Un dolce rinascimentale

Moretto

I Fiadoni bresciani

La mancanza di trattati specifici non significa che a Brescia non si  scrivesse di cucina, non si cucinasse e non vi fosse una cucina della tradizione,  come ancora molti sostengono.  E’ vero invece che già nel 500 a Brescia si facevano banchetti pantagruelici e che anche i contadini sapevano trasformare quella che era la semplice necessità del cibo in una vera e propria arte.  Sono un esempio di questa verità i fiadoni, tortelli dolci fritti, morbidi e profumati, che si ispirano all’Oriente tanto caro ai mercanti dell’epoca.  I fiadoni fanno parte di una delle venti elaborate ricette  attribuite alla cucina di Giove, descritte nel Baldus,  poema cinquecentesco eroicomico di Teofilo Folengo, mantovano di nascita ma vissuto a Brescia, nel monastero benedettino di Sant’Eufemia, dove era subcellarius, ovvero amministratore.  Il poema costituito da diciassette libri  per l’esattezza, racconta le vicende epico-cavalleresche di Baldo, un popolano di origini illustri,      con l’animo battagliero e la testa piena di idee grandiose.   Folengo,  attraverso la descrizione delle sue  gesta pseudo cavalleresche, ci offre un ricco e gustoso repertorio della gastronomia dell’epoca  nell’area padana, e fa del cibo uno dei temi più importanti della sua opera.  Riferisce dei mirabilanti banchetti delle corti, così come della cucina del popolo, rustica e nostrana, ma non priva di leccornie.  Dimostra di conoscere bene i casoncelli, le mereconde e i fiadoni, appunto, una sorta di tortelli dolci ripieni, che erano considerati la specialità di Brescia, tanto che un altro autore del tempo Ortensio Lando, li cita in un suo commentario dell’epoca:

“capitando in Brescia…vi mangerai una vivanda detta in lor lingua fiadoni, belli da vedere, grati al gusto, odoriferi più che l’ambra e più che il muschio, morbidi al tatto, confortano il gusto e lo stomaco, danno vigore”

 fiadoni

Per circa 30 fiadoni

Per la sfoglia

250 g di farina 00

1 uovo

50 g di zucchero

30 g di acqua

1 bustina di zafferano sciolto in un po’ di liquido

1 cucchiaio da tè di olio di oliva

2 cucchiai di vino bianco

Sale

Per il ripieno

100 g di datteri

50 g di uva passa

70 g di pinoli

1 presa di cannella

Menta, maggiorana

Olio di semi di arachide per friggere

Zucchero a velo e cannella

Prepariamo la sfoglia: facciamo la fontana con la farina e il sale, inseriamo tutti gli altri ingredienti e iniziamo a mescolare.  Rovesciamo l’impasto sul piano di lavoro e impastiamo per circa 10 minuti, se l’impasto fosse poco lavorabile possiamo aggiungere altra acqua.  Poi copriamo con pellicola trasparente e lasciamo riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.  Nel frattempo prepariamo il ripieno tritando i datteri e l’uvetta precedentemente ammollata in un po’ di liquido a piacere, aggiungendo poi i pinoli, la cannella e le erbe tritate fini.  Riprendiamo l’impasto e tiriamo delle sfoglie molto sottili, se l’abbiamo, è meglio usare una macchinetta sfogliatrice.  Chiudiamo il ripieno in fazzoletti di pasta larghi 6×6 cm, oppure in  cerchi di 10 cm di diametro.  Chiudiamo bene e friggiamo in abbondante olio di semi, fino a doratura( ci vorranno all’incirca 4 minuti).  Scoliamo con una schiumarola su carta per fritti e una volta raffreddati li cospargiamo con dello zucchero a velo mescolato a poca cannella.

Buon fine settimana.

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