Mai dire blanquette: lo spezzatino di un single d’Estate

Blanquette, blanquette, blanscet…che suono dolce da pronunciare. Una parola che potremmo ripetere per diciotto volte di seguito senza stancarci di farlo. Diversamente accade per fagioli con le cotiche, trippa, brasato, che non hanno di certo nomi da potersi confondere con quello di amabili fanciulle. Ma  è un dato di fatto: a nessuno degli amici di calcetto del signor Negri era dato sapere che, quel nome, apparteneva a pezzettini di carne di vitello piuttosto che a un “tocco” di figliola.

Mai dire blanquette…

Non ci chiediamo perché cento affluenti diversi possano gettarsi in un unico mare e così, nello stesso identico modo, come diversi pensieri possano sfociare in un unica comune considerazione: da lui non me l’aspettavo…Perché questo fu il pensiero che accumunò i compagni di calcetto, nell’attimo stesso in cui le sacche volavano nei bauli, e il Mario disse:” Domani siete tutti a casa mia. C’è la blanscet…portate da bere”; in un tono che per il senso comune echeggiava  trionfale e vanaglorioso, ma che per il senso del Mario suonava tra lo speranzoso e l’entusiasta, niente di più.
Di lui, del Mario Negri, detto Mario, marito e padre esemplare, tutto avrebbero potuto pensare, ma non che fosse anch’egli caduto preda della fatidica crisi di mezza età, portandosi in casa i soliti, bassi risultati. Da lui: mai una battuta, nemmeno un’ occhiata…, che tutti s’era maschi e su certe cose si poteva scherzare. E, se in quel momento ci fossero stati cento occhi, tutti e cento avrebbero guardato nella stessa direzione e cioè verso gli occhi stessi, perché la domanda, il quesito di quella sera estiva fu uno e uno per tutti: chi è quella lì?
La signora Cecilia, moglie del Negri, come ogni anno, si trasferiva con i figlioli, in una piccola casa a Varazze non appena la scuola finiva, e il Mario, ogni Venerdì, chiudeva la saracinesca della carrozzeria che diventava in un colpo leggerissima, per raggiungerli e prendersi qualche ora di riposo al mare.
Le sere della sua “singletudine” il Negri le trascorreva tra una capatina al bar Stardo, tra chiacchere, carte e strategie del calcetto; e le partite, ogni tanto. All’inizio era stata dura, ché, se anche ai bambini il mare faceva tanto bene, la sua donna gli mancava. Ora s’era ormai abituato alle Estati da single, ai Venerdì sera rumorosi e accoglienti, anzi, come diceva lei, sembrava di tornare ai vecchi tempi: “noi, qui, si fa come i fidanzatini  …”, e poi, come diventava bella al mare la sua Ceci.
Quando rientrava dal lavoro la chiamava, sentiva i ragazzi. Poi la cena, un po’ di pulizia- che quella santa donna al suo ritorno non poteva sfiancarsi di lavori- e a nanna, ricordando teneri baci. Guardava sdolcinato con l’occhio  semiaperto l’altro cuscino: due, tre tenere pacchette sulla fodera candida, una preghiera, e cadeva nel suo sonno più giusto che profondo.
Si dice che quella mattina il gossip corresse sul filo dei messaggi: ma, che: ci vai?… non me la voglio perdere questa, se la Cecilia lo sapesse…ma diamine! lui, che ha fatto di tutto per salvare il mio matrimonio, e poi?…cosa portiamo? ma sarà francese? certo che se lo fa lui, lo posso fare anch’io…
La giornata del Mario invece fu laboriosa ma tranquilla, tra il rumore delle lucidature e le tute candide dei suoi aiuti .La “premiata Carrozzeria Negri” era il suo vanto,  il suo decoro, il suo dovere di buon figlio verso un padre nato povero, come del resto quasi tutti i padri, che aveva mangiato pane e lavoro per lui. Se un auto entrava, doveva uscire da lì  bella, fiammante, lucida e compatta come una signora dopo un  giorno di SPA.
Era dalla mattina che pregustava la serata a casa sua con gli amici. Si immaginava le risate, le battute. Tanto che spesso gli saliva una lieve frenesia, tale da provocargli un insieme di sensazioni piacevoli cui non sapeva dare il nome giusto, ma che chiunque conoscesse a fondo l’animo umano, avrebbe potuto definire semplicemente: afflusso di serenità.
La sua Cecilia , come ogni anno, gli aveva riempito il freezer di derrate, scatole, sacchetti, scatoline e teneri biglietti: questo mangialo subito, mangialo con…, poi cuori , fiorellini e via scrivendo. Lei, sempre amata e sempre di più, non finiva mai di stupirlo:” questa è la blanquette, si dice blanscet che è un piatto della Francia, per gli amici se li vuoi invitare, devi solo bollire il riso e darglielo assieme, dietro le tazze ho messo un biglietto  per loro. La tua abbronzatissima. P.s. dagli anche il tiramisù”. Che donna splendida!
Quando il Mario apri la porta aveva più che l’aspetto dell’allegro fedifrago estivo, quello di uno stanco carrozziere simile a una casalinga dell’ultima ora: il grembiule a quadretti rossi, messo su alla bell’e meglio, una mano mezza bagnata e l’altra con lo strofinaccio da cucina; il capello ruspante, la barba incolta dei frettolosi. Notò un non so che di strano nell”avanzare incerto e circospetto dei suo amici di bar e calcetto, un misterioso e guardingo volgere contemporaneamente gli occhi verso la stessa direzione, allungare i colli come galline,  guardare sopra sotto, dentro fuori, a destra e a sinistra, in lungo e in largo,  come periscopi, come se lì non ci fossero mai stati…
“beh…dov’è?” esordì il più coraggioso, lo stesso che si teneva in punta di lingua da un giorno intero un bel “lisciabbusso” per lui, il fintone, e per lei, la donna incriminata, la sfascia unioni oneste.
“ma dov’è chi”
” la bianchina, la blascietta, la bianchetta o come si chiama quella brutta lì…”
” è in tavola, spero sia calda, appena tolta dal micro…la Cecilia mi ha detto di darvela col riso bollito, datemi la roba da bere che l’appoggio qua. C’è anche il tiramisù e un biglietto per voi dalla mia Ceci…”.
Scese un silenzio tombale. E se, di nuovo, in quel momento, ci fossero stati cento occhi, tutti avrebbero guardato nella stessa direzione e cioè negli occhi stessi, perché quella sera la risposta al quesito dell’altra (sera) fu, una , una sola per tutti: che cosa siamo andati a pensare…
Inutile dire che attorno a quella tavola apparecchiata, ai vuoti delle birre che crescevano, ai piatti resi quasi intonsi dalle scarpette, il quadro, che nel corso della giornata, aveva assunto tinte sempre più fosche e tetre come l’urlo di Munch: il Mario che scappava e l’amante francese dietro, che tentava di togliergli anche gli ultimi brandelli dei vestiti. La Ceci: magra e inconsolabile e i ragazzi sparsi e dediti a sostanze-, stava ormai dissolvendo le sue inquietanti pennellate, in un più pacato, solare e tranquillo coup de pinceau ; confermando una pacifica ed educativa realtà: il Negri ,marito devoto di una donna delicata e deliziosamente formosa, padre esemplare di quei quattro maschietti studiosi, nonchè amico fedele e divertente.
Sulla tovaglia, pandant con il grembiule del casalingo, campeggiava il biglietto ” Godetevi la blanchette e la serata, saluti a voi e a tutte le vostre signore. Cecilia Negri”.
Era molto tardi quando salirono nell’ascensore che sapeva di fumo, di blanchette e di caldo. Era solo perché erano costretti in uno spazio angusto che riuscivano e sostenersi:  la serata se l’erano ben goduta e bevuta. Se c’era stato un basso malinteso, non era stata colpa di nessuno, perché nonostante tutto, nessuno può sapere di tutto.  E fu in quel momento, nello stesso medesimo istante- tutti se l’aspettavano ma nessuno aveva voluto dirlo per primo- che, per un moto  di implicito rispetto e di grata meraviglia originati dalla considerazione di avere una vita tutto sommato serena, nacque all’unisono un pensiero, e all’unisono sfociò nelle sole e vere parole che potevano dirsi, stretti in quel tubo di afa :” Ah, che gran cuoca la Cecilia!”.

Rosita Ghidini Bosco

Blanchette in salsa delicata allo yogurt

blanchette

per 4 persone

occorrenti: sacchetto per alimenti, casseruola, spago da cucina o filo di cotone, pentolino

tempo di preparazione 20 minuti, esclusa la cottura

ingredienti : 600 g di carne di vitello per spezzatini (spalla, biancostato), 1 porro, 1 carota, 5 cucchiai di olio di oliva, 1/2 bicchiere di vino bianco, brodo di carne, 2 chiodi di garofano, rosmarino,  maggiorana,  4 cucchiai  di yogurt intero, 1 cucchiaio di panna fresca(facoltativo), erba cipollina per servire, sale e pepe.

Infariniamo la carne inserendola con la farina nel sacchetto per alimenti e scuotendolo e la rosoliamo nell’olio caldo su tutti i lati, sfumiamo con il vino, e aggiungiamo brodo fino a coprirla. Uniamo anche le verdure tagliate a piccoli cubi, e il mazzetto di erbe aromatiche ben legato. Proseguiamo la cottura per 1 ora e 30 minuti. Durante la cottura assaggiamo il sugo per regolare di sale e pepe. In un pentolino scaldiamo lo yogurt con la panna e mezzo bicchiere di sugo della carne. Togliamo la carne cotta dalla casseruola la sistemiamo in un piatto, la nappiamo con la salsa e serviamo.  E’ ottima accompagnata a del riso bianco semplicemente bollito, o a del risotto alla parmigiana. In alternativa al vitello possiamo usare del tacchino o del pollo. In versione originale, la blanchette prevede una salsa legata a base di tuorli. Per ottenerla si sbattono 2 rossi d’uovo con 100 g di panna fresca e del vino bianco o succo di limone, va fatta cuocere a fuoco lentissimo fino a che non si addensa. Ho preferito evitare i tuorli per renderla più leggera, ma lascio a voi la scelta.

Se siete passati direttamente alla ricetta senza leggere il racconto non posso che comprendervi. Chiudo con sommari consigli su come lasciare i vostri single d’Estate  forse un po’ tristi, ma almeno sazi.

Gli alimenti che vanno nel congelatore devono essere o già congelati o freschi.   Se si sono scongelati vanno consumati entro le ventiquattro ore successive. Un alimento fresco va stoccato in appositi contenitori su cui poter apporre la data di inizio del congelamento, in porzioni piccole, così da rendere più veloce lo scongelamento e il consumo.  E’ importante non ricongelare mai i cibi. Facciamo attenzione anche al pane che acquisteremo al supermercato: gran parte di esso viene prodotto con pasta decongelata.  Congeliamo i cibi ,subito dopo l’acquisto e i cibi cotti solo quando si sono raffreddati.

Cosa si può congelare: tutte le verdure, dopo averle lavate e se necessario sbollentate brevemente; carne e pesce, sia crudi che cotti; primi piatti, formaggio grattugiato, formaggi a pasta dura; sughi, pane e pasta fresca e le erbe aromatiche.

Cosa non si può congelare: frutta e verdura crude al alto contenuto acquoso: pomodoro, insalata, e salse a base di uova.

Come scongelare: sono richiesti alcuni accorgimenti, non solo per preservare il gusto degli alimenti ma per garantirne la sicurezza. Lo scongelamento igienicamente più sicuro avviene in frigorifero o nel forno a microonde. Possono essere scongelati a temperatura ambiente i dolci secchi e il pane.

Buona giornata!

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