La belle histoire di una scatoletta di mais

Giaceva al limite della sua scadenza nei meandri della dispensa; sostava dimenticata.
Molto aveva visto passare: aveva convissuto con giganti, condiviso la sua neutralità con l’invadenza delle sardine. Lì, davanti a lei, troneggiava l’olio, urlavano i sottaceti, sgomitava lo zucchero, pontificava il caffè.
Non sopportava questo bailamme; se ne stava rincantucciata nell’angolo in fondo, nel suo piccolo mondo fatto di ricordi, che non andavano al di là di un campo immenso e soleggiato. Ogni tanto scambiava giusto due parole con i cannellini, sussurrava alle farine, ma si esternava sempre più raramente, triste e consapevole della sua sorte: sarebbe  finita nella spazzatura. Venivano tutti prima, tutti avanti che si facevano largo. Scatolette e vetri, barattoli e tubetti, sacchetti e blister erano pronti ai loro destini di gloria. Per lei niente.
La consolava la senape di Digione, con quella sue egrre tutta arrotata,- vedgrai, avgrai anche tu  la tua bell’histoire…-, – mais oui, mon petit, bien sur!- asseriva severo il paté, che non voleva proprio adattarsi alla lingua.
Poi, in un giorno che le pareva il più lungo di tutti, avvertì come se attorno le si stesse facendo il vuoto; percepì un  alito leggero di vento improvviso che la sfiorava. Non era vento, era il tocco di una mano leggera e verde. Strano il colore di quella mano… uno scatto rapido ed era fuori, fuori anche lei.
La mano verde la girò sottosopra, poi la  riprese e la rimise a posto, ma non nello stesso. Non nell’angolo, questa volta. La sua piccola,  tondeggiante figura ora si stagliava davanti a tutto e pareva enorme. Ora, veniva perfino prima del tonno, che si vantava sempre, perché contava il numero massimo di “andirivieni”; superava di molto la maionese, che si autocelebrava da un mese, dopo quell’aragosta in bellavista.
Era arrivato. Alla fine era arrivato anche per lei il momento di una  belle histoire. E la sorpresa fu che la sua belle histoire non fu la solita di quelli del suo casato: nel freddo di un insalata o nel caldo troppo umido di una zuppa. Niente di tutto ciò.
La mano leggera le aveva riservato un posto insolito e speciale dentro una dolce ciambella.

ciambella

Ciambella al mais dolce 

120 g di farina di mais fine

120 g di farina 00

2 uova

100 g di zucchero semolato

Un pizzico di sale

2 cucchiaini di lievito

150 g di mais sgocciolato e sciacquato

3 dl di latte

1 cucchiaio di zucchero

La  buccia di mezza arancia grattugiata

60 g di gocce di cioccolato

Granella di zucchero per decorare

Mettiamo a bollire il latte con il mais, la buccia di arancia, il cucchiaio di zucchero e lasciamo cuocere per 10 minuti. Con l’aiuto del frustino elettrico montiamo le uova con i 100 g di zucchero e il sale fino a che non raddoppieranno il loro volume. Setacciamo le farine con il lievito, sciogliamo il burro a bagnomaria e li inseriamo alternativamente sempre azionando il frustino a bassa velocità nelle uova montate.  Uniamo per ultimi il mais e il latte di cottura ormai raffreddati, poi le gocce di cioccolato. Vuotiamo l’impasto in una ciambelliera del diametro di 20 cm. Distribuiamo lo zucchero granella e inforniamo a 170 ° per 40 minuti. Una volta cotta,  la lasciamo raffreddare per almeno 30 minuti prima di toglierla dallo stampo.

Mi piace infinitamente animare le cose. Mi dovete perdonare.

Buona giornata!

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