Io! Ero il tuo panettone.

panettone

Non guardarmi così. Ti vedo sai? Dal fondo della credenza, relegato in un sacchetto…
E dire che non è passato molto tempo da quando ci siamo piaciuti. E così tanto!
Hai saputo scegliermi, tra mille. Alcuni erano troppo alti, altri bassi. Non ti sono mai piaciuti bassi, vero? Nemmeno cicciottelli ti piacevano; hai scelto il più adatto a te.
Ahimè e adesso?
Mi hai usato. Posso dirlo? Ti sei presa tutto il mio meglio.
Mi  hai strappato il cuore, perfino, senza farti troppi scrupoli. Di me hai lasciato solo i resti.
E ora che mi hai davanti, guardami! Prostrato, in un sacchetto opaco. Io, qui, sedotto e abbandonato.
Fammi tuo, per l’ultima volta. Io! Ero il tuo panettone.

Sandwich di panettone con gelato al torrone e salsa inglese

Potrebbe essere un preziosismo di stampo Bizantino. Forse lo è, perché il panettone avanzato è buono anche e soprattutto gustato come “pasticcerefecit” intinto nel caffellatte. Ma fammi dire e fare qualcosa!
I modi per utilizzare l’avanzo del panettone sono svariati quanti i giorni che mancano alla sua scadenza (solitamente Aprile dell’anno dopo), per cui  puoi davvero divertirti. E fai tu!

Per 1 sandwich

Occorrenti: coppa-pasta rotondo o quadrato, griglia antiaderente, ciotole, bagnomaria
Ingredienti: 50 g di panettone, 50 g di gelato al torrone o alla vaniglia, 1 tuorlo, 1 cucchiaio di zucchero semolato, 100 g di latte, 1 pizzico di sale
Tempo di preparazione: 30 minuti

Prepara la salsa inglese: metti in una ciotola il tuorlo aggiungi il cucchiaio di zucchero e il sale. Mescolalo fino a farlo schiarire, poi aggiungi il latte tiepido. Filtralo in una ciotola e appoggiala sul bagnomaria caldo. Cuoci mescolando fino a che la crema non velerà il cucchiaio. Togli la ciotola dal bagnomaria e raffreddala in una più grande riempita di acqua e ghiaccio.
Su una griglia ben calda o nel tostapane dora la fetta di panettone. Lascialo raffreddare; taglialo pressandolo con il coppa-pasta e mettilo da parte.
Ora puoi montare il dessert: appoggia il coppa-pasta su una base piatta. Inserisci il panettone tagliato nel coppa-pasta, coprilo con uno strato di gelato alto circa 1 centimetro e ricoprilo con altro panettone. Pressa leggermente e rimetti in freezer. Nappa il piatto con la salsa inglese ormai fredda, estrai il panettone farcito e adagialo in mezzo alla salsa. Completa con decorazioni di cioccolato o una leggera spolverata di cacao.

Per trasformare questo dessert in delizia per molti, non devi fare altro che moltiplicare le dosi. Tutto dipende da quanto panettone è rimasto. In alternativa puoi usare del pan brioche pronto a cassetta.

Un caro saluto!

  

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Il pan de Toni

La leggenda del panettone assomiglia a una novella di Natale di sapore dickensiano, ma siamo molto più indietro nel tempo.
Si narra che un povero, poverissimo garzone di fornaio di nome Toni, fosse davvero stanchissimo mentre si aggingeva a preparare l’ultimo impasto per la torta natalizia dei signori. Per quanto lo riguardava avrebbe preferito trascorrere il Natale accanto al capezzale della mamma ammalata.
Forse furono proprio la stanchezza e le sue pene a fiaccarlo, mentre “pirlava” le forme delle torte: sbagliò un movimento e rovesciò sull’impasto una montagna di zucchero. Tentò, quindi,  di recuperare il tutto: aggiunse altre uova, canditi, uvetta , altra farina, altro burro, ma niente…L’ insieme era un’ammasso incosistente, anarchico, vagamente somigliante ad una torta ricca.
Allora iniziò a piangere. Dapprima con un pianto sommesso, come quello di un bambino, poi pianse sempre più forte. Erano lacrime di disperazione mista a stanchezza. Colavano e andavano mescolandosi all’impasto che, come fosse per miracolo, alla fine gli riuscì. Con gesto pacato, lento, quasi per non disturbare quella montagna dolce che cresceva e cresceva, tagliò le forme e le mise a cuocere, presentendo la bufera nella bottega del suo padrone: sarebbe stato cacciato.
Ma quale e quanta fu la sorpresa il giorno dopo! Il pane dolce era uscito dal forno  meraviglioso, profumato, morbido, dorato e perfetto. Il suo padrone che lo vendette ai signori, fece davvero affari d’oro, tanto che tutti gliene chiedevano ancora, ed egli andava rispondendo:- Questo è il pan de Toni. Ci vogliono mille fornai per fare tutto quello che chiedete!
Toni non venne cacciato anzi, venne chiamato per render conto di tanta e inaspettata bontà e fu costretto a riprendere le fila della sua testolina scarna per riuscire a ricordarsi cosa avesse messo in quel pane. Mah…Ricordava tutta quella pioggia di zucchero, aveva ancora davanti agli occhi la confusione e, nel vivo ricordo, le sue lacrime. Ecco: le lacrime! Che fossero state le sue lacrime? Con la forza della disperazione andava pian piano ricordando l’esatta procedura del suo errore…
Fu così che questo dolce spettacolo arrivò alla tavola di Ludovico il Moro, durante il suo pranzo per la proclamazione a Duca di Milano, dove Il Pan de’ Toni venne offerto come  Panis quidam acinis uvae confectus, cioè: pane confezionato con l’uva.
Ben presto, dal castello degli Sforza, la notizia di questa nuova bontà si sparse in tutta Milano. Il panfrutto più buono, lo definirono, con un unico dubbio: avrebbero potuto assaggiarne ancora?
Sì! Perché con un gesto elegante e lungimirante Ludovico il Moro assunse Toni quale pasticcere di corte e fece distribuire la ricetta a tutti i fornai di Milano – sicuramente più di mille.
Il pan de’ Toni, il pan frutto più buono mai assaggiato,  venne chiamato per comodità Panettone. Eravamo nel 1495 e ancora una volta da un errore nacque un mito.

Panettone

panettone

Per fare il panettone in casa serve solo un po’ di tempo e la voglia di impastare. Non servono invece tutte le lacrime di Toni per formare l’impasto.
Non essendo lievitato naturalmente, questo panettone va consumato entro un giorno dalla preparazione.

Per 8 persone

Occorrenti: ciotola, 1 stampo di carta da panettone di ½ kg o stampini monoporzione

Ingredienti

Primo impasto 75 gr di farina 00  45 g di acqua 5 g di lievito di birra Secondo impasto 250 g di farina Manitoba 150 g di zucchero 100 g di latte 1 uovo + 1 tuorlo 2 g di lievito di birra Terzo impasto 100 g di burro morbido 3 tuorli 150 g di farina manitoba 2 cucchiaini di miele di acacia 70 g di zucchero 3 g di sale Scorza grattugiata di un limone e di un’arancia Vaniglia 50 g di cocce di cioccolato, oppure 50 g di canditi misti

Preparazione

Aromatizziamo il burro con la vaniglia e la scorza degli agrumi, teniamo da parte. Per il primo impasto: sciogliamo il lievito nell’acqua tiepida, uniamo la farina e prepariamo un panetto. Poniamo il panetto in una ciotola, lo copriamo e lo lasciamo lievitare in luogo caldo per 5 ore. Per il secondo impasto: uniamo lo zucchero al primo impasto, e il lievito sciolto nel latte. Incorporiamo le uova, leggermente sbattute, la farina e impastiamo incorporando il latte rimasto. Lavoriamo la massa per almeno 20 minuti, fino a che l’impasto non si stacca perfettamente dalla ciotola. Lasciamolo lievitare, protetto da pellicola per alimenti, in luogo caldo per 5 ore, o almeno fino al raddoppio del volume. Per il terzo impasto: riprendiamo la pasta, uniamo la farina, i tuorli, leggermente sbattuti, il miele, lo zucchero e il sale. Solo alla fine incorporiamo il burro morbido. Impastiamo a lungo e completiamo con le gocce di cioccolato o i canditi, lavorando il tempo necessario per distribuirli uniformemente. Mettiamo l’impasto nello stampo, o lo dividiamo per inserirlo negli stampini monoporzione. Proteggiamo gli stampi e li lasciamo al caldo fino a che l’impasto non ha superato il bordo. Incidiamo la superficie dei panettoni con un taglio a croce cospargiamo con zucchero in granella e inforniamoli a 170° 35 minuti per un unico panettone o per 20 minuti se sono piccoli. Raffreddiamo leggermente e sformiamo su una gratella per dolci.

Buona giornata!

  

…ci vogliono mille fornai!

La leggenda del panettone assomiglia a una novella di Natale di sapore dickensiano, ma siamo molto più indietro nel tempo.
Si narra che un povero, poverissimo garzone di fornaio di nome Toni, fosse davvero stanchissimo mentre si aggingeva a preparare l’ultimo impasto per la torta natalizia dei signori. Per quanto lo riguardava avrebbe preferito trascorrere il Natale accanto al capezzale della mamma ammalata.
E furono proprio la stanchezza e le sue pene a fiaccarlo mentre “pirlava” le forme delle torte: sbagliò un movimento e rovesciò sull’impasto una montagna di zucchero. Tentò allora di recuperare il tutto: aggiunse altre uova, canditi, uvetta , altra farina, altro burro, ma niente…L’ insieme era un’ammasso incosistente, anarchico, vagamente somigliante ad una torta ricca.
Allora iniziò a piangere. Dapprima con un pianto sommesso, come quello di un bambino, poi pianse sempre più forte. Erano lacrime di disperazione mista a stanchezza. Colavano e andavano mescolandosi all’impasto che, come fosse per miracolo, alla fine gli riuscì. Con gesto pacato, lento, per non disturbare quella montagna dolce che cresceva e cresceva, tagliò le forme e le mise a cuocere, presentendo la bufera nella bottega del suo padrone: sarebbe stato cacciato.
Ma il giorno dopo il pane dolce  meraviglioso, profumato, morbido, dorato e perfetto. Il suo padrone che lo vendette ai signori , fece davvero affari d’oro, tanto che tutti gliene chiedevano ancora ed egli andava rispondendo:- Questo è il pan de Toni. Ci vogliono mille fornai per fare tutto quello che chiedete!
Toni non venne cacciato anzi, venne chiamato per render conto di tanta e inaspettata bontà e fu costretto a riprendere le fila della sua testolina scarna per riuscire a ricordarsi cosa avesse messo in quel pane. Mah…Ricordava tutta quella pioggia di zucchero, aveva ancora davanti agli occhi la confusione e nel vivo ricordo le sue lacrime. Ecco: le lacrime! Che fossero state le sue lacrime? Con la forza della disperazione cerco di ricordarsi l’esatta procedura del suo errore…
Fu così che questo dolce spettacolo arrivò alla tavola di Ludovico il Moro, durante il suo pranzo per la proclamazione a Duca di Milano. Il Pan de’ Toni venne offerto come  Panis quidam acinis uvae confectus, cioè: pane confezionato con l’uva.
Ben presto, dal castello degli Sforza, la notizia di questa nuova bontà si sparse in tutta Milano. Il panfrutto più buono, lo definirono, con un unico dubbio: avrebbero potuto assaggiarne ancora?
Sì. Perché con un gesto elegante e lungimirante Ludovico il Moro assunse Toni quale pasticcere di corte e fece distribuire la ricetta a tutti i fornai di Milano – sicuramente più di mille.  Il pan de’ Toni, il pan frutto più buono mai assaggiato,  venne chiamato per comodità Panettone.
Eravamo nel 1495: ancora una volta da un errore nacque un mito.

Panettone

  
Per fare il panettone in casa serve solo un po’ di tempo e la voglia di impastare. Non servono invece tutte le lacrime di Toni per formare l’impasto.
Non essendo lievitato naturalmente, questo panettone va consumato entro un giorno dalla preparazione.
Per 8 persone
Occorrenti: ciotola, 1 stampo di carta da panettone di ½ kg o stampini di alluminio monoporzione
Primo impasto
75 gr di farina
45 g di acqua
5 g di lievito di birra
Secondo impasto
250 g di farina Manitoba
150 g di zucchero
100 g di latte
1 uovo + 1 tuorlo
2 g di lievito di birra
Terzo impasto
100 g di burro morbido
3 tuorli
150 g di farina manitoba
2 cucchiaini di miele di acacia
70 g di zucchero
3 g di sale
Scorza grattugiata di un limone e di un’arancia
Vaniglia
50 g di cocce di cioccolato, oppure 50 g di canditi misti
Preparazione
Aromatizziamo il burro con la vaniglia e la scorza degli agrumi, teniamo da parte.
Per il primo impasto: sciogliamo il lievito nell’acqua tiepida, uniamo la farina e prepariamo un panetto. Poniamo il panetto in una ciotola, lo copriamo e lo lasciamo lievitare in luogo caldo per 5 ore.
Per il secondo impasto: uniamo lo zucchero al primo impasto, e il lievito sciolto nel latte. Incorporiamo le uova, leggermente sbattute, la farina e impastiamo incorporando il latte rimasto. Lavoriamo la massa per almeno 20 minuti, fino a che l’impasto non si stacca perfettamente dalla ciotola. Lasciamolo lievitare, protetto da pellicola per alimenti, in luogo caldo per 5 ore, o almeno fino al raddoppio del volume.
Per il terzo impasto: riprendiamo la pasta, uniamo la farina, i tuorli, leggermente sbattuti, il miele, lo zucchero e il sale. Solo alla fine incorporiamo il burro morbido. Impastiamo a lungo e completiamo con le gocce di cioccolato o i canditi, lavorando il tempo necessario per distribuirli uniformemente. Mettiamo l’impasto nello stampo, o lo dividiamo per inserirlo negli stampini monoporzione. Proteggiamo gli stampi e li lasciamo al caldo fino a che l’impasto non ha superato il bordo. Incidiamo la superficie dei panettoni con un taglio a croce cospargiamo con zucchero in granella e inforniamoli a 170° 35 minuti per un unico panettone o per 20 minuti se sono piccoli. Raffreddiamo leggermente e sformiamo su una gratella per dolci.

foto panettone

CREMA TIRAMISU’ PASTORIZZATA
Una crema ideale da servire con il panettone è quella classica del Tiramisù. questa versione è tratta dal libro “TIRAMISU’ E CHANTILLY”, la bibbia per chi vuole specializzarsi in queste tipologie di dolci. La pastorizzazione delle uova, garantisce un risultato igienicamente perfetto.

175 g di tuorli
340 g di zucchero semolato
100 g di acqua
1 baccello di vaniglia
500 g di mascarpone
500 g di panna
In un pentolino portiamo alla temperatura di 121°C l’acqua e lo zucchero, per chi non avesse il termometro da pasticceria, ci vorranno circa 7 minuti in tutto(versiamo prima nel pentolino l’acqua e poi lo zucchero, non viceversa). Incorporate lo sciroppo di zucchero ai tuorli, sbattendo fino a raffreddamento, per circa 20 minuti Aggiungiamo il mascarpone precedentemente, sbattuto e la panna semimontata.

foto panettone e crema

7 creme 7, per farcire panettoncini
Sette idee per rendere ancora più golosa una merenda a base di panettone. In questo caso ho farcito dei piccoli panettoni.

Con la panna e gli smarties
Montiamo la panna ben soda aromatizzata con la vaniglia. Tagliamo la calotta dei panettoncini, spruzziamoli con un po’ di succo di frutta a piacere farciamoli con la panna e decoriamoli con gli Smarties

Con la frutta
Tagliamo a pezzettini della frutta fresca a piacere, tagliamo la calotta ai penettoncini, spruzziamoli con del succo di arancia zuccherato e li farciamo con della crema pasticciera e della frutta, decorandoli poi con altra frutta fresca.

Con i mandaranci e la cioccolata al latte
Tagliamo la calotta ai panettoncini li spruzzimo con un po’ di succo di mandarancio zuccherato, li farciamo con nutella, qualche spicchio di mandarancio spezzettato e decoriamo con cioccolato, mandarancio e zucchero a velo.

Con la crema di marroni
Tagliamo le calottine ai panettoncini li farciamo a del mascarpone, che avremo mescolato a un po’ di zucchero e a un po’ di cacao, aggiungiamo dei marrons glacès spezzettati e spolverizziamo con zucchero a velo.

Con la cioccolata bianca
Fondiamo la cioccolata bianca, la versiamo sui panettoncini, e ricopriamo con delle gocce di cioccolato fondente. Decoriamo con una ciliegina candita e raffreddiamo in frigorifero, prima di servire.

Con crema di ricotta e amarene sciroppate.
Tagliamo la calotta ai panettoncini, mescoliamo della ricotta allo zucchero e aggiungiamo amarene sciroppate tagliate a piccoli pezzi. Guarniamo con abbondante zucchero a velo e cacao.

Con le arance e la cioccolata fondente
Tagliamo le arance dopo averle pelate a vivo e le mescoiliamo al cioccolato fuso. Guarniamo con cioccolata fusa e zucchero a velo e scorzette di arancia tagliate sottili.

foto panettoncini

Buona settimana!

P.S. Un consiglio: il panettone è molto calorico. Se lo serviamo con creme e guarnizioni diventa il sostitutivo di un pasto. Serviamolo a colazione o a merenda e non alla fine del pasto di Natale, perché credo sarebbe troppo. Un’idea invece mangiarlo mentre si gioca a carte il pomeriggio. Vero?