Ritorno alle radici

SCORZONERA

Nel mese di Gennaio tornare alle radici è molto semplice…ed economico.  Le riscopro e ne propongo due, quasi sconosciute, attraverso le ricette di un grandissimo Gualtiero Marchesi.

Scorzonera

E’ una radice robusta, carnosa, con polpa bianca e sapore amarognolo ma assai delicato.  Scegliamo radici dure al tatto e croccanti..  Per pulirle, a volte sono piene di terra, lasciamole a bagno in acqua fredda per un paio d’ore, poi raschiamole fino ad arrivare alla polpa.  Tagliamo le radici a pezzi e mettiamole in acqua e limone perchè anneriscono rapidamente.  Conserviamole in frigorifero, se sono fresche si mantengono intatte per 5 giorni.

Sedano rapa

Si chiama anche sedano di Verona ed è una radice tondeggiante, grinzosa con polpa bianca, tenera e molto aromatica.  Scegliamo sedani senza screpolature, duri al tatto, con ciuffi verdi e croccanti.  Chiudiamoli in sacchetti di carta e teniamoli in frigorifero dove si conservano per 3 giorni.

Carote

Forse le radici più conosciute, si trovano infatti tutto l’anno e adesso anche nella varietà viola.  Ma in questo mese preferiamo le carote piccole o medie, perchè le grandi hanno polpa legnosa.  Conserviamole nella parte meno fredda del frigorifero.  Si mantengono fresche per circa una settimana, oltre iniziano a diventare molli.

Topinambur

E’ molto glamour, fa tendenza.  E’ il tubero di una pianta spontanea e ha buccia rosso-violacea con molte gemme che sporgono.  Ha un sapore delicato molto simile a quello del carciofo.  Si può consumare sia crudo che cotto.  Per pulirlo stacchiamo le gemme con un coltellino e raschiamolo con un coltello.  Si conserva dentro un sacchetto di carta in frigorifero per molti giorni.

Sedano rapa al burro

Tempo di preparazione: 10 minuti

Tempo di cottura: 35 minuti

Per 4 persone

Mezzo chilo di sedano rapa

30 g di burro

Un cucchiaio di foglie di sedano tritate

Sale

Con un coltello affilato sbucciate il sedano rapa, quindi lavatelo e tagliatelo a fettine sottili, regolari.  Mettete in un tegame abbondante acqua leggermente salata, portate ad ebollizione e fatevi scottare per 5 minuti i pezzetti di sedano rapa, quindi scolateli e metteteli in una casseruola con il burro rosolato leggermente.  Fate cuocere per 30 minuti, fino a quando il sedano rapa sarà perfettamente dorato.  Salate leggermente, disponete i pezzetti di sedano sul piatto di servizio e cospargete con le foglie di sedano tritate.

Scorzonera al forno

Tempo di preparazione: un’ora

Tempo di cottura:  40 minuti

Per 4 persone

Circa 1 chilo di scorzonera

50 g di prosciutto crudo

50 g di burro

Il succo di mezzo limone

250 g di besciamella

Mezzo dado per brodo

1 cucchiaio di pane grattugiato

1 cucchiaio di formaggio grattugiato

Sale

Pepe

Pulite, raschiate e lavate la scorzonera, tagliatela a pezzetti lunghi circa 8 cm., se le radici sono molto grosse, dividetele a metà, eliminando l’eventuale parte legnosa al centro.  Mettete in una pentola abbondante acqua leggermente salata e acidulata con il succo di limone; ponete sul fuoco, portate ad ebollizione, tuffatevi la scorzonera e fatela cuocere molto al dente, quindi scolatela.  Tritate intanto il prosciutto crudo.  Fatelo soffriggere 5 minuti in una pirofila con il burro e sistemate nel recipiente la scorzonera; spolverizzatela con mezzo dado sbriciolato, un pizzico di pepe e terminate la cottura a fuoco medio, bagnando di tanto in tanto con qualche cucchiaio di acqua calda.  Versate quindi sulle radici oramai cotte la besciamella, livellate e spolverizzate la superfice con formaggio e pane grattugiato mescolati insieme.  Mettete a gratinare in forno già caldo a 190° C e servite.

In generale: se l’uso del burro ci spaventa, possiamo sostituirlo con l’olio; inoltre possiamo sostituire le radici usate nelle ricette del nostro “ grandissimo” con altre radici più conosciute.  Per eseguire le gratinature in forno ritengo davvero utile  una casseruola che possa andare direttamente  dal “ fuoco” al forno. Come la Quadra prodotta da Frabosk, dotata di  manico estraibile.  Da così

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Buona settimana!

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MAMA POTEI, GO FAT E HOCHEI!

che tradotto significa: mamma, ragazzi ho fatto gli zucchelli

La prima cosa che mi appunterete miei cari compaesani è il dialetto del titolo, la seconda sarà il modo in cui li ho fatti.  Non importa e mi giustifico dicendo che: ho una madre che scrive poesie in dialetto, ma in casa mia la lingua parlata era l’italiano, almeno con noi figli.  Mio padre e mia padre intercalavano ogni tanto secondo il gergo, ma molto raramente.  Quindi non so parlare il dialetto, non me ne vanto, si dia per certo.  C’è qualcuno disposto a darmi lezioni di dialetto aulico e vero?

Inoltrandomi nel bosco insidioso delle ricette lumezzanesi, insidioso perchè non c’è niente di scritto,  ho raccolto informazioni con il “lume” del mio naso, cercando di trametterle nel modo più fedele.   Così è successo per questa ricetta: l’ho carpita, prima ricordata e poi carpita, da una zia; mia mamma non ha mai fatto gli zucchelli- seconda giustificazione attraverso la quale possiate comprendere  qualsiasi libera reinterpretazione-.  Gli zucchelli sono una zuppa- minestra o una minestra- zuppa, anzi no : sono una crema.  Parto da una fotografia, l’unica che sono riuscita a scattare

zucchelli

un’amica ha notato che lo still-life è davvero orribile, ma la foto è stata una, in secula saeculorum, perchè gli zucchelli sono finiti, e subito…erano molto buoni.

Per 4 persone

500 g di zucca, solo la polpa

1 scatola di fagioli o fagioli secchi

Una presa di sale

Latte intero quanto basterà

Noce moscata, pepe

3 cucchiai rasi di farina

30 grammi di burro

Ho messo la zucca a lessare per circa mezz’ora, in circa 6 dita di acqua.  5 minuti prima della fine della cottura ho lavato i fagioli, che erano di Lamon, ma vanno bene i Borlotti e li ho uniti alla zucca.  Facciamo un passo indietro e torniamo ai fagioli.  Se sono secchi, bisogni metterli a bagna in acqua fredda per almeno 12 ore.  Poi si sciacquano e, considerato che il fagiolo cuoce in circa 1. 30 minuti, dobbiamo prima lessare i fagioli e dopo un ora unire la zucca e portarla a cottura.  Quando è tutto cotto e la zucca si lascia trafiggere con la punta di un coltello, togliamo due cucchiai di fagioli e li lasciamo da parte, andranno uniti alla fine.  Raccogliamo in un setaccio i faglioli e la zucca e li  passiamo sopra la loro acqua di cottura.  Regoliamo di sale e insaporiamo con la noce moscata; mescolando dovremo ottenere un minestra densa.  A questo punto allunghiamo con1 bicchiere di latte intero o più e riportiamo a bollore.  Mente bolle setacciamo sopra la minestra i cucchiaio di farina alla volta, mescolando con una frusta.  Dopo l’ultimo cucchiaio uniamo i fagioli che avremo lasciato da parte.  In tutto la minestra-zuppa-crema dovrà cuocere 10 minuti.  Togliamo dal fuoco e mantechiamo con il burro.  Si lascia leggermente intiepidire e si serve in questo modo: presa una scodella si versa all’interno un dito di latte intero molto freddo, poi con due cucchiai si versano gli zucchelli.  Provare per credere…io vi do un consiglio gourmet: invece del latte, versiamo panna liquida, freddissima.

Lumezzanesi e non, questa è una ricetta da provare, che devo definire evoluta.  Mi metto nei panni di questa intelligente massaia, o intelligenti massaie, che davanti ad una minestra di verdura troppo liquida abbiano ben pensato di “tirarla”, con della farina e del burro, proprio come farebbero dei cuochi professionisti.  Chapeau!

Buon fine settimana a tutti!

Forno & fantasia: la migliore pasticceria casalinga

I fascicoli Forno & fantasia  sono veramente completi.  Affrontano le tecniche e le mettono in pratica attraverso ottime ricette della tradizione o innovative, fotografate passaggio per passaggio.  Inoltre, in allegato, troviamo dei bellissimi stampi in silicone, indispensabili per ottenere il miglior risultato finale.   All’interno del fascicolo n° 2 una “couplet” indispensabile:  la spatola e il pennello

accessori

veramente utili sia in pasticceria che per cucinare.

Le tecniche: la pasta sfoglia rapida

Un’ottima resa, e il sapore del burro contraddistinguono questo tipo di sfogliata.  Il tempo, non moltissimo in verità e il freddo sono il segreto del  suo successo.  Differisce dalla sfoglia classica perché parte da un unico impasto, che ingloba gli stessi ingredienti della pasta sfoglia tradizionale nella quale inseriamo un panetto di burro e farina o semplicemente un panetto di burro.  A metà strada tra la brisèe e la sfoglia dunque.   Non ci sono particolari difficoltà di esecuzione, ma una sola condizione: un po’ di tempo.  Quindi teniamoci due ore libere e avremo la nostra sfoglia in buona quantità, da poterla congelare e usare per le nostre preparazioni dolci e salate.  Il gap tra la sfoglia rapida e la sfoglia tradizionale è quasi inesistente, per cui considero questa tecnica come il primo passo per poter  affrontare senza problemi l’esecuzione della sfoglia tradizionale.

Ingredienti

450 g di farina tenuta al freddo

1 cucchiaino di sale fine

275 g di burro molto freddo

300 ml di acqua ghiacciata

Farina per spolverizzare il piano di lavoro

Facciamo raffreddare gli ingredienti in frigorifero, assieme alla ciotola dove lavoreremo e a due spatole dure o due coltelli.  Setacciamo la farina e il sale, uniamo il burro spezzettato e l’acqua ghiacciata.  Non mescoliamo con le mani, ma usiamo le due spatole dure, o i due coltell, muoviamoli per tagliare il burro non troppo finemente e per accorpare l’impasto.  Poi lo raccogliamo a palla, lo ricopraimo con della carta forno o della pellicola  e lo mettiamo in frigorifero per mezz’ora.

Stendiamo l’impasto sul piano di lavoro, ben infarinato e ricaviamo un rettangolo largo 45 cm e lungo 15 cm.  Risulterà piuttosto grossolano, ma durante le piegature si affinerà. Pressiamo leggermente i lati del rettangolo piegato con il mattarello e mettiamo in frigorifero avvolto per 20 minuti.

Giriamo il rettangolo a 90° portando a sinistra il lato più lungo con la piega.  Ripetiamo l’operazione di piegatura a tre, sempre girando ‘impasto a 90° prima di tirarlo e piegarlo per 4 volte.  La pasta è pronta per essere utilizzata.  Se ne tagliamo un pezzo, osserviamo la stratificazione, non è così marcata come nella sfoglia tradizionale

strati

ma c’è e garantisce dopo la cottura questo risultato

pasta sfoglia

La ricetta: ventaglietti al mandarancio

ventaglietti

Preparo dei Ventaglietti, che possono essere tondeggianti prendendo il nome di prussiani o coeur de France, o dei veri e propi ventagli chiamati palmiers, ossia palme.  Ho messo una variante: la buccia fine di due mandaranci, ma potreste inserire della farina di frutta secca o altri aromi mescolati allo zucchero.  Una precisazione: per avere un’ottima caramellatura lo zucchero non dovrebbe essere meno di 1/3 del peso della pasta, quindi, ad esempio, per 250 g di pasta calcoliamo circa 75 g di zucchero, mentre la quantità degli aromi è a discrezione personale.

Per circa 50 ventaglietti

Preparazione: 25 min

Raffreddamento: 1 ora

Cottura : 10 minuti

Forno 200°C

Ingredienti

500 g di pasta sfoglia rapida o la stessa quantità di sfoglia pronta, rettangolare

150 g di zucchero

la buccia tritata sottile di 2 mandaranci

1 tuorlo battuto con poca acqua o latte freddi

Attrezzatura

spatola

Pennello da pasticceria

Cospargiamo il piano di lavoro di abbondante zucchero.  Ricaviamo un rettangolo regolare dalla pasta sfoglia, abbastanza spesso e lungo almeno 50 cm.  Mescoliamo, usando la spatola, dello zucchero con la buccia dei mandaranci  Spolverizziamo metà della pasta con lo zucchero miscelato all bucca e ripieghiamo a rettangolo.  Avvolgiamo nella carta forno e mettiamo in frigorifero per mezz’ora.

 Spolverizziamo nuovamente il piano di lavoro con altro zucchero neutro e stendiamo la pasta in un rettangolo lungo e sottile.  Rifiliamo bene i margini con un coltello affilato.  Ripieghiamo i bordi lunghi a libro in modo che si incontrino al centro e li sigilliamo pressando delicatamente il mattarello sopra la piega.  Ripieghiamoli ancora spolverizzando di zucchero miscelato e sigilliamo nuovamente con il matterello.  Poi pieghiamo definitivamente a metà e mettiamo in frigorifero per 30 minuti.

Scaldiamo il forno a 200° e usando un coltello affilato tagliamo dalla striscia di impasto delle fette spesse 5 mm.  Adagiamole sulla placca del forno ben distanziate.  Spenneliamo con il tuorlo battuto e cospargiamo con altro zucchero neutro.  Dopo circa otto minuti controlliamo: se la base dei dolcetti è già caramellata li giriamo e ultimiamo la cottura.  Usiamo la spatola per staccarli e li trasferiamo su una griglia a rafferddare.  Sone perfetti con un buon caffè.

In generale: credo che l’arte pasticciera sia frutto di osservazione metodica delle tecniche e di rispetto quasi ossessivo delle proporzioni degli ingredienti.  Inoltre devo ammettere che la pasticceria casalinga non può dare risultati senza l’aiuto di accessori adeguati.  Per cui il fascicolo ricco di spiegazioni e la novità dello stampo adatto in allegato siano un ottimo punto di partenza per tutti coloro che vogliono iniziare o perfezionarsi.  Buona esecuzione!

Stagione senza fine

frutta

Questa mattina dopo qualche giorno di pausa-spesa sono tornata al supermercato.  Ho notato un notevole incremento dell’olio di semi, ho notato che il porro , il  cavolo cinese e la verza  sono  in super-offerta, che il salmone ha  un prezzo quasi equo e che ti pagano  se metti i panettoni nel carrello.  Il mio occhio è poi caduto sulle frittelle e quindi ho dichiarato chiusa la stagione dei lievitati dei torroni  e delle mandorle pralinate e ho aperto ufficialmente quella dei fritti.   Quando non ho ancora  definito la dieta del dopo-libagioni, vedere queste cose mi pone l’anima in uno stato confusionale e allora tiro dritto verso il banco della verdura e della frutta: la mia stagione senza fine.   Rimettiamo tutto in ordine.    Così, come smonto l’albero di Natale, tolgo  gli addobbi e  ripongo le statuine del presepio, rimetto in sesto il   sistema digerente famigliare, e con le migliori intenzioni:  le zuppe e le minestre di verdura  mi aiuteranno.

Minestra di gramigna, fagioli rossi e zucca, al timo

Per 4 persone

2 scatole di fagioli rossi

220 g di polpa di zucca

1 carota

1 cipolla

Una costola di sedano

Un pizzico di cannella

Brodo vegetale o acqua

Olio extravergine di oliva

Sale

Lavo sbuccio e taglio le verdure a pezzi, lavo i fagioli in scatola, metto tutto in una casseruola con l’olio; scaldo brevemente senza soffriggere e verso circa 1,5 lt di brodo vegetale o anche solamente acqua.  Porto a cottura per circa 30 minuti.  5 minuti prima della fine cottura  aggiungo la gramigna e  la cannella. Regolo di sale e porto a cottura la pasta.  Servo la minestra ben calda con un filo di olio crudo, e foglioline di timo.

Caldo  verde, senza chorizo

Questa è una rivisitazione di una minestra portoghese, che prende il suo nome dal colore della verza tagliata sottile.  La versione classica prevede l’uso dello chorizo , salsiccia piccante stagionata, che preferisco evitare.

per 4 persone

4 patate

500 g di verza

Una cipolla

1 porro

1 spicchio di aglio

Un mazzetto di prezzemolo

4 cucchiai di  olio extravergine di oliva

Pulisco  il porro e la cipolla e li affetto abbastanza sottili.  Sbuccio e lavo le patate e le taglio a cubetti.  Soffriggo brevemente nell’olio il porro,  lo spicchio di aglio senza la buccia e la cipolla e unisco le patate.  Salo, mescolo,  verso 1,5 lt di acqua calda e faccio cuocere per 20 minuti.  Tolgo dal fuoco e frullo con il mixer ad immersione, fino a che la zuppa non diventa cremosa.  Pulisco la verza, elimino il torsolo,  la taglio molto sottile, la lavo con cura e la unisco alla crema di patate.  Rimetto sul fuoco e proseguo la cottura per altri 20 minuti.  Alla fine regolo di sale e insaporisco con una manciata di foglie di prezzemolo tritate.  Servo la zuppa ben  calda con del parmigiano.

In generale: non c’è miglior disintossicante dell’acqua, quindi cerchiamo di bere molto.  Mangiamo molto yogurt e molti legumi, carni bianche e pesce cotti al vapore o alla griglia, riserviamo qualche dolce e  il pane per la colazione.  Per i bambini e i ragazzi, valgono più o meno le stesse regole.  Se cerchiamo, almeno per una settimana, di tenere sempre ben pieno e colorato il portafrutta e nascondiamo ciò che rimane del Natale, ne guadagnerà in salute tutta la famiglia.

Buona settimana!

Biscotti Befanini

“la befana vien di notte,  con le scarpe tutte rotte…”

Ma vogliamo preparare dei biscotti per questa nonna generosa che vola sulla scopa.
Stanca, con le scarpe tutte rotte e sporca di fuligine, che posa la scopa e entra dal camino per riempire le calze appese  di doni e carbone dolce.
Allora  chiediamo alla mamma di aiutarci a farli: sono belli, colorati e buonissimi.

befanini

I befanini, ovvero i biscotti del 6 Gennaio

Per circa 30 biscotti

250 g di farina

150 g di zucchero semolato

70 g di burro a temperatura ambiente

1 uovo+1 tuorlo

La scorza di un arancia

Latte q.b

2 cucchiai di rum

1 cucchiaino di lievito per dolci

Confettini colorati

Tagliamo a dadini il burro.  Raduniamo in una terrina la farina, lo zucchero, l’uovo sbattuto, la scorza di arancia e il burro.  Mescoliamo, e uniamo un po’ alla volta il latte.  Aromatizziamo con il rum e rovesciamo l’impasto sul tavolo.  Impastiamo fino ad ottenere una palla, la copriamo con un telo e la lasciamo in frigorifero per almeno 30 minuti.  A questo punto stendiamo la pasta ad un altezza di 4 mm. Ricaviamo i biscotti con gli stampini; reimpastiamo lo scarto e ricaviamo altri biscotti fino a terminarlo. Spennelliamo i biscotti con il tuorlo sbattuto e li decoriamo con i confettini colorati o le momperiglie.  Sistemiamo i biscotti sopra la teglia rivestita con carta forno ben distanziati e cuociamo in forno statico per 18/minuti.  Ultimata la cottura li mettiamo a raffreddare su una griglia.

Succede che ogni tanto la Befana lasci del carbone.  Ma non preoccupatevi, è solo dolce.  Buona giornata a tutti!

Re per un giorno!

gallette

Gaspare Melchiorre e Baldassarre, i Re Magi,  sono da considerare  una via di mezzo tra le leggenda e la storia?
Molto di più, io credo.  Magi deriva dal greco magoi, che non ha il significato di mago, ma di sapiente; erano infatti astronomi e astrologi.

Sono quindi il simbolo della scienza,  dell’uomo  pensante; la tesi che dà valore all’ipotesi: noi seguiamo la stella e Lui sarà là, come previsto.  Non hanno fatto il minimo errore, questi uomini di buona volontà, che rappresentavano le tre tribù di Israele.  Hanno camminato per nove lunghi mesi e si sono inchinati per adorare un bambino povero, riconoscendolo come il Dio in terra, portandogli in dono i simboli delle cose che ogni uomo desidererebbe nelle sua vita terrena:  la ricchezza, la fama e l’immortalità.
Erode tentò di irretirli perché voleva sapere. Ma non seppe mai dov’era il Re dei Giudei,  perchè  la scienza dei Magi rese onore al bene e rinnegò il male.

Ai Re Magi e al loro lungo cammino – pare siano arrivati da Gesù il 13 Gennaio – sono dedicate molte specialità dolciarie in tutto il mondo.
Una tra queste mi affascina particolarmente, perché ben si adatta   all’alone di mistero e scoperta che circonda i tre Re delle festività natalizie: la gallette de rois.  Dolce tradizionale francese,  decreta re per un giorno colui che troverà il gingillo nascosto nel suo ripieno.  Ne esistono molte versioni, alcune di pasta lievitata; Io propongo quella ripiena di crema frangipane, nel cui interno ho nascosto una mandorla.

Per 8 persone

2 rotoli di pasta sfoglia

1 mandorla

1 tuorlo

1 cucchiaino da tè di panna fresca o latte

80 g di burro fuso

125 g di farina di mandorle

2 uova

100g di zucchero semolato

Stendiamo il primo rotolo di pasta sfoglia e lo inseriamo in una crostatiera di 26 cm di diametro, o in una tortiera rotonda.  Prepariamo il ripieno mescolando il burro, lo zucchero, la farina di mandorle e le uova.  Lo versiamo nel primo disco di sfoglia, nascondiamo il gingillo-oggetto da trovare e ricopriamo con il secondo disco, sul quale avremo prima evidenziato con un coltello dalla parte non tagliente dei disegni a piacere.  Solitamente si disegnano foglie, decori a spiga di pesce o delle losanghe, così come ho fatto io.  Chiudiamo bene i bordi e spennelliamo con il tuorlo miscelato alla panna o al latte.  Cuociamo in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti.

Chi troverà la mandorla sarà il Re. E che gli siano resi onori regali! Per tutto il giorno.

Avanzi di Capodanno

minestra

Le prime sono la metafora alimentare dei soldi. Gettarle è peccato doppio. Anzi, meglio sarebbe continuare a mangiarle, ché non si sa mai.
L’altro, che ormai va ben oltre la superficiale conoscenza, è di istituzionale tradizione.
Le lenticchie sono facilmente riciclabili, le frulli, le scaldi, le mangi. Ben più difficile.  sarà riutilizzare il cotechino, per colpa della percentuale di cotenna che, una volta fredda, diventa collosa rendendo impresa ardua perfino staccarlo dal piatto. E’ così vero? Sì.
E se è avanzata anche la polenta? Molto bene! Per voi miei cari lettori, una ricetta “diligente” che li comprende tutti e tre.
Auguri!!!

Minestra del Primogiornodellanno

Ingredienti: avanzo di lenticchie in umido, di cotechino, di polenta, sale e pepe, 1 cucchiaio di olio di oliva, 2 cucchiai di brandy

Tagliate la polenta e il cotechino a cubetti. Portate ad ebollizione l’acqua o il brodo vegetale, aggiungete le lenticchie e cuocete per 2/3 minuti (è sufficiente scaldarle). Versate l’olio in una padella antiaderente, aggiungete il cotechino tagliato a cubetti e sfumate con il brandy.  Di seguito unite i cubetti di polenta e lasciate ben rosolare il tutto. Una volta cotte le lenticchie regolate di sale e pepe e  frullate fino a rendere cremose. Servite la minestra mettendo al centro del piatto la polenta e il cotechino ben caldi. In mancanza della polenta, potete utilizzare dei crostini di pane.

Canederli del primo giorno dell’anno

canederli

Avanzi di cotechino, circa 2 fette
Brodo vegetale o acqua
70 gr di mollica di pane raffermo
2 cucchiai di grana
1 cucchiaio di prezzemolo
2 o 3 cucchiai di pane grattato
1 uovo
Bagnamo il pane nel brodo vegetale o nell’acqua calda e lo strizziamo. Lo mettiamo in una ciotola assieme alle lenticchie, le fette di cotechino tagliate a piccolissimi pezzi. Uniamo, il pane grattugiato, il grana grattugiato, il prezzemolo , l’uovo e mescoliamo con una forchetta. Impastiamo a piene mani per amalgamare perfettamente gli ingredienti e formiamo delle palline grandi come una noce. Lessiamo i canederli in abbondante acqua salata e cuociamo contando tre minuti da quando saliranno in superficie. Serviamo con olio crudo o sugo di pomodoro. Possiamo anche cuocerli in brodo di carne e servili come minestra.
Buon 1 gennaio 2013 a tutti. Siete scivolati bene nell’anno Nuovo?