Biancomangiare di latte con frutta e canditi

biancomangiare di latte

Sono tra coloro che hanno avuto il piacere di sentire il sapore del latte appena munto e che sicuramente non lo dimenticheranno mai. C’erano una volta mille motivi per bere latte e in casa non doveva mai mancare. Tanto che farsi mandare dalla mamma a prenderlo diventava la scusa per un uscita fuori programma. Il latte era obbligatorio a colazione, frequente a merenda e spesso diventava la cena, macchiato di caffè e con il pane biscottato.
Io bevo ancora molto latte. Gli sono affezionata, come Linus alla sua coperta. Non so se per via della fedeltà al mio animo fanciullo o per la persistenza alla lattasi, ma latte e biscotti, riso con il latte, polenta con il latte, minestra di latte e castagne – se c’è anche la zucca è una vera leccornia – frittura di latte, sono tuttora i miei cibi consolatori.
Ci sono adesso, almeno pare, mille motivi per non bere più latte. Tuttavia, tra la fiducia nelle sue enormi qualità e il moderno scetticismo, il latte vince. Non smetteremo mai di berlo almeno fino a quando esisteranno il cappuccino, il macchiatone, il tè col latte, il latte e menta e…il biancomangiare di latte. Buona preparazione.

Per 4 persone

250 g di latte intero

50 g di panna

1 pizzico di sale

10 g di zucchero semolato

20 g di maizena

2 cucchiai di arancia candita

1 punta di vaniglia in polvere

1 punta di cannella in polvere (facoltativa)

Frutta semicandita a piacere per servire

Preparate la frutta semicandita: tagliate la frutta e mettetela in una ciotola con zucchero semolato e succo di limone a piacere. Lasciatela ad insaporirsi per almeno 6 ore in frigorifero, poi scolatela e conservate il succo.
Per il biancomangiare: unite al latte la panna, il sale, lo zucchero, la cannella, la vaniglia  e la maizena. Miscelate con una frusta e cuocete fino ad addensare. Fate raffreddare, mescolando ogni tanto. Unite i canditi e amalgamateli. Stratificate nei bicchieri o nelle coppette il biancomangiare e la frutta.
Per servire: fate raffreddare la preparazione in frigorifero  per almeno 2 ore. Irrorate con il succo della frutta e decorate con la frutta semicandita a piacere.

Il mio consiglio: se non vi piacciono i canditi potete sostituirli con frutta secca macinata grossolanamente. In questo caso aumentate la quantità di zucchero nel biancomangiare.

Felice giornata a tutti.

La torta della Domenica: cheese cake cotta a bagnomaria

Bagnomaria: metodo di cottura inventato da Maria, sicuramente, ché se l’avesse inventato Mario sarebbe bagnomario. Tuttavia di quale Maria si tratti è ancora argomento di discussione.
In pratica c’è chi sostiene che Maria fosse la sorella di Mosè e in questo caso non era Maria, ma Miriam. Bagnomiriam non è davvero male, anzi suona quasi più tecnologico , a dispetto del fatto che è un sistema molto antico ancora in auge e senza alcuna tecnologia. Basta infatti avere una pentola che potrei chiamare caldaia, all’interno della quale viene posto un altro contenitore dove si sistema ciò che si deve cuocere.
Per altri, invece, Maria fu un alchimista, vissuta agli albori del Medioevo e ai nostri giorni, sarebbe come dire che la signora Maria La Giudea (così si chiamava per intero) faceva la farmacista. A onor del vero va detto che Maria non amava cucinare, anzi, passava tutti i suoi giorni benedetti a fare esperimenti e ad inventare alambicchi di nuovo tipo, con la strenua convinzione che un giorno o l’altro avrebbe ricavato oro dalle piante. Il suo signor marito si lamentava, perché all’oro avrebbe preferito un bello stufato, almeno ogni tanto. Maria, che lavorava solerte al suo progetto ed era stremata dalle lamentele di quell’ uomo così scontato, un giorno che ne aveva fin sopra i capelli mise una salsiccia nell’alambicco, talmente era a abituata a esperimentare, pensando che se non fosse stato oro sarebbe stato almeno uno spezzatino di salsiccia e mandragora.
Ora, siamo tutti d’accordo: una salsiccia è pur sempre una salsiccia, ma il sacro pensiero della scienza le imponeva di prendere appunti così come era solita fare, e scrisse: presa una salsiccia, messa questa nell’alambicco, la salsiccia cuoce e non brucia. Chiedere a chi l’ha mangiata.
Fu stupita, Maria, del risultato oltre che sollevata: non doveva più correre come una disperata tra laboratorio e cucina per preparare il pranzo e non bruciò, quasi, quasi, più nulla.
Non riuscì, quindi, a ricavare l’oro dalle piante anche se le si deve dare il beneficio d’averci provato, ma ebbe il merito di accontentare un marito e molti cuochi che, tecnologia a parte, ancora adoperano il bagno-maria e ne hanno, anzi, evoluto il concetto.

cheese cake a bagnomaria

Per 8 persone e una tortiera di 20 cm di diam.

565 g di philadelphia

38 g di farina 00

125 g di uova intere

25 g di tuorli

40 g di panna

1 cucchiaio di succo di limone

250 g di biscotti secchi

250 g di burro morbido

Per la glassa

160 g di panna

20 g di sciroppo di zucchero di canna (lo trovate facilmente al supermercato)Nel frattempo

2 g di gelatina in fogli

Amalgamate con la spatola il formaggio con lo zucchero e la farina. Unite le uova e il tuorlo leggermente battuti, la panna e il succo di limone.

Sbriciolate i biscotti secchi e amalgamateli con il burro. Foderate il fondo di una tortiera apribile con carta da forno e distribuite sul fondo il composto di biscotti e burro pressandolo con il dorso di un cucchiaio e tenendolo ad un altezza di 4 mm. Raffreddate in frigorifero.

Versate l’impasto di formaggio nella tortiera. Rivestite esternamente il fondo e  i bordi della tortiera con alluminio e cuocete a bagnomaria a 160° per 1 ora e mezza o fino a quando inserendo nella torta una lama non ne uscirà quasi pulita.

Nel frattempo: mettete la gelatina in ammollo nell’acqua fredda. Fate bollire la panna con lo sciroppo e fuori dal fuoco unite il foglio di gelatina strizzato. Raffreddate a temperatura ambiente, mescolando ogni tanto.

Lasciate il dolce nel forno in fessura per 30 minuti prima di sfornarlo. Una volta sfornato lasciatelo raffreddare a temperatura ambiente e versate la glassa alla panna sulla superficie del dolce. Conservate in frigorifero per almeno 8 ore prima di servirlo.

Sformate il dolce con delicatezza, guarnitelo con lamponi o frutta a piacere e servite.

Consigli
La tecnica del bagnomaria è molto semplice. Si pone in un recipiente il cibo da cuocere e lo si pone all’interno di un altro recipiente riempito di acqua. Quindi si mette sul fuoco o in forno. L’acqua si scalderà trasferendo il calore alle preparazione in modo delicato e controllabile. Un’ unica avvertenza nel caso di cottura a bagnomaria nel forno: sarebbe meglio porre sul fondo del recipiente, all’interno del forno, un separatore (griglia, canovaccio, carta da cucina, carta da forno) così da tenere sollevato il recipiente di cottura vero e proprio. Tuttavia non è indispensabile.
La cheese cake a bagnomaria è, tra le varie e molteplici varianti, forse quella più raffinata. La ricetta originale prevede una cottura in forno di 3 ore a 90°; questa è la mia proposta per accorciare i tempi, ma nulla vi vieta di provare l’autentica, lentissima cottura.

Felice giornata!

 

 

 

 

Torta all’acqua di pesca e cremoso alle mandorle

Torta all'CQUA di pesche

E’ una torta all’acqua di pesche, questa, e badate bene – lo dice il titolo stesso – non è un panino è una torta. Lo preciso per via del fraintendimento che, vuoi la fotografia, vuoi la forma stessa, ha provocato. Non è la torta che poteva essere: è la torta che è, niente di più. Doveva essere così: a forma panino. Punto.
Ma non voglio parlare per lei, anche se lei stessa avrebbe da dire i suoi perché – se fossi una torta non gradirei il qui pro quo – voglio invece esporre il panino che potrebbe non solo sembrare ma essere davvero.
Dunque: si prenda un panino-paninone, un bell’hamburgherone, anzi, no, piuttosto del salmone. Si tagli il panino in tre strati (potrebbe essere difficile, ma si può tentare) e lo si farcisca con il salmone e con una misura incontenibile di  maionese lasciando che sbordi ben bene. Lo si chiuda all’uopo.
Si brandisca di seguito il tubone della maionese e si decori la cupola del sopra menzionato con riccioli e volute. Si proceda poi con l’addentare un pezzo di panino e un pezzetto di torta, trovandovi  le differenze.
Ah, dimenticavo, prima bisogna fare anche la torta. Ecco qua!

Ingredienti per una torta di 20/22 cm. di diametro
Occorrenti: frustino elettrico o impastatrice con la frusta, ciotole, spatola, tortiera rotonda, carta da forno, casseruola, colino, pellicola, coltello seghettato, coltello, sac a poche

Per la torta
175  g di farina, 1/2 bustina di lievito, 125 g di zucchero semolato, 4 cucchiai di acqua di pesca, un pizzico di sale,  uova

Per il cremoso di mandorla
250 g latte di mandorla, 60 g di zucchero semolato, 100 g di panna, un pizzico di sale, 8 di gelatina in fogli

Per le pesche semi candite
350 g di pesche gialle, 75 di zucchero semolato, 30 g di succo di limone

Per decorare
2 cucchiai di gelatina di albicocche, 50 g di cioccolato bianco

Preparazione

Pesche semi candite
Sbucciare le pesche e tagliarle a spicchi sottili. Metterle in una ciotola coprirle con lo zucchero, versare il succo di limone e mescolare. Lasciare macerare in frigorifero per una notte. Il giorno dopo scolare e tenere da parte il succo di macerazione (acqua di pesca)
Cremoso alla mandorla
Mettere la gelatina a bagno in acqua fredda per 10 minuti. Scaldare il latte, la panna, lo zucchero e il sale senza farli bollire. Fuori dal fuoco aggiungere la gelatina strizzata e mescolare con una frusta per scioglierla completamente. Passare al colino fine e raffreddare per 12 ore in frigorifero, coperto con pellicola
Torta
Setacciare la farina con il lievito per 2 volte. Dividere le uova e montare a neve gli albumi, poi metterli il frigorifero. Montare i tuorli con lo zucchero e il sale fino a sbiancarli. Con una spatola unire ai tuorli 4 cucchiai di acqua di pesca e versare la farina un po’ per volta amalgamandola con la spatola. Aggiungere al composto gli albumi molto delicatamente. Imburrare la tortiera e rivestirla prima sul fondo poi ai lati con carta da forno. Versare l’impasto e sbattere leggermente su una superficie piana per livellare. Infornare a 170°C per 35 minuti.

Montaggio del dolce

Con il frustino elettrico montare per 3 minuti il cremoso appena tolto dal frigorifero.Con il coltello seghettato tagliare la torta in tre strati. Sistemare il primo strato sul piatto da portata e con l’aiuto di un cucchiaio bagnarlo con parte dell’acqua di pesca. Coprire con il cremoso di mandorla e metà delle pesche. Coprire con il secondo strato, ripetere la stessa farcitura e ricoprire con l’ultimo strato. Pennellare con la gelatina di albicocca e decorare con il cioccolato bianco sciolto fatto scendere dalla sac a poche.

Felice giornata!

 

Semi-caldo? Semi-freddo!

semifreddo pesca panna

Ai miei tempi la saggezza popolare dava per scontato che il mese più pazzo dell’anno  fosse Marzo e che il mese più triste fosse Novembre.
Ma come spesso succede nella vita degli uomini, è assai probabile che anche nella vita dei mesi, che scorre sempre uguale da quando sono nati tali, almeno in linea di massima, possa insorgere la voglia del cambiamento.
Sicché l’intenzione dei mesi “moderni” di  cambiare look, se non altro qualche volta e a dispetto dei nostri, di look, si fa strada e ci disorienta. A tal punto, in verità, da farci correre in guardaroba a cercare caldi indumenti, nel bel mezzo della mezza Estate.
Lo scettro della pazzia è passato nelle mani di Luglio -Marzo pondera o pondererà- e sul podio della tristezza è salito… ancora   Luglio -Novembre invece per quest’anno pensa di ridersela.
Se non fosse per tutto quel verde sfacciato, che, male che vada, va riempiendoci occhi e polmoni, ci verrebbe spontaneo scambiare Luglio per i suoi, uno pazzerello e l’altro triste, fratelli.
Eh già, non ci sono più le mezze stagioni o i mesi vecchio stampo: regna confusione. Chissà com ci vestiremo a Novembre? Chissà da quando potremo  iniziare il conteggio dei giorni che ci separano dalla prova costume?
In effetti sussistono molte incertezze e ben poche certezze, tra le quali una e assai deliziosa nella fattispecie: l’immutato alto tasso di gradimento per il gelato o per il semi-freddo, che in questo pazzo, pazzo semi-caldo Luglio è perfetto. Buona preparazione.

Semifreddo di pesche gialle e panna

per 6 semifreddi

400 g di pesche gialle, 60 g di glucosio, 1 pizzico di sale, 40 g di succo di pesca, 200 g di panna montata, 60 g di albume, 60 g di zucchero a velo, 40 g di panna liquida

Vi serviranno: contenitori per ghiaccioli, stecchi di legno o spiedini di legno, brocche con beccuccio, ciotola, frullatore, pentolino

Il tempo di preparazione è breve, se togliamo il congelamento. Consiglio di prepararli il giorno prima.

Lavate le pesce e tagliatele a pezzi. Frullatele con la buccia.  Scaldare in un pentolino il glucosio, il succo di pesca, lasciate bollire per 2 minuti  e aggiungete la polpa della pesca. Riportate a bollore, poi togliete dal fuoco e tenete da parte. Montate la panna, ma non del tutto. Con gli albumi e lo zucchero preparate un meringa lucida ( tempo di montatura circa 10 minuti), e suddividetela a metà. In una ciotola unite a filo la panna semi-montata alla prima metà di meringa e mescolate, alternando alla panna liquida. In un’altra ciotola unite  la polpa di pesche all’altra metà di meringa. Trasferite poi entrambi i composti in due brocche munite di beccuccio, per facilitarvi l’inserimento nei contenitori. Iniziate versando negli stampi un primo strato di semifreddo alla pesca e ponete in freezer per mezz’ora. Estraete e inserite gli stecchini. Unite il semifreddo alla panna, scuotete il contenitore per assestare e rimettete nel congelatore. Terminate poi con l’ultimo strato di semifreddo alla pesca e mettete a congelare definitivamente per almeno 6 ore.  Per togliere facilmente i semifreddi dagli stampi abbiate l’avvertenza di metterli per qualche minuto in un recipiente pieno di acqua calda. Ricordo che l’albume non è pastorizzato. Una volta tolti dal freezer vanno consumati. Se voleste ricongelarli è meglio sostituire pari quantità di meringa a freddo con della meringa all’italiana. La ricetta la trovate nel blog.

Di questo passo potrebbe capitarci la bizzarria di un “Agugno”, o di un “Settosto” e, esagendo un poco, di un “Novuglio”.  Oppure, perché non sognare un “Gennaggio”?
Tuttavia riposiamoci, che malgrado il tempo, è tempo di vacanza. Sempre grazie di leggermi.

Colombina Paradiso

 

colomba paradiso

Credo di essere piombata in questo posto da piccola, di notte. E sono stata fortunata: potevo sbattere contro il vetro.
Ho detto piombata, sì: non sapevo volare e stavo sulle zampe a malapena. Da noi funziona così: quando appena, appena muovi le ali le madri ti allontanano, senza nemmeno salutarti. Ma, state tranquilli, noi ci siamo abituati. Solo mi dispiace che non so volare.
Sono arrivata di notte e non ho  in mente quasi nulla di cosa facevo prima. Solo il ricordo di becchi aperti a chiedere cibo, almeno cinque, e quel nido troppo stretto, litigioso.
Ora ho una casa tutta mia, un grande vetro, e molto spazio. Ogni tanto avrei voglia di un cielo e di un prato, comunque mi trovo bene.
Sono su un tetto, credo; anzi no, deve essere una terrazza, perché passa molta gente di qua: arriva, fuma e va via. Borbottano alcuni, dicono: guarda, una colomba!
Allora è strano per voi, vedere una colomba bianca, su un terrazzo, che non si sposta da lì. Ma io non mi muovo perché non so volare, altrimenti un giretto, ogni tanto, me lo farei.
L’altro giorno è passato un merlo, gran volatore lui, e modi da giramondo. Dice che giù, insomma qui intorno, si fa un gran parlare di me in questi giorni; che voi mi avete messa in vetrina, che sono il simbolo della pace. Non so. Non so cosa sia “pace”, ma me la figuro più o meno come questa terrazza: tranquilla.
Ah, dimenticavo di dirvi che ho un e un’amica, e che è uguale, uguale a me: bella testa, grande coda, becco giallo e occhio sveglio. Penso che anche lei non sappia volare, perché non salta mai di qua, di qua dal vetro intendo dire…Provo perfino a darle dei colpi, leggeri eh, con il becco.
Forse se sapessi come si chiama…
Posso provare  a darle un nome!
Ma che nome posso darle, se non conosco che il mio…
E se la chiamassi con il mio di nome?
Ora provo: hey tu! Paradiso!

colombaIngredienti per 6 colombe del peso di g 100 l’una: 100 g di fecola di patate o frumina, 120 g di zucchero a velo, 60 g di farina, 2 uova intere, 2 tuorli, 1 bustina di vaniglina, un limone, un cucchiaino raso di lievito per dolci, 150 g di burro, sale
Ingredienti per la farcitura: 250 g di panna, 20 g di miele di acacia
Occorrenti: ciotole, cucchiaio di legno, frustino elettrico o impastatrice, stampo con impronte colombina o stampo colomba, sac a poche o cucchiai

Accendete il forno a 170°C in modalità statica e pesate tutti gli ingredienti. Ammorbidite il burro  e lavoratelo nella ciotola con il cucchiaio di legno aggiungendo la vaniglina e il sale. Montando con il frustino elettrico aggiungete poco per volta lo zucchero a velo. Rompete le uova, ben fredde, in una terrina e battetele leggermente, poi unitele al burro montato poco per volta con il frustino elettrico. Setacciate la farina, la fecola e il lievito e con una spatola unitele al composto. Terminate con il succo e la buccia grattugiata del limone. Imburrate leggermente le impronte e spolverate di farina (anche se di silicone) versate l’impasto a 2/3 dell’altezza e cuocete per 30 minuti se i dolci sono piccoli o per 40 minuti se il dolce è unico.
Per la finitura: mettete una ciotola che possa contenere la panna in frezeer per almeno 10 minuti. Nel frattempo tagliate le colombine a metà. Montate la panna ben ferma aggiungendo non appena inizia ad addensarsi il miele. Inserire in una sac a poche con la bocchetta a stella e coprire le metà delle colombine. Sovrapporre e cospargere con zucchero a velo o decorare a piacere con ghiaccia reale.

Auguro a tutti voi una Pasqua serena e una buona Primavera.

Le pranzo-idee della Domenica: gnocchetti di ricotta con erbe spontanee

 

gnocchi di ricotta

Gnocchetti di ricotta

 

Andar per prati per raccogliere le erbe spontanee è senza dubbio di grande soddisfazione e questo è un buon periodo. Propongo per il pranzo della Domenica dei delicati gnocchi di ricotta conditi con una misticanza naturale. Se non sapete riconoscere le erbe selvatiche –si può sempre imparare- o vi piace solo passeggiare, sostituitele con la stessa quantità di erbette.

Per 4 persone

Ingredienti per gli gnocchi: 100 g di ricotta vaccina, 50 g di grana grattugiato, 1 uovo, 200 g di farina, sale

Ingredienti per il ragù di erbe spontanee: circa 200 g di erbe spontanee miste (borragine, tarassaco, ortica),1 cucchiaio di cipolla tritata molto sottile

Ingredienti per completare: 4 cucchiai di panna fresca, 30 g di grana grattugiato, acqua di cottura degli gnocchi

Costo del piatto: basso

In una ciotola amalgamate gli ingredienti per gli gnocchi  con l’aiuto di una forchetta. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro e lavoratelo fino ad avere un insieme liscio. Suddividetelo in pezzi della stessa grandezza e arrotolateli sul tavolo per formare dei cordoncini. Tagliateli a tozzetti grandi a piacere e disponeteli staccati su un vassoio leggermente infarinato.

Per il ragù di erbe spontanee Lavate le erbette e lessatele per un minuto in acqua bollente salata, raffreddatele sotto acqua corrente fredda ,strizzatele leggermente e tagliatele sottili. Nella padella scaldate l’olio e rosolate la cipolla, poi versate le erbe. Lasciate ben insaporire e tenete da parte. Lessate gli gnocchi in acqua bollente salata e non appena tendono a salire scolateli direttamente nella padella. Aggiungete la panna, il grana e un po’ di acqua di cottura, regolate di sale e pepe e mescolate molto bene per dare cremosità. Servite ben caldo. Potete completare il vostro pranzo con un carpaccio di pesce condito con olio sale e limone.

Buona Domenica!

Le vie della polenta

Se nei tempi trascorsi, nemmeno da tanto, è servita a sfamare generazioni intere, ora non si adegua al nostro stile frettoloso, per l’unica ragione che contempla una lunga e paziente cottura: laboriosa, quindi.
Ma le vie delle polenta…no, non sono infinite. Però, posso indicarne almeno tre.
E non abbiate a perdervi per via se volete gustarla nella sua bontà, ché va mangiata calda, mai fredda; forse tiepida, non bollente.

La via della polenta istantanea

La via della cottura breve è sicuramente la più intrigante per i frettolosi: otto minuti – non un secondo di più- e la polenta è in tavola. Unico svantaggio non si formerà la “raspa”.
Raspa divina! Quella crosticina dorata, che si forma sul fondo e sulle pareti del paiolo per effetto della tostatura e che -a casa mia capita- , saremmo disposte a giocarci ai dadi…

Polenta con fagioli e salsiccia in umido

polenta fagioli e lucanica

per 6 persone

Occorrenti: colino, tegame, cucchiai di legno, tagliere, casseruola, forbici, frusta
Ingredienti: 350 g di fagioli borlotti in scatola (peso sgocciolato), 3 cucchiai di misto per soffritto surgelato, 600 g di pomodori pelati, 800 g di salsiccia a nastro, 4 cucchiai di olio di oliva, 1 spicchio di aglio, 2 rametti di rosmarino, 1 bicchiere di vino bianco, 2 pizzichi di sale, 1 manciata di pepe
325 g di farina per polenta istantanea, 1,5 lt di acqua, 2 cucchiaini di sale grosso
Tempo di preparazione: 25 minuti
Grado di difficoltà: facile

Tagliamo a tocchetti la salsiccia e bucherelliamola in più punti. Sciacquiamo i fagioli sotto l’acqua corrente e lasciamoli sgocciolare. Scaldiamo l’olio nel tagame e rosoliamo l’aglio per 30 secondi, lo togliamo e versiamo il misto per soffritto. Insaporiamo il soffritto, mescolando e aggiungiamo i tocchetti di salsiccia. Rosoliamo per due minuti e versiamo il vino, lasciandolo evaporare per 2 minuti. Aggiungiamo i pomodori a pezzi; saliamo. Laviamo un rametto di rosmarino, lo leghiamo e lo uniamo nel tegame. Abbassiamo e copriamo, ma lasciando uno spiraglio. Cuociamo fino a che il sugo non si è ristretto. Togliamo il rosmarino legato dal tegame e tagliamo dall’altro rametto qualche foglia in pezzettini, che lasceremo cadere direttamente nel tegame delle salsicce. Aggiungiamo i fagioli e mescoliamo. Lasciamo cuocere ancora per 5 minuti, mescolando un paio di volte. Regoliamo di sale, spolveriamo un po’ di pepe e spegniamo.

Versiamo nel paiolo l’acqua, aggiungiamo il sale grosso e portiamo quasi a bollore.  Uniamo la farina di mais mescolando velocemente con una frusta. Abbassiamo la fiamma al minimo e proseguiamo la cottura per 8 minuti o per il tempo indicato sulla confezione.

Suddividiamo la polenta nelle ciotole. Distribuiamo sopra il “toccio” di fagioli e salsiccia e serviamo subito.

La via della polenta pronta

Tutta la polenta in blocco, subito, all’insegna della praticità. E’ la polenta sottovuoto, che dobbiamo solo affettare, scaldare e trasformare in gustose fettine: raffinato accompagnamento di formaggi,  salumi e un alternativa al riso per fare gli arancini.

Arancini di polenta con caciotta

arancini di polenta

Per 4 persone

Occorrenti: ciotola,  cucchiaio, padella, schiumarola
Ingredienti: 500 g di polenta pronta, 150 g di pane grattugiato, 1 uovo, 50 g di grana, 50 g di caciotta, olio di semi di arachide per friggere, un rametto di rosmarino lavato e molto ben asciugato
Tempo di preparazione: 20 minuti
Grado di difficoltà: facile

Togliamo della polenta dal  blocco di polenta con il cucchiaio e, schiacciando e impastando con le mani, formiamo delle pallotte di 3/4 cm di diametro. Inseriamo in ogni pallotta un pezzettino di caciotta e lo ricopriamo di polenta, chiudendo molto bene.
Battiamo l’uovo, mescoliamo al pane il grana. Paniamo le pallotte di polenta passandole prima nell’uovo e poi nel pane. Friggiamo in olio di semi ben caldo. Preleviamo con la schiumarola. Serviamo accompagnando con sugo di pomodoro.

La via della polenta tradizionale

In assoluto è la mia preferita.
La prima necessità è procurarsi una buona farina. Ne esistono varie tipologie: gialla bramata, fioretto, integrale e bianca, più delicata e ottima per accompagnare il pesce.
La seconda necessità è quella di possedere un paiolo. Ricordo i paioli antichi, quelli da mettere sul fuoco o sulla stufa: erano di rame. Poi lo scomodo rame è stato soppiantato dal sicuramente più pratico ed eclettico alluminio. Un’ ottima soluzione è ora costituita dall’antiaderente, che può essere adatto anche ai piani di cottura a induzione.
Terza e, non meno importante, un buon cucchiaio di legno, così da poterla mescolare con buona energia, esercitando ad un tempo i muscoli delle braccia.
Esistono pure dei mescolatori elettrici, ottimi, ma solo in caso di grandi quantità.
E infine la quarta: il tagliere di legno, che possiamo sostituire con una zuppiera.
La cultura della polenta, che mi appartiene,  mi impone di trasmettervi questo “modo di casa mia” per gustare la polenta. Una “chicca” che ho in serbo per i golosi della polenta con il latte: in verità molto pochi.

Polenta e latte, con panna e raspa

polenta e latte

per 4 persone

Occorrenti: paiolo, frusta, cucchiai di legno, frustino elettrico
Ingredienti: 1,5 lt di acqua, 300 g di farina bramata, 2 cucchiaini di sale grosso, un pizzico di zucchero, due cucchiai di olio di oliva, 200 g di panna, latte freddo q.b
Grado di facilità: facile
Versiamo nel paiolo l’acqua. Portiamo quasi ad ebollizione e aggiungiamo il sale, lo zucchero e l’olio. Uniamo la farina a pioggia, mescolando con la frusta.
Cuociamo per almeno un ora, mescolando ogni tanto, su fiamma al minimo.
Montiamo la panna, non densa. Distribuiamo la polenta nelle tazze o nelle fondine. Versiamo sulla polenta del latte freddo di frigorifero. Aggiungiamo la panna e un po’ di raspa.
C’est tout.

P.S. Mentre preparavo questo post, ho avuto notizia che la polenta è stata definita cancerogena. Lascio a  voi  la scelta se evitare di mangiarla o meno.
Per ciò che mi riguarda, viste le “povere” argomentazioni a sostegno della sua pericolosità, continuerò a mangiarla.

Buona giornata!