Il bell’Abruzzo

L’Abruzzo è un cielo infinito, un sole già schietto che riempie i campi, alte montagne ancora innevate, dolci colline, alberi in fiore, orti verdi e ordinati e un mare azzurro, che se  vai in treno ti sembra di prenderlo in mano. E’ una campagna  resa fertile da gente operosa, che spesso la coltiva per passione tramandata e non per lavoro. E’ case basse, è grandi alberghi in riva a un lungomare bellissimo, larghe e lunghe spiagge con gli aquiloni, è antico e nuovo in armonica fusione.

Pescara

Ci sono andata, e finalmente, che mi aspettavano da tanto, con le mie figlie. Sono stata ospite della bella famiglia di Lorenzo, che è il fidanzato di Caterina,  e i suoi “vedrai mamma…” sono diventati i miei “ho visto”: tutto come mi era stato descritto. Ho passato due giorni in completo relax, tra gente che mi si è mostrata amica senza conoscermi. Gli abruzzesi sono forti e gentili, innamorati della propria terra, che spesso devono lasciare; sono dignitosi nel dolore, così come ci hanno dimostrato dopo la tragedia del terremoto e, consci che c’è ancora molto da fare, continuano instancabili. Grazie ancora, per avermi fatto godere in affettuosa compagnia del buon cibo genuino, di quel “tutto fatto in casa” ormai quasi introvabile. Dall’ottimo olio, al vino, dal tacchino al pollo ruspante, dagli arrosticini alla salsiccia di fegato, dalla marmellata di uva nera alle neole, per non parlare delle giuncate e dei pecorini; di quel buon cibo che fa famiglia, attorno ad un grande tavolo, dove è sempre possibile aggiungere un posto(mai come lì i contenuti di Mamma, che buono! hanno avuto conferma).

Tutto davvero speciale, ma una quasi corale autocritica: noi non siamo capaci di valorizzare i nostri prodotti. La mia risposta: se un giorno potrò mi piacerà aiutarvi a farlo. Per ora posso iniziare pubblicando due squisite ricette di cucina della tradizione povera, ma molto nobile,  tratte da un libro che mi è stato regalato da Paola e Antonella dell’Edicolè di Chieti.  Le ho cucinate con veri prodotti abruzzesi: i ceci del contadino e la marmellata di uva nera di Laide. Voi potrete eseguirle comunque, pensando  che il bell’Abruzzo non è poi così lontano.

Zuppa di ceci

zuppa di ceci

Per 6 persone

800 g di ceci secchi

6 cucchiai di olio

2 gambi di sedano

4 carote

200 g di polpa di pomodoro

1 spicchio di aglio

La sera prima mettere i ceci ad ammollare in acqua fredda e un cucchiaino di bicarbonato. Il giorno dopo risciacquarli  e metterli in una pentola con acqua fredda che li ricopra per oltre metà e far cuocere 1 ora abbondante dall’ebollizione. Scolarli e conservare l’acqua di cottura. In una casseruola soffriggere l’aglio, l’olio aggiungere i ceci mescolare per insaporire, aggiungere le altre verdure, dopo averle pulite e tagliete a piccoli pezzi e prolungare la cottura per altri 30 minuti, aggiungendo l’acqua di cottura per ottenere una densità a piacere, regolare di sale e pepe alla fine della cottura. Servire ben calda, con olio crudo e pane abbrustolito serviti a parte.

Bocconetti chietini

Per circa 10 bocconetti

Ci serviranno o stampini a appositi che hanno il bordo festonato o stampi da muffin

Per la pasta

250 g di farina 00

150 g di burro

Un pizzico di sale

100 g di zucchero

1 uovo intero e un tuorlo

Per il ripieno

Farina di mandorle tostata 150 g

50 g di cacao amaro

70 g di zucchero

Scorza di limone

Un pizzico di cannella

Mosto cotto, in mancanza: 1 cucchiaio di liquore dolce a piacere e 4 cucchiai di marmellata di ciliegie o di uva nera

Per servire

Zucchero a velo

Prepariamo la pasta: ammorbidiamo il burro, aggiungiamo lo zucchero e senza montare lo amalgamiamo al burro. Aggiungiamo le uova fredde e leggermente battute, poi la farina. Amalgamiamo quel tanto che basta a formare una palla e lasciamo riposare coperto in frigorifero per almeno 30 minuti. Prepariamo il ripieno: mettiamo in una ciotola la farina di mandorle, un pizzico di sale, lo zucchero il cacao il liquore, la scorza del limone la cannella e la confettura. Con l’aiuto di una forchetta amalgamiamo fino ad avere un impasto della consistenza di una marmellata. Imburriamo gli stampini, ne ricopriamo il fondo, versiamo il ripieno e lo livelliamo leggermente.  Impastiamo i ritagli e sagomiamo dei dischetti per fare i coperchi. Adagiamo sulle basi riempite cercando di chiuderli molto bene. Prima di infornare pratichiamo con uno stecchino un piccolo buco al centro del coperchio affinché la superficie non si alzi andando a deformare il dolcetto. Cuociamo in forno a 170 °C per 25 minuti. Appena saranno raffreddati togliamoli dagli stampini e li serviamo cosparsi con lo zucchero a velo.

Balsamo dell’amore

Questa è una ricetta di bevanda tratta da una piccola sezione dedicata alle ricette afrodisiache dei duchi di Acquaviva. Il Duca Antonio, siamo in pieno Rinascimento,  era solito farle preparare per i suoi ospiti, credo   per  monitorarne poi gli effetti. In mezzo ad un contesto di ricette che mi piace  definire ruspanti e genuine, trovare questo simil- preziosismo mi ha fatto sorridere e notare come la buona performance amorosa abbia da sempre avuto la sua importanza.

Porre in un recipiente con mezzo litro di acqua 25 bacche di mirto, 20 g di anice, 20 g di carota, 15 g di zafferano aquilano, 50 datteri secchi e 4 tuorli d’uovo. Lasciare scaldare il tutto per circa mezz’ora a fuoco moderato e unirvi 50 g di miele purissimo. Lasciar macerare 24 ore prima dell’uso.

Un grazie particolare va a Mariapaola Pennetta, a Rita La Rovere, a Paola e Antonella di Edicolè, a Francesca di Feltrinelli, a Mariano e Lorenzo Cilli e a tutti quelli che si sono prestati per accogliere Mamma ,che buono!. Ancora grazie a Piero e Laide Cilli  per il  loro affetto e per le loro cose buone, che ci hanno fatto sentire a casa; alle amiche di Caterina belle e care come il sole d’Abruzzo; al caro Enrico per le ferratelle  speciali, a Paride per il vino dolce. Se poi, travolta dalla gentilezza, mi fossi dimenticata di qualcuno, chiedo venia, cercherò di porre rimedio al mio ritorno, perché è sicuro che tornerò presto.

Felice giornata!

Le ricette sono tratte da LA CUCINA ABRUZZESE, di Luigi Bracilli-Adelmo Polla Edit

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