelliamo i ministrudel  con il tuorlo miscelato al latte, spolverizziamo con zucchero a velo e inforniamo a 175° per 25 minuti.  Estraiamo la teglia dal forno, alziamo al temperatura a 200°,  spolveriamo con dell’altro zucchero a velo e rimettiamo in forno per 2 minuti circa o fino a doratura.

Tortelli alle mele, formaggio d’alpeggio e noci

     Ho usato del formaggio caprino d’alpeggio.  La signora che me lo ha venduto mi ha fatto notare che la sua capra più bella si chiama Rosita.  Come non comprarlo… quindi.   Se non abbiamo il formaggio della mia omonima capra bionda dell’Adamello,  ripieghiamo pure su della formaggella o caciotta ben  saporite, per ottenere un deciso contrasto con il dolce della mela.

Per 4 persone

Per la pasta fresca

250 gr di farina 00

1 cucchiaio di olio di oliva

2 uova

1 pizzico di sale

Per il ripieno

3 mele Golden

80 gr di formaggio d’alpeggio

1 cucchiaio di zucchero

Sale, pepe

Per la salsa di noci

80 gr di gherigli di noci

80 gr di burro

4 cucchiai di olio di oliva

50 gr di parmigiano-facoltativo

3 cucchiai di acqua di cottura

1 spicchio di aglio

Prepariamo la pasta: facciamo la fontana con la farina e il sale.  Mettiamo nella fontana le uova, il cucchiaio di olio e iniziamo a miscelare la farina con l’aiuto di una forchetta, non appena la farina sarà amalgamata, vuotiamo sul piano da lavoro e iniziamo a impastare.  Lo faremo per almeno dieci minuti, fino a che non otterremo un impasto liscio ed omogeneo.  Copriamo con  pellicola e mettiamo a riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.  Prepariamo il ripieno: sbucciamo le mele, le detorsoliamo e le tagliamo. Le mettiamo in una casseruola  con lo zucchero e le lasciamo cuocere fino ad ammorbidimento(se si asciugassero aggiungiamo dell’acqua); togliamo dal fuoco, aggiungiamo il formaggio, regoliamo di sale e pepe e lasciamo raffreddare.  Tiriamo la sfoglia più sottile che possiamo con il mattarello infarinato.  Ne ricaviamo delle strisce alte circa 6 cm e larghe 6 cm.  Posiamo distanziati i mucchietti di ripieno e spennelliamo i bordi con un po’ di albume o un po’ di acqua.  Sovrapponiamo alle strisce con il ripieno altre strisce e chiudiamo cercando di svuotare l’aria aiutandoci con gli indici.  Formiamo quindi i tortelli rotondi o quadrati, a nostra scelta.

Per la  salsa di noci: sbollentiamo i gherigli di noce per 2 minuti in acqua bollente, e per asciugarli li strofiniamo nella carta da cucina.  Pestiamoli con un batticarne fino ad ottenere una granella grossolana.  Sciogliamo in un tegame il burro, aggiungiamo l’aglio e rosoliamo le noci per un minuto.  Aggiungiamo l’olio, regoliamo di sale e pepe e teniamo da parte.

Per il piatto: lessiamo i tortelli in acqua bollente salata.  Aggiungiamoli all’acqua dopo aver abbassato il bollore, e lo alziamo subito dopo averli aggiunti, questo impedirà la rottura della pasta.  Lasciamo cuocere per circa 8 minuti, dipende dallo spessore della pasta; scaldiamo la salsa di noci e scoliamo i tortelli con una schiumarola , posandoli direttamente nella salsa.  Aggiungiamo l’acqua di cottura, il parmigiano, se previsto e spadelliamo delicatamente per un minuto.  Serviamoli ben caldi.

Ufficializzo che le noci necessarie vanno da otto a dieci, ma dodici mi piace molto di più.

Buona settimana!