La Tarte au sucre

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Francese, del Nord della Francia non gode della stessa fama della Francesi famose. Tuttavia, poiché in realtà è una pasta brioche è, ça va sans dire, tra le più francesi.  La tarte au sucre è semplice, straordinariamente semplice, ma molto elegante; golosa, nonostante l’aspetto vagamente rustico.  Sta forse appunto nella sua essenzialità, in quel suo non esporsi o nell’essere vicina, parlando di gusti, ad una fetta di pane imburrato che trova spazio una vasta gamma di abbinamenti. Buona preparazione.

Ingredienti per 8 persone

200 g di farina 00

100 g di burro

2 uova

20 g di zucchero

1 bicchiere di latte tiepido

10 g di lievito di birra fresco

2 g di sale

Per la copertura

125 g di zucchero di canna

1 uovo

3 cucchiai di latte

30 g di burro

Mescolate il lievito di birra al latte leggermente tiepido. Coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio. In una ciotola unite la farina lo zucchero il sale e aggiungete le uova il latte e il burro ammorbidito. Versate il lievito e amalgamate molto bene . Impastate sul piano di lavoro fino a formate una palla. Coprite e fate lievitare per 3 ore. Schiacciate la pasta leggermente e trasferitela in uno stampo imburrato. Prima di infornarla lasciatela riposare ancora per 1 ora; poi pennellate la superficie con l’uovo mescolato al latte. Cospargete  con lo zucchero e terminate cospargendo il burro a fiocchetti. Cuocete a 180°statico o 150° ventilato per 25 minuti. Servite preferibilmente tiepida accompagnata a piacere.

Felice giornata a tutti!

 

La torta per la Domenica: tarte Tropézienne

Tarte Tropézienne

Sssttt…Tutti zitti, che papà è di umore nero.
Ma come? Proprio domani che è la sua festa, papà è di umore nero? E mi viene spontanea una domanda, mi viene: di che umore dovrei essere io? Mi hanno tolto: il cellulare, il computer, e tutto ciò che possa essere digitato, meno che il citofono e il pianoforte. Vogliamo mettere? Nessuno si mette nei mieig300 panni. Per un 4 in matematica! Poi! Ma cos’è un brutto voto in confronto a tutto quello che sono io? Nulla.
E dai: musi lunghi!…E: ti tolgo, questo, quello, quest’altro. E papà è arrabbiato. E mamma pure.
Quasi, quasi  vado a dare un po’ di calci al pallone, che è meglio.
Ma, che cos’è questo profumo! Che cosa ha cucinato “la madre”?
Hiiii, che…ma è nera!
Ho fatto una bella tarte Tropézienne, caro, per la festa del papà.
Ottimo, madre!
Ma perché è nera?…Ah, no, niente, mi stavo dimenticando: Sssttt…papà è di umore nero, di un bel nero Tropézienne.

 

Per la pasta brioche

g 300 di farina con carbone vegetale

100 g di farina manitoba

g 15 di lievito di birra in panetto

8 g di sale

40 g di zucchero

2 uova intere

100 g di burro morbido

1 tuorlo per la doratura

Per la crema Tropézienne alleggerita 

300 g di latte intero

150 g di panna

50 g di zucchero

20 g di maizena

5 rossi d’uovo

6 g di gelatina in fogli

250 g di mascarpone

2 cucchiai di acqua di fiori d’arancio

1 cucchiaio di kirsch o Maraschino

150 g di panna montata

Per il crumble di copertura

50 g di burro morbido

50 g di zucchero di canna

50 g di farina di mandorla

50 g di farina

50 g di zucchero in granella

1 pizzico di sale

Preparate la crema Tropézienne: portate il latte, la panna e la vaniglia ad ebollizione. Unitevi, fuori dal fuoco, i tuorli montati con lo zucchero e la maizena. Mescolate e cuocete fino ad addensare. Versate la crema in una ciotola e unitevi la gelatina ammollata in acqua fredda e ben strizzata. Aggiungete il mascarpone, il liquore e l’acqua di fiori di arancio. Mescolate per amalgamare completamente, coprite con pellicola a contatto e refrigerate.
Preparate la pasta brioche: setacciate i due tipi di farina. Mettetene 100 g in una ciotola e unitevi il lievito sbriciolato. Amalgamate con poca acqua tiepida fino a formare un impasto molle. Coprite e lasciate raddoppiare di volume. Nel frattempo mettete nella ciotola dell’impastatrice, con la foglia, la farina rimanente, lo zucchero, il sale, le uova e impastate. Unite l’impasto molle lievitato e continuate ad impastare con il gancio. Aggiungete infine il burro morbido poco alla volta e continuate ad impastare a velocità 1/2 per almeno 20 minuti, o fino a quando l’impasto non tenderà a staccarsi dalle pareti del recipiente. Trasferitelo in una ciotola, copritelo e fatelo lievitare fino al raddoppio. Mescolate con la foglia tutti gli ingredienti per il crumble e tenetelo da parte.
Sgonfiate l’impasto con i pugni leggermente e lasciatelo riposare per qualche minuto.Stendetelo direttamente sulla placca da forno imburrata con il mattarello infarinato.  Sovrapponetevi un cerchio da cottura ( può andare bene anche un piatto) e ritagliatelo perfettamente rotondo. Lasciatelo lievitare per almeno un’ora coperto. Al momento di infornare pennellate la pasta brioche con il tuorlo mescolato ad un cucchiaio di acqua e cospargetela con il crumble. Cuocete 25 minuti a 180°. Per servire: fate raffreddare la brioche e tagliatela a metà in senso orizzontale. Togliete la crema pasticciera dal frigorifero, ammorbiditela con una frusta a mano o con un frustino elettrico e unitevi la panna montata. Cospargete la prima metà con tutta la crema, coprite con l’altra metà e servite. Dopo un riposo in frigorifero di almeno 2 ore la tarte è ancora più buona.

Consigli
La farina può essere tutta bianca, ovviamente, soprattutto se il papà non è di malumore. In questo caso usate 400 g di farina Manitoba, sarà comunque buonissima.  Se non avete un’impastatrice, niente paura. Eseguite la stessa procedura e impastate a mano, fino a quando non otterrete un composto liscio. La tarte Tropeziénne può essere farcita di sola panna montata zuccherata e frutti rossi, in alternativa alla crema classica.

Un po’ di storia…

La tarte Tropézienne venne proposta per la prima volta nel 1950 a Saint Tropez dal pasticcere Micka, di origine polacca, che si rifece totalmente ad una ricetta di sua nonna.  La tarte Tropézienne è una grande brioche, di farina bianca (il nero è dovuto ad una mia variante con farina al carbone vegetale) farcita di una crema composta da crema pasticciera e crema al burro. Il suo nome fu suggerito al signor Micka  dall’attrice Brigitte Bardot durante le riprese del film ” E Dio… creò la femmina” nel 1955, a Saint Tropez. La ricetta originale è segreta e coperta da brevetto.

Felice giornata e buona festa ai papà.

 

 

 

 

Muffin cuor di cioccolatino

Il signor Grinch si guardò attorno. Lì, a casa sua, il giorno di Natale doveva essere tutto rigorosamente buio al punto che, essendo mattina presto, faceva fatica a definire i contorni delle sue cose. Non sempre c’era così scuro, anzi quasi mai, ma a Natale sì.
“E piantala una volta per tutte!”. Questo ogni anno, da molti a questa parte, gli ripeteva il suo medico, che se non fosse stato per l’amicizia già dai tempi dell’asilo, avrebbe volentieri cacciato di casa.
“Questo è l’ultimo anno che ti prescrivo medicine per l’orticaria… Perché non ti rilassi e ammetti che Natale non è un giorno come tutti gli altri?”
Mai è poi mai avrebbe potuto ammettere una cosa simile. Mai avrebbe considerato Natale un giorno speciale, a costo di scorticarsi. Quanto lo irritavano le luci, l’atmosfera; per non parlare dei canti e di tutte le libagioni! Puah!
Luci, pallette, pallette, luci…che roba assurda, avrebbe per istinto strappato volentieri tutti gli addobbi. Che sciocchezze! Il  mondo a Natale si trasformava nella brutta coppia di un luna park. La strada diventava un fiume incontrollabile di pazzi, talmente piena che ormai evitava di uscire. Similmente non rispondeva al telefono o apriva la porta per il timore che qualcuno osasse fargli gli auguri.
Il giorno prima, quando quella ragnetta del piano di sotto, che non arrivava alla maniglia della porta gli si parò davanti: “Signore, la mamma le manda questi per gli auguri di Natale”, così gli disse, mandandogli un bacino con la mano, lui pensava proprio fosse il postino. Teneva stretto un pacchettino che ovviamente non avrebbe mai aperto. Ora che arrivava la luce del giorno lo poteva distinguere nettamente tra le sue carabattole, per via della carta fastidiosamente luccicante e per il profumo che stava ammorbando tutta la cucina: profumo di cioccolata.
Cosa poteva succedergli se avesse scartato il pacchetto? “Niente”, pensò. Lo aprì. Non erano piccoli panettoni o pandorini o una sorta di quegli orribili luccicanti, dolci di Natale. Era nero, quasi deforme, molto vicino alla sua solitudine agognata più di quanto immaginasse.E assieme ai dolci: un bigliettino. Non lo guardò più di un secondo ovviamente, anzi ebbe la chiara ma non determinata tentazione di gettarlo nella spazzatura all’istante, come se bruciasse.
Fuori dalla finestra la giornata si presentava luminosa, e meno male: se ci fosse stata la neve la sua orticaria sarebbe arrivata al culmine. Non si chiese se fosse per quello strano primaverile sole di Natale o perché una temibile tenerezza gli si stava insinuando dentro. Non si chiese: lo lesse.
“Voglia gradire i nostri migliori auguri di un felice Natale e il nostro invito al pranzo”.
Ma quel Natale! Quale felice! Quale pranzo di Natale…Buttò il biglietto nel bidone, schiacciò tutto così bene che lo inzaccherò con i fondi del caffè; poi si lavò, si  vestì e si mise al lavoro. Aveva pratiche urgenti da sbrigare e non voleva perdere tempo in pensieri assurdi.
Il signor Grinch non sapeva che i pensieri arrivano lo stesso; che non c’è nulla da fare se crolla la diga dei ricordi; che se la faccia si bagna di lacrime si possono solo asciugare e non fermare.
Non voleva, ma dovette farlo: si ricordò del loro primo Natale insieme. Una tavola imbandita, la musica soffusa, le luci dell’albero. Si ricordò di lei: pallida e bellissima, la dolcezza della sua vita. E poi  fu solo dolore… troppo grande.
Non si dovrebbe morire a Natale.
Con un gesto finalmente non di rabbia ma di liberazione buttò le carte all’aria, spezzò a metà un dolcetto e si accorse che lì, in quel dolcetto nero senza alcuna pretesa natalizia, c’era un cuore, morbidamente adagiato. Ne mangiò un pezzettino e  lo colse, allora, una strana sensazione di abbandono, calore, nostalgia, armonia. Da molto non si sentiva così spossato. Se anche in quel dolcetto ci fosse stato un veleno mortale doveva essere comunque magico.
In quella mattina, di quell’insolito Natale pieno di sole e di voglia di vita,  il signor Grinch aprì la porta, forse nemmeno la richiuse; scese di corsa le scale e bussò.

MUFFIN CUOR DI CIOCCOLATINO

Per 6 muffin
150 g di farina,100 g di zucchero, 1 pizzico di sale, 60 g di burro morbido, 1 uovo, latte, 35 g di cacao amaro, 8 g di lievito in polvere, 6 cioccolatini che vi piacciono.

Per prima cosa mettete i cioccolatini in freezer e teneteli fino a congelarli. Prendete due ciotole, in una mettete il burro morbido quasi fuso con l’uovo e amalgamate. Nell’altra ciotola mettete la farina, lo zucchero, il cacao e il lievito setacciati e il sale. Mescolatei il composto in polvere con una forchetta. Unite  il composto liquido e non mescolate troppo. Versate il latte quanto ne basta per diluirlo leggermente e ottenere un impasto amalgamato ma ancora leggermente granuloso. Mettete negli stampini da muffin 1 cucchiaio di impasto e adagiatevi  il cioccolatino appena tolto dal freezer; poi chiudete con un altro po’ di impasto. Infornate a 170 °C per 25/30 minuti in modalità statica. Sformate, decorate o spolverate con zucchero a velo o cacao. Certi cioccolatini tendono a sformarsi, ma non fa nulla, perchè il muffin è comunque molto buono.

 

A voi tutti giunga il mio augurio di buone feste.
E sempre grazie di leggermi 

 

Un dolce trionfale per le mamme: la torta degli angeli con frutta

E non me ne vogliano i papà, che son già stati accontentati: biscotti a forma di attrezzo da lavoro, tagliatelle fatte in casa e altro. Per gli angeli, quelli in carne ed ossa che sono le mamme, è bella la Torta degli angeli. Candida di un candore quasi abbagliante; soffice e leggera, perché assolutamente priva di grassi e poi alta. Alta da diventare trionfale. “Alta fino al cielo”, mi ha detto Caterina una volta da piccola. Certo: fino al cielo, se no che torta degli angeli sarebbe?
Buona, buonissima festa della mamma.

angel cake

 

Ingredienti: 480 g di albumi*, 320 g di zucchero semolato, il succo di mezzo limone, la buccia di un limone e di un’arancia, 8 g di cremor tartaro o lievito, 160 g di farina bianca, un pizzico di sale, estratto di vaniglia o il contenuto di una bacca.
Occorrenti: stampo rotondo abbastanza alto o stampo apposito da Angel cake
Tempo di preparazione: 50 minuti

Montare gli albumi che avrete tenuto una notte a temperatura ambiente a neve, con il cremor tartaro e unire lo zucchero un po’ per volta, continuando a montare. Setacciate la farina per 3 volte e unitela agli albumi con una spatola. Bagnare leggermente lo stampo e rivestitelo con carta da forno (prima il fondo e poi attorno al bordo). Versare il composto nello stampo e infornare a 190° per 40 minuti. Una volta  cotto, lasciatelo nel forno con il coperchio in fessura per 10 minuti. Poi appoggiatelo sulla gratella e lasciate che scenda da solo. Fatelo raffreddare e tagliatelo a strati (almeno 4).

Per la farcitura

La torta degli angeli  è un dolce soffice ed al contempo leggermente spugnoso. Questo lo rende perfetto per farciture agli sciroppi o comunque bagnate. In questo caso ho usato frutti di bosco e fragole, ma potreste usare mele caramellate e prugne. Ancora una valida alternativa è rappresentata dalla frutta sciroppata che potete mescolare a crema pasticciera o panna.

Ai frutti di bosco e fragole: pulire e mondare circa 400 g di frutti di bosco e fragole. Metterli in una ciotola e irrorarli con poco succo di limone. Unire 4 cucchiai di sciroppo di zucchero di canna (lo trovate nei supermercati, nel reparto dello zucchero e dei dolcificanti) e 3 cucchiai di marmellata a piacere (meglio di fragole o frutti di bosco) dopo averla scaldata e passata al colino fine. Mescolate e lasciate riposare per un’ora. Poi farcite ogni strato e chiudete con l’ultimo decorando a piacere. Potete unire del kiwi o foglie di menta.

Alle mele caramellate e prugne: sbucciate 4 mele e denocciolate 20 prugne secche. Tagliate le mele a piccoli pezzi e irroratele con poco succo di limone. Mescolate. Sciacquate le prugne, asciugatele e tagliatele a pezzettini. Scaldate molto bene una padella antiaderente e versate un cucchiaio di zucchero semolato. Non appena sarà quasi del tutto caramellato, unite un altro cucchiaio e caramellatelo. Fate in questo modo con altri 3 cucchiai. Unite al caramello completato i pezzetti di mela, i pezzettini di prugna. Mescolate. Può darsi che lo zucchero si attacchi al cucchiaio, non importa. Il caramello alla fine si scioglierà completamente. Portate a cottura per 5 minuti, e aggiungete a piacere 2 cucchiai di buon marsala e della cannella in polvere. Lasciate poi raffreddare e farcite la torta. Chiudete l’ultimo strato decorando con mele prugne e piccoli pezzi di cannella. Bellissimo!

*Con i tuorli avanzati potete preparare una crema pasticciera e farcire la torta con crema e ananas sciroppata.

Crema pasticciera detta proporzionale

Calcolate per ogni tuorlo 1 etto di latte, 25 grammi di zucchero e 7 grammi di maizena. Montate i tuorli con lo zucchero, la maizena e 2 prese di sale. Scaldate il latte e unitelo a filo al composto di tuorli. Rimettete la casseruola sul fuoco e scaldate fino ad addensare. Ci vorranno circa 8 minuti. Questa crema ha una media densità che può essere rafforzata aumentando la quantità di maizena a 10 grammi per ogni tuorlo. Inoltre potete aromatizzarla a piacere con buccia di arancia o limone o bacca di vaniglia da mettere nel latte che si scalda e poi filtrare.

Care mamme, ora dobbiamo solo festeggiarci e con tutto il cuore!

Nei panni di una nonna

battenberg intero

Non si tratta di mettersi nei panni di una nonna qualunque, ma di una tra le nonne più importanti della storia: la regina Vittoria d’Inghilterra. Le nonne, quando si tratta dei nipoti, sono tutte uguali e la regina non costituisce di certo un’eccezione. Infatti avrebbe voluto per la nipote prediletta Vittoria un partito da fare invidia al mondo intero, comprese le sue colonie e non era soddisfatta che la sua Vitti andasse in sposa al principe Luigi Battenberg di Assia, poiché questi non avrebbe avuto un futuro da regnante. Tuttavia appena vide questo giovane non poté fare a meno di notarne la prestanza fisica e apprezzarne i modi gentili, compiacendosi del buon gusto della ragazza. Così come sempre va a finire anche nonna Vittoria, come tutte le nonne, battagliò un po’ ma poi si arrese alla tenerezza.
Dunque, di lì a poco, si sarebbero sposati quei ragazzi: volente lei o nolente lei e bisognava organizzare un gran matrimonio. Tra un affare di stato e un altro c’era da pensare ai regali, anche. Con le ragazze di solito si fa prima: un bel gioiello, un bel castello, ma per lo sposo?
Optò per un buon cavalierato, titolo ambito e, dato che l’ordine della Giarrettiera avrebbe dato forse luogo ad incaute illazioni, si decise per quello ben più tranquillo del Bagno. Inoltre, il ragazzo, aveva spalle possenti da gran rematore: sì, vedeva per lui un futuro in marina. Regali a posto, ora veniva la parte più intrigante relativa a tutti i pranzi i tè delle cinque e via dicendo. Chiamò a raccolta i cuochi, i pasticceri e li istruì a dovere. Al pasticciere commissionò una torta che non fosse possibilmente rotonda ma che quadrasse o almeno “rettangolasse”, che avesse i colori dello stemma d’Assia e che fosse buonissima. E il pasticcere di corte fece un gran lavoro.
Alla fine il matrimonio fu regale, come c’era da aspettarsi: la regina Vittoria ne fu compiaciuta. E i genitori?…mah…a loro toccava il merito o il demerito di aver mandato la piccola Vittoria in Germania per migliorare il suo tedesco, senza pensare alle conseguenze – anche se in fine s’era rilassata, ancora le girava il tarlo del possibile miglior partito.
Per capirla, una nonna, bisogna comunque mettersi nei suoi panni.

La torta di Battenberg o Battenburg

Ingredienti per una torta  lunga 18 cm , alta 6 cm e larga 10 cm :120 g di margarina morbida, 120 g di zucchero semolato, 2 uova leggermente battute, gocce di vaniglia in estratto o vaniglina (1 bustina), 120 g di farina di mandorle, 120 g di farina auto-lievitante, 25 g di cacao in polvere,1/2 bicchiere di latte, 1 buona presa di sale, 1 barattolo di crema di nocciole (nutella o similari), zucchero a velo, 300 g di marzapane, gelatina di albicocche ( o marmellata fatta scaldare e passata al setaccio)

Occorrenti: 2 stampi da plum cake (anche usa e getta), carta da forno, coltello, pennello da cucina, spatola, frustino elettrico o impastatrice, ciotole, mattarello
Preriscaldate il forno a 180°C, in modalità statica. Imburrate leggermente gli stampi da plum cake e rivestite il fondo e i lati con la carta da forno.
Montate la margarina con lo zucchero il sale e la vaniglia e incorporate le uova e la farina di mandorle. Pesate il composto, suddividetelo in 2 parti uguali e versartelo in 2 ciotole. Unite alla prima ciotola metà della farina, la buccia d’arancia e il succo d’arancia, mescolando a mano. Nella seconda ciotola unite la farina rimanente, il cacao e il latte.   Riempire gli stampi con i due composti e livellare con un cucchiaio leggermente bagnato. Infornare per 15 minuti a 180°C e poi abbassare a 160°C e cuocere per altri 25/30  minuti. Una volta cotte, lasciate raffreddare le torte e sformatele su un piano. Tagliatele a metà. Con la crema di nocciole unite le due torte alternando i colori: bianco sopra nero, nero sopra bianco. Chiudere in pellicola e mettere a compattare in frigorifero per almeno 2 ore. Preparate su un piano leggermente infarinato con dello zucchero a velo setacciato il marzapane steso ad un altezza di almeno 3 mm. ed ampio tanto da avvolgere completamente la torta. Segnate lievemente sul marzapane una croce che vi aiuti a posizionarla. rifilate la torta dandole la misura definitiva e appoggiatela sul marzapane. Pennellate ogni lato con gelatina di albicocche per fissare bene la copertura. Lasciate raffreddare la torta in frigorifero e poi decorate a piacere con altro marzapane o cioccolato.

 

Allegoria a parte, la storia di questo dolce non è leggenda. Luigi Battenberg d’Assia e Vittoria si sposarono nel 1878 e questo fu il loro dolce celebrativo. La versione originale cita nove riquadri nello schema della torta che era bianca e rossa (lo stemma d’Assia comprende visibilmente questi due colori)e veniva assemblata con marmellata al posto della cioccolata. La mia, quindi, ne è una libera versione.

Buon fine settimana!

battenberg tagliato

La serendipità, la Tarte Tatin e…

 

Che cosa c’è dietro ad un errore? Dietro ad un errore c’è sempre una causa. Poi c’è l’effetto. Spesso si discute dell’errore, anche troppo dell’effetto, ben poco della causa. Prendiamo ad esempio un caso d’errore culinario universamente riconosciuto: la Tarte Tatin.
L’errore: si narra che la cuoca, una delle sorelle Tatin, si dimenticò di mettere il fondo di pasta  nella tortiera e quindi riparò al danno mettendo la pasta sopra.
L’effetto: si entra di fatto nel meraviglioso mondo della serendipità, all’interno del quale l’errore produce una, in questo caso, dolce scoperta. Un effetto a dir poco prorompente, una serendipità fortunatissima che scaturisce in un dolce squisito. Serendipità  che, tradotta in parole povere, significa in fine:  ho sbagliato, ma ho indovinato.
La causa: non si sa nulla in merito a ciò che sta dietro al  marchiano errore di colei che si apprestava a infornare, come faceva ogni giorno, una classica tarte aux pommes.
“ Cielo! La pasta! E’ rimasta! Qua…” disse tra sé Stephanie Tatin. E non sapeva di aver preso comunque la strada giusta, quando in preda alla delusione e a un leggero frenetico panico, aprì il portello del forno e sistemò la pasta sopra le mele profumate, sperando che la sorella maggiore non se ne accorgesse.
Nulla si sa. Ma lo si può ben immaginare. Dietro all’ errore, alla serendipità, alla Tarte Tatin  ci può essere solo un’unica, beata, svagata ragione: un pensiero d’amore.

tarte tatinIngredienti per 8 persone: 5 mele medie, 5 cucchiai di zucchero, poco succo di limone, 40 g di burro, 200 g di farina bianca, 100 g di burro, 1 cucchiaio di zucchero, 2 buone prese di sale, estratto di vaniglia, 2 cucchiai di acqua freddissima
Occorrenti: ciotola, coltelli, padella, tortiera rotonda diam. cm 24, carta forno
Tempo di preparazione: 50 minuti + riposo della pasta

In una ciotola versate la  farina e mescolarla con una mano. Aggiungete il sale, lo zucchero e il burro freddo tagliato a pezzettini e la vaniglia. Con l’aiuto di due coltelli tagliate il burro in pezzi sempre più piccoli all’interno della ciotola. Ultimate sfregando il burro tra i polpastrelli delle dita. Alla fine dovrete ottenere un impasto ben sabbiato. Unite l’acqua ghiacciata e impastate fino a formare una palla. Schiacciatela formando un parallelepipedo, poi coprirlo con pellicola e tenerlo in frigorifero per almeno un’ora.
Sbucciate le mele e tagliatele ognuna in 8 spicchi. Scaldate la padella antiaderente e caramellate lo zucchero a secco: un cucchiaio per volta, aggiungendo il secondo quando il primo si sarà quasi del tutto caramellato e cosi via. Aggiungete il succo di limone e le mele. Cuocete per 5 minuti e unite il burro. Mescolate per sciogliere bene il caramello per creare uno sciroppo.
Foderate la tortiera con carta forno leggermente bagnata e strizzata. Distribuite sul fondo gli spicchi di mela con la parte convessa verso il fondo.
Con il matterello stendete la pasta a 3 mm. di altezza e ritagliate un disco un dito e mezzo più largo del fondo. Aiutandovi con il mattarello coprire le mele con il disco di pasta e con i rebbi di una forchetta piegarne la parte eccedente all’interno. Bucherellate la pasta e infornate in forno statico a 175°C per 35 minuti, placca a metà. Una volta cotta la torta va raffreddata leggermente e rovesciata sul piatto da portata.
La Tarte Tatin è ottima servita tiepida e accompagnata con panna liquida o gelato alla vaniglia. Ho decorato la mia Tatin con meringa all’italiana.
Buona giornata!

 

I pancakes ringraziano

Camminava lento Bonifacio VIII, le mani dietro la schiena, lo sguardo in alto e in basso a cercare tra quei bozzetti, disegni e pennellate qualcosa di stupefacente  che lo convincesse a dare o meno a Giotto l’incombenza di fargli il ritratto. E Giotto, che era abituato alle volubilità così come alle bizze dei potenti, non si turbava per questo papa che vagava indeciso; andava invece, quasi saltando, da un allievo all’altro e urlava: che ci vuole a fare un cerchio! Che ci vuole a fare un cerchio! Ma poiché nessuno degli scolari voleva saperne, fu colto da una funesta ira didattica. Prese allora un pennello, lo intinse nel nero e zac e tac tracciò la sua famosa “O”.
Tutti, a quel punto trassero un tale respiro, che mai si seppe se fu di stupore o di sollievo: il papa, gli allievi, Giotto e pure il cerchio, che lì, bello giocondo, già pregustava la sua fama imperitura.
E dato che di Giotti non ne sarebbero nati da stancare e i cerchi bisognava farli perfettamente  tondi, furono inventati il compasso ed altri astuti rimedi. I cerchi, i cerchietti e pure i pancakes ringraziano.

Per circa 15 pancakes

Ingredienti: 220 g di farina, una bustina di lievito, un cucchiaio di zucchero, 3 uova leggermente sbattute, 50 g di burro fuso, 3 dl di latte intero

Occorrenti: un setaccio, una ciotola grande, una forchetta, una caraffa o un mestolo, la padella con le impronte o una padella antiaderente.

Tempo di preparazione: 10 minuti + riposo

Versate la farina setacciata con il lievito nella ciotola e create la fontana. Unite, mescolando con una forchetta o con una frusta, le uova il latte il sale e il burro fuso fino ad ottenere un pastella molto liscia. Riposate almeno 30 minuti prima di usarla. Trasferitela poi in una caraffa. Avvolgete un piccolo pezzo di burro in un foglio di carta da cucina, stringetelo e strofinate la padella leggermente scaldata. Versate la quantità esatta dell’impasto in ogni impronta (arrivate a metà) e quando compaiono delle piccole bolle in superfice girate il pancake con una piccola paletta,  non di metallo. Se non avete la padella apposita usate una normale padella antiaderente versando la quantità stabillita distanziando i pancakes.

padella impronte

Serviteli con sciroppo d’acero, miele caldo e gocce di cioccolata o con ricotta leggermente mescolata a poco zucchero e frutta a piacere.

Per chi fosse pazzamente innamorato esiste, di questa padella, anche la versione con i cuori. Entrambe sono acquistabili in internet sul sito www.frabosk.it  e nei punti vendita convenzionati.

Giorni felici a tutti!

padella impronte 2