Tutto quello che avremmo voluto sapere sul cotechino e che io ho osato chiedergli

Si lessa, si taglia, si serve. Detto così, pare essenziale, non ci possono essere dubbi. Ma poiché, come spesso accade, ciò che è essenziale non è scevro da complicanze, cucinare il cotechino non è così facile e può nascondere insidie.
Per questo sto lessando appositamente un cotechino. Per togliermi e togliervi ogni dubbio. Perché si sa: di salami ce ne sono molti, di cotechino ce n’è uno e di modi per cucinarlo ce ne sono almeno trentuno: difficile orientarsi!
In questa Babele dovrà pur sussistere una regola, una severa direttiva che ci faccia superare il Capodanno in “perfetto cotechino”.
Ebbene, il detta-regole  è sempre il mio macellaio. Tra me e lui c’è un valido scambio di informazioni. Pratica e teoria, nell’ordine così scritto, si incontrano, se non c’è nessuno in negozio. Suvvia, non siate maliziosi! Son faccende di carne queste, non carnali.
Io gli dico che il cotechino è probabilmente il più antico degli insaccati e che viene prima dello zampone. Ancora, che tra di loro c’è una differenza che non sta tanto nel contenuto quanto nell’involucro: se  Il cotechino e costretto nel budello, lo zampone lo è nella pelle della zampa. Mi risponde che questo lo sapeva, perché i cotechini e gli zamponi li “fabbrica”.
Oso chiedergli : “E come li fabbrica?”.  Scende il silenzio…Vige un segreto.
Salto l’ostacolo e gli chiedo se è meglio avvolgerlo durante la cottura. Lui mi guarda e scuote la testa, già so in che tono ribatterà.
Poi la domanda clou, quella vera e necessaria, che ognuno gli farà nell’acquistarlo: “In quanto tempo, sarà cotto?”. “Meglio un po’ di più che un po’ di meno”, risponde. Ha ragione, niente è peggio di un cotechino crudo. Ottima idea invece, se è stracotto, quella di servirlo con il cucchiaio. Sostiene, quindi, che ci vogliono tre ore almeno e la metà del tempo nella pentola a pressione.
Gli dico che il grande Pellegrino Artusi ha inventato la prima ricetta “complicata”: il cotechino fasciato, messo a cuocere in padella avvolto in una grande bistecca.
Lui mi guarda e pare sollevato che un gentile signore abbia varcato la soglia, poi risponde candido come il suo grembiule: “Ma serviva?”.

Cotechino lesso

cotechino 

Per 4 persone

Ingredienti:  1 cotechino di circa 800 g di peso
Occorrenti: 1 casseruola capiente, carta da forno un canovaccio pulitissimo
Tempo di preparazione: 3 ore per ogni chilogrammo

Per prima cosa bucate il budello in vari punti con uno stecchino per fare in modo che non si rompa. Non è fondamentale visto che lo si separa dall’acqua, ma in questo modo il budello si toglierà più facilmente. Lo si avvolge poi in un canovaccio pulito, pulitissimo e non profumato di detersivo. Se tutti i vostri strofinacci profumano, usate della carta da forno. Quindi avvolgete molto bene nell’involucro  scelto e mettetelo in una casseruola piena di acqua fredda fino a ricoprirlo completamente. Appena l’acqua inizia a bollire abbassate la fiamma e coprite la casseruola. Cuocete il cotechino per 3 ore ogni chilo di peso. Una volta cotto, togliete il budello e tagliate il cotechino a fette spesse. Mettetelo in un piatto con il contorno che preferite.

Avrei potuto scegliere una ricetta ben più complicata, ma ho scelto la base. Ringrazio comunque il mio criptico macellaio che mi ha fatto capire che un buon cotechino è solo una questione di tempo  e pazienza sia per me che per lui.

Auguri!
E domani sarà l’ultimo giorno dell’anno, l’ultima pagina dell’agenda. Anno nuovo e nuovi programmi. Vi ringrazio per l’anno trascorso insieme e auguro a tutti un cuore grande, una testa ferma e un fisico perfetto, per almeno tutti i prossimi trecentosessantacinque giorni.

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Malfatti di zucca in crema al bagoss

malfatti di zucca

Acquistare una zucca intera è un modo, ed è il mio.Nessuno vi vieta di comperare zucca a pezzi, addirittura già tagliata e privata di quelli che vengono definiti scarti. Poiché io non li definisco scarti, anzi uso tutto della zucca – del resto così fece Cenerentola – sono solita acquistare zucche intere e che abbiano “sporchissima” provenienza.  Nel mio post “50 sfumature di arancione”, spiego qualcosa, oltre allo “sporchissima”, che vi faciliterà un acquisto mirato.
Della zucca, dicevo, uso tutto. Usufruisco ovviamente della polpa e mangio buccia e semi. Da lei non mi aspetto che si trasformi in carrozza, del resto non sono Cenerentola, ma potrei essere al massimo la sua matrigna. E nemmeno possiedo topolini da trasformare in scultorei cavalli bianchi.
Dalla zucca, intera si intende, mi aspetto molto di più: che sia compatta e irresistibilmente dolce; che sia di buona scorza, tanto da gradirla.
Per farvela breve: da una carrozza possono sortire spiacevoli sorprese – ai primi rintocchi della mezzanotte potrebbe lasciarmi in mezzo alla strada. Da una buona zucca posso solo aspettarmi molte cortesie: ad esempio che si trasformi in carrozza, oppure…in golosi malfatti!

Per 4 persone

Ingredienti:  300 g di polpa di zucca schiacciata, sale, 1 uovo leggermente battuto, 80 g di farina di semola, 30 g di farina 00, noce moscata, farina 00 per spolverare, 30 g di burro, 30 g di farina, 400 g di latte + un po’, 40 g di bagoss grattugiato
Occorrenti: teglia grande o placca del forno, pellicola di alluminio, schiacciapatate, piatto grande,ciotola, coltello, casseruola, pentola, padella
Tempo di preparazione: 40 minuti + cottura della zucca
Grado di difficoltà: medio

Acquistate una zucca intera. Tagliatela in 6/8 pezzi e mettetela, senza asciugarla, sulla placca del forno. Copritela con pellicola di alluminio e cuocetela per 40 minuti a 180°C. Una volta cotta e raffreddata, togliete la buccia con un coltello, e privatela dei semi scavando con un cucchiaio. I semi della zucca possono essere ulteriormente essiccati in forno a 150° C per 10 minuti e usati per condire pane fatto in casa, per essere aggiunti alle insalate o alle creme di verdura. La buccia può essere condita con olio e sale o aggiunta alle creme di verdure e ai minestroni. Altre ricette con la polpa sono contenute in https://mammachebuono.wordpress.com/2012/10/08/la-spesa-di-ottobre-cinquanta-sfumature-di-arancione.

Per preparare i malfatti: schiacciate la zucca quando è ancora tiepida facendola scendere dallo schiacciapatate. Allargate la polpa su un piatto. Trasferitela all’interno di una ciotola, unite le farine, una presa di sale, la noce moscata e parte dell’uovo leggermente battuto (io ne aggiungo una metà). Iniziate ad impastare mescolando con una forchetta, poi vuotate l’impasto sul piano di lavoro ben infarinato. Preparate su un vassoio della carta da forno o un canovaccio pulito e infarinatelo. Se l’impasto fosse troppo morbido aggiungete altra farina, senza esagerare.
La zucca potrebbe essere molto acquosa (dipende dalla qualità), in questo caso consiglio di disidratarla leggermente ponendola in una casseruola e facendola asciugare sulla fiamma media mescolando. Impastate poi i malfatti solo quando si sarà ben raffreddata.
Formate con l’impasto circa 5 tozzetti e arrotolateli fino a formare dei cordoncini. Tagliate i cordoncini a pezzi di circa 2 centimetri l’uno. Man mano sono pronti, sistemateli sulla carta da forno infarinata, ben distanziati tra loro.

Per preparare la crema al bagoss. Questa salsa non è altro che una besciamella cui viene aggiunto il formaggio grattugiato.  Scaldiamo in una casseruola il burro, lo facciamo sciogliere senza scurirlo. Fuori dal fuoco aggiungete la farina in un solo colpo e mescolate con il cucchiaio di legno. Rimettete la casseruola sul fuoco e rosolate la farina per il tempo necessario (circa 1 minuto). Aggiungete il latte e mescolate con una frusta; cuocete per 5 minuti. Unite il formaggio e fatelo sciogliere. Tenete la salsa su un bagnomaria bollente per tenerla fluida.

Per servire: lessate i malfatti in abbondante acqua ben salata. Appena inizieranno a salire a galla scolateli, sistemateli nei piatti e nappateli con abbondante crema al bagoss. 

In queste giornate dense di festosa magia, oltre ai malfatti, potremmo tentare la carrozza. Che cosa ne pensate?

 

 

 

 

  

  

La casetta illuminata

 

casetta

Sono allegra per tutti i giorni dell’anno,
ma
a Natale divento seria,
fermo il mio pensiero
e sul Natale non scherzo mai.
Non farmi scherzi a Natale
o  potrei prenderti sul serio,
c
hé ti ho aspettato, tanto,
in ogni giorno di ogni tempo.
E terrò sempre accesa una piccola luce, dentro e fuori,
perché
tu possa ritrovare la strada di casa.
Non farmi scherzi , a Natale.

Casetta illuminata     

Ingredienti per le pareti: 3 rotoli di pasta sfoglia pronta, zucchero a velo
Ingredienti per il pavimento: 3 uova, 150 g di zucchero, 120 g di farina, 30 g di cacao, una presa di sale
Ingredienti per la ghiaccia reale: 25 g di albume, 250 g di zucchero a velo, Succo di limone filtrato
Occorrenti: teglia rettangolare grande, cartoncino, righello, coltello, forbici, nastrino colorato, coni gelato e altro per decorare, frustino e elettrico o planetaria, sac a poche e bocchetta, 1 lumicino

Per fare il pavimento. Montare le uova con lo zucchero e il sale fino a triplicarne il volume. Setacciate la farina con il cacao per 2 volte e inserirla a più riprese nella montata di uova e zucchero. Imburrare la teglia e foderarla con carta da forno. Infornare a 180° C in modalità statica per 18 minuti.
Sfornare, raffreddare leggermente e capovolgere sulla gratella del forno.

Per fare le pareti e il tetto della casetta. Con il cartoncino preparare le dime delle pareti e del tetto della casetta secondo le misure che si preferiscono. Ritagliarle sulla pasta sfoglia e, prima di infornare, fare  (pizzicando con le forbici) un buco ai vertici delle pareti del davanti e del retro; mentre ne faremo uno in più al centro del lato in alto  delle pareti laterali, per poter fissare il tetto. I buchi devono coincidere. Nel tetto pizzicare 4 buchi in alto e uno alla base. Fare anche le aperture delle finestre tagliando la pasta con il coltello o sagomandole con dei taglia biscotti. Mi raccomando: non dimentichiamoci la porta, che deve essere ben larga per permetterci di inserire il lumicino. Cuocere sia le pareti che il tetto per 15 minuti a 180 C° in modalità statica; poi sfornare, cospargere di zucchero a velo e rimettere in forno a 200°C per  5 minuti per caramellare lo zucchero a velo. Lasciare raffreddare e iniziare il montaggio. Tagliare il nastrino a pezzi di 15 centimetri e introducendolo nei buchi legarlo per fissare le pareti. Fissare il tetto prima in alto e poi sulla casa. La casa è pronta. Appoggiarla sul pavimento che avremo posato su un piano rigido.
Prepariamo la ghiaccia: montare l’albume fino a sbiancarlo e inserire lo zucchero a velo poco per volta, quando inizierà ad addensarsi, aggiungere poche gocce di succo di limone per volta per regolarne la densità
Per fare gli alberi: tagliare il cono gelato all’altezza che desideriamo. Mettere il cono sul dito indice e con la sac a poche o con l’aiuto di due cucchiaini, riempirlo di ciuffetti ghiaccia, poi appoggiarlo sul pavimento. Montare l’albume fino a sbiancarlo e inserire lo zucchero a velo poco per volta, quando inizierà ad addensarsi, aggiungere poche gocce di succo di limone per volta per regolarne la densità. Mettere il cono sul dito indice e con la sac a poche o con l’aiuto di due cucchiaini, riempirlo di ciuffetti ghiaccia, poi appoggiarlo sul pavimento.
Possiamo infine decorare la casa a piacere con un unico dictat: non usiamo cioccolato o con il calore del lumicino si scioglierà.

E che per tutti voi sia un Natale perfetto. Tanti auguri da parte mia e delle mie ragazze!

La torta comoda

Che si potesse fare una torta comoda entrava per bene nel cassetto dei miei desideri.
E così ho pensato ad una torta che non scomodasse niente o quasi e nessuno, se non: una buona tortiera,  un bravo mixer e un cucchiaio da minestra.
Non si pretenda da una torta così comoda la perfezione, l’accordo perfetto dei sapori, il bilanciamento esatto degli ingredienti, anche perché non si usa la bilancia. E non si miri all’aspetto statuario delle torte auree e auliche, come alla fissità di certe “sedute”. Questa è comoda e un po’ ciancicata quanto il divano “preferito”.
L’unico problema di questa torta è che il tempo di preparazione coincide perfettamente con quello del consumo: 10 minuti per farla e altrettanti per finirla.  Ma questo, per una torta siffatta, non è un problema, ché possiamo farne subito un’altra. E in tutta comodità.

Torta comoda con mela e pere

torta comoda

Ingredienti: 1 mela, 2 pere, 2 uova, succo di mezzo limone,6 cucchiai di zucchero, 4 cucchiai di yogurt, 1 presa di sale, 8 cucchiai di farina autolievitante, 2 cucchiai di olio di semi
Occorrenti: impastatrice o frustino elettrico, ciotola
Tempo di preparazione: 10 minuti + cottura

Sbuccia le pere e la mela e tagliale e piccoli pezzi, mescolale con il succo del limone.  Monta le uova con lo zucchero e il sale fino a triplicarle di volume, aggiungi lo yogurt e continua a sbattere. Unisce l’olio sempre montando e infine la farina auto-lievitante, due cucchiai per volta. Inserisci nell’impasto la  frutta e versalo in uno stampo possibilmente quadrato. Cuoci in forno statico a 170° per 30 minuti. Raffredda, sforma, taglia a quadrotti e cospargili di zucchero a velo.

Proponiti delle varianti: avrai una torta moretta se sostituirai un cucchiaio di farina con uno di cacao amaro. In questo caso la farina va setacciata con il cacao. Mescola alla frutta fresca della frutta secca tostata e tritata grossolanamente. Infine se vuoi una torta comoda ma più grintosa aggiungi spezie e liquori a piacere nell’impasto, oppure miscela allo zucchero a velo dello spolvero la cannella in polvere.

Buona giornata e sempre grazie di leggermi!

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Il pan de Toni

La leggenda del panettone assomiglia a una novella di Natale di sapore dickensiano, ma siamo molto più indietro nel tempo.
Si narra che un povero, poverissimo garzone di fornaio di nome Toni, fosse davvero stanchissimo mentre si aggingeva a preparare l’ultimo impasto per la torta natalizia dei signori. Per quanto lo riguardava avrebbe preferito trascorrere il Natale accanto al capezzale della mamma ammalata.
Forse furono proprio la stanchezza e le sue pene a fiaccarlo, mentre “pirlava” le forme delle torte: sbagliò un movimento e rovesciò sull’impasto una montagna di zucchero. Tentò, quindi,  di recuperare il tutto: aggiunse altre uova, canditi, uvetta , altra farina, altro burro, ma niente…L’ insieme era un’ammasso incosistente, anarchico, vagamente somigliante ad una torta ricca.
Allora iniziò a piangere. Dapprima con un pianto sommesso, come quello di un bambino, poi pianse sempre più forte. Erano lacrime di disperazione mista a stanchezza. Colavano e andavano mescolandosi all’impasto che, come fosse per miracolo, alla fine gli riuscì. Con gesto pacato, lento, quasi per non disturbare quella montagna dolce che cresceva e cresceva, tagliò le forme e le mise a cuocere, presentendo la bufera nella bottega del suo padrone: sarebbe stato cacciato.
Ma quale e quanta fu la sorpresa il giorno dopo! Il pane dolce era uscito dal forno  meraviglioso, profumato, morbido, dorato e perfetto. Il suo padrone che lo vendette ai signori, fece davvero affari d’oro, tanto che tutti gliene chiedevano ancora, ed egli andava rispondendo:- Questo è il pan de Toni. Ci vogliono mille fornai per fare tutto quello che chiedete!
Toni non venne cacciato anzi, venne chiamato per render conto di tanta e inaspettata bontà e fu costretto a riprendere le fila della sua testolina scarna per riuscire a ricordarsi cosa avesse messo in quel pane. Mah…Ricordava tutta quella pioggia di zucchero, aveva ancora davanti agli occhi la confusione e, nel vivo ricordo, le sue lacrime. Ecco: le lacrime! Che fossero state le sue lacrime? Con la forza della disperazione andava pian piano ricordando l’esatta procedura del suo errore…
Fu così che questo dolce spettacolo arrivò alla tavola di Ludovico il Moro, durante il suo pranzo per la proclamazione a Duca di Milano, dove Il Pan de’ Toni venne offerto come  Panis quidam acinis uvae confectus, cioè: pane confezionato con l’uva.
Ben presto, dal castello degli Sforza, la notizia di questa nuova bontà si sparse in tutta Milano. Il panfrutto più buono, lo definirono, con un unico dubbio: avrebbero potuto assaggiarne ancora?
Sì! Perché con un gesto elegante e lungimirante Ludovico il Moro assunse Toni quale pasticcere di corte e fece distribuire la ricetta a tutti i fornai di Milano – sicuramente più di mille.
Il pan de’ Toni, il pan frutto più buono mai assaggiato,  venne chiamato per comodità Panettone. Eravamo nel 1495 e ancora una volta da un errore nacque un mito.

Panettone

panettone

Per fare il panettone in casa serve solo un po’ di tempo e la voglia di impastare. Non servono invece tutte le lacrime di Toni per formare l’impasto.
Non essendo lievitato naturalmente, questo panettone va consumato entro un giorno dalla preparazione.

Per 8 persone

Occorrenti: ciotola, 1 stampo di carta da panettone di ½ kg o stampini monoporzione

Ingredienti

Primo impasto 75 gr di farina 00  45 g di acqua 5 g di lievito di birra Secondo impasto 250 g di farina Manitoba 150 g di zucchero 100 g di latte 1 uovo + 1 tuorlo 2 g di lievito di birra Terzo impasto 100 g di burro morbido 3 tuorli 150 g di farina manitoba 2 cucchiaini di miele di acacia 70 g di zucchero 3 g di sale Scorza grattugiata di un limone e di un’arancia Vaniglia 50 g di cocce di cioccolato, oppure 50 g di canditi misti

Preparazione

Aromatizziamo il burro con la vaniglia e la scorza degli agrumi, teniamo da parte. Per il primo impasto: sciogliamo il lievito nell’acqua tiepida, uniamo la farina e prepariamo un panetto. Poniamo il panetto in una ciotola, lo copriamo e lo lasciamo lievitare in luogo caldo per 5 ore. Per il secondo impasto: uniamo lo zucchero al primo impasto, e il lievito sciolto nel latte. Incorporiamo le uova, leggermente sbattute, la farina e impastiamo incorporando il latte rimasto. Lavoriamo la massa per almeno 20 minuti, fino a che l’impasto non si stacca perfettamente dalla ciotola. Lasciamolo lievitare, protetto da pellicola per alimenti, in luogo caldo per 5 ore, o almeno fino al raddoppio del volume. Per il terzo impasto: riprendiamo la pasta, uniamo la farina, i tuorli, leggermente sbattuti, il miele, lo zucchero e il sale. Solo alla fine incorporiamo il burro morbido. Impastiamo a lungo e completiamo con le gocce di cioccolato o i canditi, lavorando il tempo necessario per distribuirli uniformemente. Mettiamo l’impasto nello stampo, o lo dividiamo per inserirlo negli stampini monoporzione. Proteggiamo gli stampi e li lasciamo al caldo fino a che l’impasto non ha superato il bordo. Incidiamo la superficie dei panettoni con un taglio a croce cospargiamo con zucchero in granella e inforniamoli a 170° 35 minuti per un unico panettone o per 20 minuti se sono piccoli. Raffreddiamo leggermente e sformiamo su una gratella per dolci.

Buona giornata!

  

Il torrone è come la Ferrari

Ho la patente:  guidai, guido e, spero guiderò per molto tempo ancora.
Ho la patente e guido, attualmente la mia Fiesta blu “britannico” battezzata Chicca. E’ bella la mia Chicca! Ammetto che forse a volte, ed ora anche spesso, si acquatta. Sì, come una coniglia largotta di fianchi dopo le corse lunghe sull’erba.
Guido una Fiesta, ma in pratica potrei guidare di tutto, anche una Ferrari; se trovassi chi me la fa provare. O per meglio dire: chi si fida a prestarmela.
In cucina ho qualche piccolo merito, piccolo, che si va allargando come i fianchi della mia Chicca, pardon, della coniglia. E, se ho qualche merito in progress, non vedo perché io non possa pensare di  fare…il torrone! Tutto sommato è molto più semplice fare il torrone che guidare la Ferrari. Siete d’accordo? Bene! Allora provo.

Torrone morbido

torrone morbido 2

Per fare il torrone morbido o duro che sia è necessario essere in possesso di un termometro da cucina.

Ingredienti: 250 g di zucchero semolato, 2 cucchiai di glucosio, 2 cucchiai di acqua, 2 albumi, 150 g di miele di acacia o millefiori, 200 g di frutta secca mista (meglio senza la buccia), 2 fogli di ostia, ½ bacca di vaniglia
Occorrenti: sbattitrice elettrica, 2 pentolini, termometro da cucina
Tempo di preparazione: 30minuti + riposo

Mettere la frutta secca in una teglia da forno a 130° C. Versare gli albumi nella montatrice, aromatizzandoli con la mezza bacca di vaniglia. Nel primo pentolino mettere il miele e nel secondo pentolino l’acqua, lo zucchero e il glucosio. Accendere il fuoco sotto lo zucchero e quando raggiunge i 100°C, iniziare a montare gli albumi a bassa velocità. Accendere il fuoco sotto il miele e aumentare la velocità della sbattitrice. Portare il miele a 124°e versarlo a filo sugli albumi aumentando al massimo la velocità della sbattitrice, montare. Portare lo zucchero a 144°C  e versarlo a filo sugli albumi, montare per almeno 5 minuti. Estrarre la frutta secca dal forno e inserirla nella montata con l’attrezzo a foglia. Sformare il composto sul primo foglio di ostia e coprire con il secondo. Oppure: ungere leggermente una teglia con olio di semi o di mandorla  e sformarlo nella teglia. Lasciare riposare almeno 4/5 ore possibilmente con un peso sopra. Poi tagliare e incartare. Il torrone morbido tende, se non inserito tra le ostie, ad attaccarsi. Diversamente non sarebbe torrone morbido.

Che sia più facile guidare una Ferrari? Mah…

Buona giornata!

Nei panni di una renna

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Io sono la renna di Babbo Natale. E sono sicura, come è sicuro che verrà Natale, che non vi siete mai messi nei panni di una renna; o forse sarebbe meglio dire nella pelle? Sì, comunque mi avete capito.  Non vi biasimo, per voi è già difficile mettervi nei panni degli altri umani.
Io sono, entrando nel merito, la renna di questo Natale. Per me sarà la prima volta e ho un po’ di timore. Ora, è vero che le renne più esperte mi hanno spiegato per benino tutte le strade, mi hanno rassicurata, perché ogni giorno, in questo tempo del Natale, qui da noi si fanno i preparativi e si discutono i programmi. Gli elfi, che lavorano ai giochi, dicono anche che la slitta sarà più leggera e avrò meno da faticare – un po’ mi dispiace, avrei preferito che fosse un Natale più “pesante”.
L’altro giorno è venuta a trovarci una gran bella figliola, bella come pensate voi che sia il bello. Ha detto Babbo Natale che lei si chiama Lucia, che è giovane e sbarazzina, che gira il mondo in lungo e in largo assieme a un asino e a ometto pingue, ma che porta doni solo in alcuni posti – più che normale, l’asino non può portare il carico di una renna. Anzi proprio qui vicino a noi l’aspettano per darle in dono dei panini, morbidi profumati e giallini come certi fiori che si mangiano- oh, sono un’irriducibile golosa!
Ci ha promesso che non appena li avrà, li farà assaggiare a tutta la nostra squadra: elfi, renne, Befana, Omino dei denti, Babbo Natale, che poi è il più goloso di tutti.
Allora, non è che glieli fareste anche voi? Così più ne ha, più ne possiamo mangiare, noi della squadra di Babbo Natale?
Ci vorrebbe proprio un dolce così per darmi un po’ più di coraggio…

Lussekatter di Santa Lucia

Letteralmente significa gatti di Santa Lucia. Queste briochine profumate allo zafferano, che piacciono tanto alla renna – si fa per raccontare -, si mangiano in Svezia per tutto il periodo natalizio e soprattutto nel giorno di Santa Lucia. In questa ricorrenza  i bambini e le bambini vestiti di bianco con corone di candele in testa, formano cortei e intonano canzoni natalizie per  offrire a tutti i dolcetti appena sfornati. Emozionante è pensare che i cortei di Santa Lucia arrivano in tutti i luoghi: strade, scuole e luoghi di lavoro.

lussekatter

Per 12 lussekatter  circa

Ingredienti:1/2 cubetto di lievito di birra fresco, 50 g di farina 00, 300 g di farina per brioche, 1dl di latte, 1 uovo, 30 g di zucchero, 5 g di sale, 1,5 dl di latte+1 bustina di zafferano, 75 g di burro morbido, uvetta e canditi per decorare
Occorrenti: 1 ciotola piccola, 1 ciotola grande possibilmente graduata, forchetta, spatola rigida, impastatrice (non è fondamentale)

Nella ciotola piccola stemperare il lievito nel latte, aggiungere la farina 00 e con una forchetta miscelare. Coprire e far lievitare per un’ora.
Unire al preimpasto lievitato metà della farina, lo zucchero, metà dell’altra quantità di latte in cui avrete sciolto lo zafferano, l’uovo leggermente battuto e mescolare con la spatola rigida. Terminare con l’altra metà della farina, il latte rimanente, il sale e il burro ammorbidito che unirete un po’ per volta. Rovesciate sul piano di lavoro e impastate a piene mani fino ad ottenere un composto elastico e setoso. Mettete nella ciotola graduata e fate lievitare fino al raddoppio del volume. Trasferire la ciotola in frigorifero e lasciarla per almeno 30 minuti.
Accendere il forno a 180°C  e mettere all’interno una ciotola piena di acqua calda. Dividete l’impasto in palline che modellerete in cilindri lunghi almeno 15 cm; sagomateli a esse o a torciglione. Posare i panini modellati sulla placca del forno foderata di carta forno e lasciare riposare per 30 minuti. Prima di infornarli decorateli con i canditi e l’uvetta e spennellateli con una miscela di tuorlo e latte o panna. Cuocete per 25 minuti.

Buona giornata a tutti!