Quel giorno che Dio

Quel giorno Dio si alzò presto come al solito. Si sedette sul letto, infilò le ciabatte, si sgranchì, e si passò la mano sulla lunga, argentea barba. Si sollevò  e si diresse piano verso una delle sue tante finestre per sbirciare il mondo, il suo mondo . Lo vide sotto la luce improvvisa del sole nuovo  e se ne compiacque. Aveva fatto un ottimo lavoro; questo, tra i suoi mondi, era quello venuto meglio.
Non aveva dormito , forse per la troppa stanchezza: tutto in sette giorni; tanto che quel mondo fantasioso e colorato lo aveva messo a dura prova.  Una buona colazione da Dio sarebbe servita a ristorarlo o almeno così sperava.
Guardando la tazza del caffè fumante pensava alla strana sensazione che avvertiva da qualche tempo, proprio dalla creazione di quel mondo , che lo inquietava, lo estraniava da sé per avvicinarlo, e molto, a quella che aveva chiamato condizione umana. Ma  non sempre. Di più all’imbrunire o quando albeggiava.
Questa cognizione nuova lo preoccupava, poiché lui era Dio e non poteva avvertire debolezze da uomo. Che fosse simile a quella che lui aveva chiamato paura della morte? Non sapeva, mai l’aveva provata, era immortale. Di fatto gli sembrava di diventare piccolo, piccolissimo,  indifeso, abbandonato e solo.
Per rimuovere il pensiero decise di scendere nel giardino terrestre dove camminando avrebbe potuto osservare, deliziandosene, le sue creature.
Mentre passeggiava alzava le mani per toccare frutti colorati, accarezzava i tronchi, smuoveva l’erba tenera e sentiva rumori che diventavano armonie.
Poi  il suo sguardo, che si posava su ogni vita, cadde su un bellissimo fiore di cui non ricordava il nome. Era forse una rosa? La raccolse e sentì che era come di velluto, morbida e profumata e non poté  fare a meno di infilare il naso tra quei petali. Inspirò a fondo e avvertì molto similmente ciò che aveva nominato pace interiore. Immediatamente il mondo gli sembrò ancora più bello di come l’aveva fatto: questa creazione era stata una fatica ,ma fosse anche solo per questa pace ne era valsa la pena.
Alzò la testa si guardò attorno e allora capì. Capì che doveva inventare, non creare, che tutto era già stato creato. Inventare chi gli ridesse quella pace; che non lo volesse perfetto ma  che lo accettasse per il Dio che era; che gli curasse le ferite del cuore; che gli alleviasse la solitudine.
Così prese  l’odore buono del vento del mattino, la forza delle querce, la tenerezza dell’erba appena nata, la bellezza della rosa e mise tutto assieme in un forte abbraccio.
E fu così, che in quello stesso giorno, Dio inventò chiamandolo con un nome dal suono dolce, dal quale ne sarebbero potuti scaturire tutti gli altri, il suo più bel regalo d’amore: la mamma.
Si racconta che da quando ebbe quella sua se pur umana intuizione,  da quel momento preciso del suo tempo che era eterno, non si sentì mai più da solo.       

Torta per la mamma con rose vere

Le rose servono per la decorazione, assicuratevi che non siano state contaminate da insetticidi.

Stampo da ciambella diametro 24 cm.

4 uova

200 g di zucchero semolato

250 g di farina

½ bustina di lievito

Il succo di un limone+ la buccia

1 pizzico di sale

1 cucchiaio di limoncello o altro liquore dolce

Per decorare: alcuni boccioli di rosa, un nastro, zucchero a velo

In una ciotola grande montiamo a lungo le uova con lo zucchero e il sale fino a che non si triplicheranno. Senza smettere di montare uniamo il burro molto morbido il liquore la buccia del limone e il succo. Setacciamo sul composto la farina setacciata con il lievito e lo versiamo nello stampo ben imburrato e infarinato. Inforniamo a 180°C per 40 minuti. Una volta cotto il dolce lo sformiamo su una gratella e raffreddare. Mettiamo le rose nel foro, assieme a qualche foglia,  cingiamo con il nastro e cospargiamo con poco zucchero a velo anche i fiori.

Cuore del mio cuore: frollini per la mamma

cuore del mio cuore

Stampini  per biscotti a cuore

225 g di burro

135 g di zucchero

6 g di lievito

40 g di tuorli

300 g di farina 00

35 g di fecola

35 g di farina di mais finissima tipo fioretto

1 bacca di vaniglia o 6 gocce di estratto

1 presa di sale

Setacciamo in una ciotola le farine il lievito e il sale. Aggiungiamo il burro tagliato a pezzetti e lo amalgamiamo con la punta delle dita alla farina, secondo il metodo sablage. Montiamo le uova con lo zucchero dopo aver unito la vaniglia e le amalgamiamo alla farina con l’aiuto di una forchetta. Poi impastiamo rapidamente per formare un rettangolo che mettere in frigorifero per almeno mezz’ora. Trascorso il tempo, riprendiamo la pasta la stendiamo ad un altezza di circa 3 mm. E formiamo i biscotti. Cuociamo in forno con il coperchio in fessura e la placca a metà per 15 minuti circa o fino a coloritura. Una bella idea potrebbe essere quella di intingere metà biscotto nel cioccolato bianco sciolto a bagnomaria con un po’ di latte o panna.

Festeggiamo la mamma che tutte le donne, anche se non sono madri,  portano dentro. Buona festa della Mamma!

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