Il roast-beef in casseruola

Il roast-beef  è un piatto per l’Estate. Nessun ipermercato, supermercato, gastronomia, piccola bottega ne è mai sprovvisto, soprattutto in questo periodo nel quale nessuno cucina volentieri. Non voglio in nessun modo complicarvi la vita, se lo trovate comodo, pronto e ben rosato nel vostro punto vendita continuate ad acquistarlo, ci mancherebbe; ma se vi piacerà provare a farlo in casa vi do la mia ricetta che prevede la cottura in casseruola anziché nel forno. Facendolo in casa, avrete dei vantaggi, che vanno da un buon rapporto qualità prezzo, alla possibilità di conservarlo  per il tempo che basta a non stancarci di mangiarlo, in breve: due giorni in frigorifero e tempi raddoppiati se conservato nel sottovuoto, fino al piacere di gustarlo appena fatto e, perché no, caldo anziché freddo. Dicevo:  solitamente la cottura viene fatta in forno, e prevede temperatura molto alte, almeno durante i primi minuti. La cottura nella casseruola quindi meglio si adatta al clima torrido di certe giornate estive,  con l’unico svantaggio di non essere ideale per pezzi di carne troppo grandi. Buona preparazione.

roast beef

per 4 persone

occorrenti: spago da cucina(facoltativo), casseruola, coltello tagliente, termometro da cucina(facoltativo), pellicola di alluminio, un peso

tempo di preparazione: 30 minuti
grado di difficoltà: facile
calorie 113 ogni 100 g

Ingredienti: 600 g di controfiletto o scamone di manzo,1 bicchiere di olio di oliva, sale e pepe, 4 spicchi di aglio con la camicia, succo di limone

Puliamo la carne da grasso in eccesso e se vogliamo mantenerne integra la forma leghiamola con spago da cucina. Possiamo chiedere al macellaio di legarla, ma ritengo che valga la pena di provare. Nella casseruola scaldiamo un filo di olio di oliva e procediamo con la sigillatura della carne rosolandola su tutti i lati(ci vorranno circa 2 minuti) a fuoco medio alto. Togliamo la carne dalla casseruola e la sfreghiamo con una miscela leggera di sale e pepe. Aggiungiamo nella casseruola l’olio rimanente, l’aglio  e portiamo a cottura la carne, a fuoco medio rigirandola spesso. Dopo circa dieci minuti aggiungiamo il succo del limone e terminiamo la cottura. Togliamo il pezzo di carne dalla casseruola e avvolgiamolo nella pellicola. Sistemiamolo in un piatto e mettiamo sopra un peso che lasceremo per circa mezz’ora. Possiamo servire la carne calda tagliata a fette più spesse, o fredda tagliata molto sottile. In entrambe i casi adagiamo le fette nel piatto e irroriamole con la salsa calda e passata al colino fine.
I tempi di cottura della carne indicati nella ricetta sono riferiti ad una preparazione mediamente al sangue. Se vogliamo una carne più cotta aumentiamoli di 5 minuti e diminuiamoli se la vogliamo molto al sangue(il peso serve anche a far fuoriuscire il sangue che andrebbe a finire nel piatto, rendendolo poco piacevole alla vista). Per monitorare i tempi è molto utile il termometro il quale ci dà l’esatta temperatura di cottura al cuore:

molto al sangue         45°C
al sangue                   50°C
media cottura             55°C

Possiamo sostituire al succo di limone del vino bianco che lo rende meno acido, o lasciare la salsa naturale.  A nostro piacere per dare un tocco in  più di sapore possiamo massaggiare la carne dopo la rosolatura  con un trito di erbe aromatiche, con della salsa Worcester o con della Senape. Credo di non essermi dimenticata nulla.

In cucina un peso è sempre utile e questo è quello che uso io:

frabostone

ha la forma di un coperchio, ma è molto pesante. Si chiama Frabostone, è completamente fatto di acciaio indistruttibile e fabbricato in Italia  dalla ditta FRABOSK. E’ utile per grigliare carne e crostacei, e perfetto per abbreviare i tempi delle lunghe cotture o della bollitura dell’acqua, per tenere ferme paste sfoglie e frolle in cotture(basta che abbiano la stessa dimensione del disco). Ha un fondo completamente piatto necessario per l’appoggio e per renderlo intercambiabile.

l tempo corre, e il tempo dell’ Estate corre di più.  Buon tempo d’Estate a chi le ferie le sta già ricordando, a chi ancora le sogna, e  a chi le sognerà. Sempre grazie di leggermi.         

Quando c’è bisogno di forza

Non va in vacanza il mio dizionario segreto delle verdure, si prende ogni tanto qualche breve momento di latitanza. Se non cado in errore siamo giunti alla lettera G. Nel mondo mediamente sconfinato delle verdure non vengono annoverate verdure con la G, e per mediamente potrei indicare la misura in cui esse sono reperibili. Non si parla oggi di verdure “normali” ma dell’alfa delle verdure, del loro inizio: tratterò dei germogli. Non a caso li ho definiti l’alfa. Essi sono veramente l’inizio, i padri e le madri delle verdure, creature vive che vivificano i piatti, la piccolissima botte in cui è nascosto il liquore più prezioso. Ricchi di sostanze nutritive: vitamine, proteine ad alta digeribilità, sali minerali, essi sono in continua fermentazione e produzione di quei nutrienti riconosciuti come anticancerogeni, anti invecchiamento, ipoglicemizzanti, ipocolesterolemiche. Credo che la premessa basti per definirli il simbolo della forza e del vigore, tanto quanto è forte un germoglio dal quale avrà origine una pianta. Non c’è che da rifletterci. Rimedio assolutamente indispensabile, quindi, nelle situazioni che attraversano periodI di atonia, debolezza o stanchezza per varie ragioni. Cucinare, regalare, offrire germogli è una cura d’urto indispensabile per uno scorrere della vita che pare inutile e conseguentemente indebolisce, per un amore che ha perso l’entusiasmo, per chi è depresso e senza stimoli. Direi che questo medicamento è piacevole, fresco e, perché no, elegantemente colorato-quale alto rimedio lo è?- e la buona notizia è che oramai i germogli sono facilmente reperibili e autoctoni. Meraviglioso! Allora approfittiamone.

Tortino di patate e formaggio con germogli di alfa-alfa

tortini di patate

Occorrenti: padella, coppapasta, spatola o cucchiaio di legno
Tempo di preparazione: 30 minuti
calorie per 1 tortino 290
grado di difficoltà: medio
ingredienti per 6 persone
400 g di patate tagliate a cubetti o a rondelle in maniera uniforme, 200 g di formaggio di montagna o caciotta, 3 cucchiai di olio di oliva, 1 spicchio di aglio non sbucciato, 100 g di germogli di alfa alfa, sale e pepe facoltativo, insalatina e germogli freschi per servire.

Laviamo i germogli sotto acqua corrette e li asciughiamo molto bene. Versiamo le patate tagliate a cubetti nell’olio caldo,  uniamo lo spicchio di aglio e portiamo a cottura coperto per circa 10 minuti . Scopriamo e rosoliamo e fuoco medio per 10 minuti e regoliamo di sale e pepe se previsto. Aggiungiamo il formaggio, tagliato sottile, mescoliamo con una spatola o un cucchiaio di legno. Uniamo i germogli e li amalgamiamo. Serviamo sformando in un coppapasta di 12 cm di diam. o posizionando il composto al centro del piatto decoriamo con insalatina e germogli freschi.

Salsa di germogli per le uova sode

salasa ai germogli

occorrenti: ciotola, coltello, spatola

tempo di preparazione 10 minuti
grado di difficoltà: basso
calorie per cucchiaio (10g) 75
ingredienti: per circa 100 g di prodotto 40 g di germogli di senape freschissimi, 50 g di grana, 1 pezzetto di sedano, 1/2 spicchio di aglio, 1 cucchiaino di aceto bianco,  75 g di olio di oliva, sale

Laviamo i germogli e asciughiamoli e tritiamoli assieme al sedano. In una ciotola amalgamiamo il trito di germogli e sedano al grana, l’aceto, regoliamo di sale e aggiungiamo a filo l’olio, amalgamando. Conserviamo la salsa in frigorifero fino al momento di servire. Ottima con uova sode o carpacci di carne.

Notizie: i germogli si trovano nei negozi biologici e sono disponibili in molte varietà. E’ meglio che germogli vengano mangiati crudi o che subiscano brevissime cotture. L’ideale è mangiarli a crudo assieme all’insalata, alle verdure cotte, sul pane spalmato di formaggio fresco. Metteteli nei centrifugati di verdure o frutta (in piccola parte) che date ai bambini, anche piccolissimi, scegliendo quelli dal sapore più delicato.

Buon fine settimana!    

Il pesto alla genovese

Il sugo italiano più estivo che ci sia è vittima dell’ennesima frode alimentare. Il pesto, quello conservato in vetro, contiene il botulino. Il problema è stato evidenziato dalle stesse aziende produttrici che hanno provveduto a ritirarlo dal mercato. Ma come sempre accade in queste situazioni, la paura diventa collettiva e totalizzante al punto che smettiamo di comprare il pesto pronto a prescindere dal tipo di confezione. Il batterio Clostridium Botulinum  se iniettato spiana le rughe, ed è usato in medicina quale cura di alcune patologie, tuttavia se ingerito può causare una tossinfezione alimentare . E’ presente come molti altri comunemente e in forma asettica nell’aria, ma diventa tossico se privato dell’ossigeno, condizione instaurata da un errato metodo di conservazione, attraverso cui insorgono le condizioni proliferative nocive.  Era del 1996 che non si sentiva parlare del botulino negli alimenti conservati lavorati industrialmente, cioè da quando venne scoperta una partita di mascarpone contaminato, ciò significa che i controlli sono oramai di routine e consentono di diminuire le irregolarità.  Oltre che nei formaggi il botulino trova terreno fertile nella carne mal conservata, nelle conserve di pesce, ma soprattutto nelle conserve di verdure sottolio. Se il caso del pesto genovese in vasetto costituisce fortunatamente un   caso sporadico nell’ambito della conservazione industriale, le conserve casalinghe, vanto delle mamme e delle nonne rappresentano ancora un rischio effettivo e richiedono moltissima attenzione. In presenza di sostanze acide la tossina non si forma(ph < 4,5), ed essendo termolabile viene soppressa dalla bollitura, basterebbe quindi basarsi su queste peculiarità ed osservare poche  linee di condotta corrette nell’esecuzione: vasetti sterilizzati a chiusura ermetica, sbianchitura in acqua e acidificanti(aceto, limone), successiva bollitura per sterilizzare.
Non disdegno il pesto genovese pronto , se pur preferendo quello nel vasetto di plastica in atmosfera protetta , perché permette a chi non ha piante di basilico di utilizzarlo durante tutto l’anno ad un prezzo ragionevole, se consideriamo che in alcuni periodi dell’anno il basilico fresco in vaschetta raggiunge cifre inspiegabili. Ma in Estate che è il momento migliore del basilico consiglio di farlo in casa. Sarebbe un’ottima idea prepararne in quantità cospicua e conservarlo in freezer in contenitori monoporzione, per averlo disponibile durante gran parte dell’anno; basterà poi lasciarlo a temperatura ambiente mentre lessiamo la pasta.
Ci sono molte varianti di pesto, io vi do la mia ricetta che è davvero essenziale e può costituire la base su cui potrete fantasticare variando ad esempio il tipo di formaggio o la frutta secca, oppure inserendo nell’acqua di cottura della pasta i fagiolini , le patate e altro, a vostro piacere, o ancora combinarlo ad altri sughi. Un’ altra  prerogativa del pesto genovese è quella di essere molto gradito dai piccoli e piccolissimi.

Pesto classico

Occorrenti: frullatore anche a immersione, ciotola, spatola, eventuali contenitori per la conservazione
tempo di preparazione: 20 minuti
295 calorie ogni 100 g
grado di difficoltà:  basso
per 350 g circa di prodotto
Ingredienti: 50 gr di  basilico lavato e asciugato molto bene cercando di non schiacciarlo, 30 gr di pinoli, 60 gr di parmigiano o grana padano, 1 spicchio di aglio, 2 dl di olio di oliva ligure o del Garda, che sono più delicati, 1 cucchiaino da caffè di sale grosso, faremo poi sempre in tempo a regolarlo Mettiamo il bicchiere del frullatore nel frigorifero per raffreddarlo, questo impedirà al pesto di scaldarsi durante la tritatura e di non perdere il colore brillante. Mettiamo gli ingredienti in una ciotola e li mescoliamo; li vuotiamo nel bicchiere e aiutandoci con il manico della spatola li compattiamo leggermente. Frulliamo poi a intermittenza, dando un giro poi ci fermiamo e continuiamo in questo modo fino ad amalgamarlo del tutto . Se  serve, aggiungiamo altro olio. Il pesto va mescolato a freddo. Nella zuppiera mettiamo un po’ d’acqua di cottura, il pesto e mescoliamo. Possiamo conservare ciò che rimane in frigorifero per 3 giorni o di più coprendolo con un po’ d’olio per fare in modo che non scurisca.

Pasta alla Portofino

Per 4 persone

tempo di preparazione: 30 minuti
calorie 685 per 80 g
grado di difficoltà: basso

  pasta e pesto

ingredienti: 320 g di pasta secca o fresca tipo trofie, 10 pomodorini, 2 cucchiai di olio di oliva, 4 cucchiai di pesto, 1 spicchio di aglio schiacciato, sale, 1 presa di zucchero, basilico fresco per servire

Laviamo e tagliamo i pomodorini. In una larga padella scaldiamo l’olio e aglio e vi tuffiamo i pomodorini. Portiamo a cottura per qualche minuto aggiungendo la presa di zucchero e regolando di sale . Scoliamo la pasta e teniamo da parte dell’acqua  di cottura. Spadelliamo brevemente la pasta nel sugo, aggiungiamo il pesto e saltiamo aggiungendo un po’ d’acqua. Serviamo ben caldo.

Buona giornata!

Biscottini ai fiori di lavanda e cocco

Sono da sempre innamorata del color della lavanda e questo è il suo periodo di massima fioritura.
La signora Wanda, che è mia vicina, molto gentilmente mi ha portato un fascio di steli legato con un nastro dello stesso colore. Davvero carina. Mi ha detto che dopo averla seccata avrei potuto profumare l’armadio. Molto bene.
Ma mi sono sentita ispirata  e un po’ Cezanne e un po’ massaia provenzale, ho pensato di fare dei biscotti, dei frollini.
Li ho portati alla mia vicina in un vassoio bianco e lavanda  e le ho detto: “Mia cara, sono per te. Se non ti piacciono potrai sempre profumare l’armadio”.
Buon esperimento, quindi. Sappiate che ciò che ho suggerito alla signora Wanda vale anche per voi.

biscottini cocco e lavanda

per circa 50 biscotti del diametro di 3 cm

tempo di preparazione dell’impasto 25 minuti

tempo di cottura 20 minuti

calorie per biscotto 50(circa 10 g)

Ingredienti: 200 g di farina 00, 70 g di farina di cocco disidratato, 130 g di burro, 130 g di zucchero semolato, 1 presa di sale, 1 uovo grande, 3 gocce di essenza di lavanda(si trova nelle erboristerie sotto forma di olio essenziale),  alcuni fiori di lavanda

Mescoliamo in una terrina l’uovo con lo zucchero e il sale e lo montiamo leggermente. Incorporiamo le gocce di essenza di lavanda, i fiori, la farina setacciata e la farina di cocco; mescoliamo, sempre con la spatola, fino ad ottenere un impasto grumoso. Rovesciamo il composto sul piano di lavoro e aggiungiamo il burro ammorbidito impastando con le mani quanto basta a formare una palla e poi un rotolo del diametro di circa 3 cm. Posizioniamo il rotolo di pasta al centro di un foglio di pellicola o carta forno, arrotoliamo e mettiamo in freezer per 10 minuti. Trascorso il tempo tagliamo con l’aiuto di un tarocco o con un coltello i frollini a circa 1,5 cm di altezza. Posizioniamoli sulla teglia rivestita di carta forno e cuociamo a 180°, placca a metà per circa 20 minuti o fino a doratura. Si conservano per 15 giorni se messi in una scatola per biscotti.

Non è uno scherzo. La signora si chiama Wanda e i biscotti non li ha messi nell’armadio…

Buona Domenica a tutti.

Tortina di rose

tortine di rose

Ero piccola quando passeggiavo per Gardone Riviera. Con mio padre entravo in un piccolo caffè pasticceria, dove erano appese incorniciate alcune lettere di D’Annunzio alla Duse. La scrittura fitta e scura si poteva leggere a malapena, allora mi mettevo a naso all’insù cercando di decifrare le parole di traverso. Potevo forse avere dieci anni, ma  questo poeta mi incuriosiva. E ancora di più riusciva ad affascinarmi la storia che mi era stata raccontata sul mio dolcetto preferito durante le colazioni con papà: la torta di rose.
Mi raccontavano che chi aveva scritto quelle lettere era stato un soldato, poi un poeta e infine  un principe, che aveva abitato a Gardone in una casa simile a un castello.
Aveva amato molte donne, ma una in particolare, un’attrice bellissima.  Amava le donne e le rose, e per le sue donne le rose c’erano sempre.
E quella volta che ne rimase privo chiese al suo pasticcere personale di riparare alla dimenticanza con un dolce che ricordasse la rosa nella forma e nel profumo. Ecco creato il dolcetto, uno dei dolci migliori che si possano mangiare nei miei luoghi.
Dicono sia una leggenda, ma mi piace pensare che sia una storia vera. Nella versione originale la torta delle rose viene inzuppata di sciroppo di rosa.

per 8 tortine

Tempo di preparazione 1 ora+ lievitazione

occorrenti: ciotola, spatola, carta forno, monoporzione in alluminio, pellicola per alimenti

calorie 490 a porzione

Ingredienti per la tortina : 500 g di farina, 1 panetto di lievito di birra fresco, 0, 80 g di zucchero semolato , 1 uovo intero, 4 tuorli, 80 g di burro, 180 g di latte, buccia di limone o arancia grattugiata(a piacere), 8 g di sale

Ingredienti per la crema al burro da spalmare:100 g di zucchero semolato, aroma a piacere(cannella, buccia di limone, buccia di arancia, vaniglia) o lasciato al naturale, 100 g di burro+4 g di lievito di birra

Formiamo con 2 cucchiai di farina il panetto di lievito e 3 cucchiai di latte un impasto morbido che copriremo e lasceremo lievitare per 30 minuti coperto con pellicola. In una ciotola grande facciamo la fontana con la farina e lo zucchero, inseriamo il panetto lievitato,      aggiungiamo le uova leggermente battute e iniziamo ad impastare, aggiungendo un po’ alla volta  il latte e il sale. Uniamo anche il burro morbido a pezzetti e continuiamo ad impastare per ottenere un amalgama mediamente consistente. Infariniamo il piano di lavoro e rovesciamo l’impasto, tirandolo e ripiegandolo fino a lisciarlo(ci vorranno 10 minuti). Poniamolo in una ciotola e lasciamo lievitare fino al raddoppio. Amalgamiamo nel frattempo con l’aiuto di una forchetta il burro  lo zucchero e il lievito di birra sciolto in un goccio di latte, fino ad ottenere una crema morbida. Terminata la lievitazione, prendiamo la pasta e la stendiamo su un foglio di carta forno, molto ben infarinato, in un rettangolo spesso circa un centimetro.  la crema al burro uniformemente e ripieghiamo il rettangolo dal lato più lungo. Chiudiamo il rotolo nella carta forno e mettiamo in freezer per 10 minuti. Tagliamo poi il rotolo a rondelle uniformi. Chiudiamo le estremità e adagiamo le rondelle nei monoporzione. Copriamo e lasciamo lievitare fino al raggiungimento del bordo. Prima di infornare spennelliamo le tortine con burro e zucchero e inforniamo a 160 ° per 20/25 minuti(forno statico placca a metà, se dovessero scurirsi troppo proteggetele con alluminio). Serviamo con creme a piacere, panna montata gelato, coulis di pesca.

Alternativa: se volete un impasto più leggero potete sostituire il burro con olio di semi. Molto buono comunque, ma il giorno dopo l’impasto risulterà più asciutto.

Consiglio: conserviamo le tortine in sacchetti, ben chiuse, e scaldiamole leggermente in forno prima di servirle.

tortina di rose singola

Sempre grazie di leggermi. Buona giornata!

Tempo d’Estate, tempo di “insalsate”

Guarda che hai scritto male…
no, non ho scritto male: l’insalsata è un insalata con salsa”.

Se le prove dei costumi ci lasciano un po’ tutti delusi e anche lo specchio pare non essere particolarmente contento di rimandarci, adottiamo qualche strategia in più per saziarci senza nutrirci troppo. L’ insalata accompagnata da una salsa fresca e saporita(insalsata) appaga anche gli appetiti più ancestrali, abbassa le calorie, soddisfa il gusto e ci fa “belli”.

Salsa al peperone

Ideale per il pinzimonio o con formaggi tipo quartirolo bresciano, primosale, crescenza, mozzarella di bufala. Vitaminica e antiossidante per la presenza della frutta secca e delle verdure ad alto contenuto di betacarotene e vitamina C.

Per 4 persone

occorrenti: casseruola, frullino a immersione

cottura 20 minuti

preparazione 20 minuti

calorie 7 per cucchiaio

Ingredienti

2 peperoni gialli o rossi, 1 cipolla bianca, 2 spicchi di aglio, un mazzetto di basilico, 1 peperoncino fresco piccolo, olio extravergine di oliva, 1 cucchiaio di aceto balsamico, 1 cucchiaio di succo di limone, sale e pepe

Tagliamo i peperoni a dadini, la cipolla a rondelle, tritiamo aglio e  e il peperoncino rosso, aggiungiamo una presa di sale e del pepe. Mettiamo tutto in una pentola e cuociamo coperto per 20 minuti a fuoco basso, aggiungendo 3 cucchiai di acqua. Sistemiamo le verdure scegliendo tra: sedano bianco, carote, indivia belga pomodori, peperoni , cetrioli, finocchi, le mettiamo in una ciotola e le serviamo con la salsa a parte, cosparsa di basilico.

pinzimonio

Maionese leggera

Il tuorlo rende questa salsa cremosa e perfetta per le verdure a foglia lessate. Superfluo ricordare che il tuorlo d’uovo è un alimento altamente proteico e saziante, particolarmente adatto nei regimi dietetici.

per 4 persone

occorrenti: ciotola, forchetta

tempo di preparazione 20 minuti

cottura delle verdure 10 minuti

calorie 30 per cucchaio

Ingredienti

3 tuorli d’uovo sodi, 3 cucchiai di olio di oliva,1 cucchiaino di aceto bianco, 1 cucchiaino di succo di limone, 2 cucchiai di yogurt magro, 1 punta di cucchiaino di zucchero di canna, erbe aromatiche miste(timo maggiorana)erba cipollina, prezzemolo peperoncino.

Schiacciamo i tuorli con una forchetta, con il succo di limone, l’aceto, il sale e il pepe. Aggiungiamo lo yogurt lo zucchero e misceliamo. Uniamo quindi le erbe aromatiche tritate. Serviamo la salsa su un misto di verdure verdi cotte tiepide, scegliendo tra catalogna, fagiolini, cipolle cipollotti, barba di frate.

Tzatziki  al cetriolo e prezzemolo

Questa è la salsa perfetta per le insalatone che contengono oltre alla verdura  anche carne bianche o pesce. Lo yogurt aiuta la digestione e contiene calcio e proteine, inoltre e permesso anche a coloro che sono intolleranti al lattosio.

per 4 persone

occorrenti: frullatore a immersione

tempo di preparazione 15 minuti

calorie 8 per cucchiaio

Ingredienti: 200 g di yogurt magro, 2 spicchi di aglio, 1 cetriolo, 1 cucchiaio di grana, prezzemolo, pepe

Sbucciamo l’aglio e il cetriolo e li frulliamo con il pepe e il grana; aggiungiamo lo yogurt e mescoliamo con cura. Aromatizziamo la salsa con prezzemolo tritato e mettiamo in frigorifero fino al momento di servire. Condiamo mescolando molto bene. Ideale per accompagnare un insalatona mista con pollo e noci tritate.

insalata di pollo 2

Buona giornata!

Mai dire blanquette: lo spezzatino di un single d’Estate

Blanquette, blanquette, blanscet…che suono dolce da pronunciare. Una parola che potremmo ripetere per diciotto volte di seguito senza stancarci di farlo. Diversamente accade per fagioli con le cotiche, trippa, brasato, che non hanno di certo nomi da potersi confondere con quello di amabili fanciulle. Ma  è un dato di fatto: a nessuno degli amici di calcetto del signor Negri era dato sapere che, quel nome, apparteneva a pezzettini di carne di vitello piuttosto che a un “tocco” di figliola.

Mai dire blanquette…

Non ci chiediamo perché cento affluenti diversi possano gettarsi in un unico mare e così, nello stesso identico modo, come diversi pensieri possano sfociare in un unica comune considerazione: da lui non me l’aspettavo…Perché questo fu il pensiero che accumunò i compagni di calcetto, nell’attimo stesso in cui le sacche volavano nei bauli, e il Mario disse:” Domani siete tutti a casa mia. C’è la blanscet…portate da bere”; in un tono che per il senso comune echeggiava  trionfale e vanaglorioso, ma che per il senso del Mario suonava tra lo speranzoso e l’entusiasta, niente di più.
Di lui, del Mario Negri, detto Mario, marito e padre esemplare, tutto avrebbero potuto pensare, ma non che fosse anch’egli caduto preda della fatidica crisi di mezza età, portandosi in casa i soliti, bassi risultati. Da lui: mai una battuta, nemmeno un’ occhiata…, che tutti s’era maschi e su certe cose si poteva scherzare. E, se in quel momento ci fossero stati cento occhi, tutti e cento avrebbero guardato nella stessa direzione e cioè verso gli occhi stessi, perché la domanda, il quesito di quella sera estiva fu uno e uno per tutti: chi è quella lì?
La signora Cecilia, moglie del Negri, come ogni anno, si trasferiva con i figlioli, in una piccola casa a Varazze non appena la scuola finiva, e il Mario, ogni Venerdì, chiudeva la saracinesca della carrozzeria che diventava in un colpo leggerissima, per raggiungerli e prendersi qualche ora di riposo al mare.
Le sere della sua “singletudine” il Negri le trascorreva tra una capatina al bar Stardo, tra chiacchere, carte e strategie del calcetto; e le partite, ogni tanto. All’inizio era stata dura, ché, se anche ai bambini il mare faceva tanto bene, la sua donna gli mancava. Ora s’era ormai abituato alle Estati da single, ai Venerdì sera rumorosi e accoglienti, anzi, come diceva lei, sembrava di tornare ai vecchi tempi: “noi, qui, si fa come i fidanzatini  …”, e poi, come diventava bella al mare la sua Ceci.
Quando rientrava dal lavoro la chiamava, sentiva i ragazzi. Poi la cena, un po’ di pulizia- che quella santa donna al suo ritorno non poteva sfiancarsi di lavori- e a nanna, ricordando teneri baci. Guardava sdolcinato con l’occhio  semiaperto l’altro cuscino: due, tre tenere pacchette sulla fodera candida, una preghiera, e cadeva nel suo sonno più giusto che profondo.
Si dice che quella mattina il gossip corresse sul filo dei messaggi: ma, che: ci vai?… non me la voglio perdere questa, se la Cecilia lo sapesse…ma diamine! lui, che ha fatto di tutto per salvare il mio matrimonio, e poi?…cosa portiamo? ma sarà francese? certo che se lo fa lui, lo posso fare anch’io…
La giornata del Mario invece fu laboriosa ma tranquilla, tra il rumore delle lucidature e le tute candide dei suoi aiuti .La “premiata Carrozzeria Negri” era il suo vanto,  il suo decoro, il suo dovere di buon figlio verso un padre nato povero, come del resto quasi tutti i padri, che aveva mangiato pane e lavoro per lui. Se un auto entrava, doveva uscire da lì  bella, fiammante, lucida e compatta come una signora dopo un  giorno di SPA.
Era dalla mattina che pregustava la serata a casa sua con gli amici. Si immaginava le risate, le battute. Tanto che spesso gli saliva una lieve frenesia, tale da provocargli un insieme di sensazioni piacevoli cui non sapeva dare il nome giusto, ma che chiunque conoscesse a fondo l’animo umano, avrebbe potuto definire semplicemente: afflusso di serenità.
La sua Cecilia , come ogni anno, gli aveva riempito il freezer di derrate, scatole, sacchetti, scatoline e teneri biglietti: questo mangialo subito, mangialo con…, poi cuori , fiorellini e via scrivendo. Lei, sempre amata e sempre di più, non finiva mai di stupirlo:” questa è la blanquette, si dice blanscet che è un piatto della Francia, per gli amici se li vuoi invitare, devi solo bollire il riso e darglielo assieme, dietro le tazze ho messo un biglietto  per loro. La tua abbronzatissima. P.s. dagli anche il tiramisù”. Che donna splendida!
Quando il Mario apri la porta aveva più che l’aspetto dell’allegro fedifrago estivo, quello di uno stanco carrozziere simile a una casalinga dell’ultima ora: il grembiule a quadretti rossi, messo su alla bell’e meglio, una mano mezza bagnata e l’altra con lo strofinaccio da cucina; il capello ruspante, la barba incolta dei frettolosi. Notò un non so che di strano nell”avanzare incerto e circospetto dei suo amici di bar e calcetto, un misterioso e guardingo volgere contemporaneamente gli occhi verso la stessa direzione, allungare i colli come galline,  guardare sopra sotto, dentro fuori, a destra e a sinistra, in lungo e in largo,  come periscopi, come se lì non ci fossero mai stati…
“beh…dov’è?” esordì il più coraggioso, lo stesso che si teneva in punta di lingua da un giorno intero un bel “lisciabbusso” per lui, il fintone, e per lei, la donna incriminata, la sfascia unioni oneste.
“ma dov’è chi”
” la bianchina, la blascietta, la bianchetta o come si chiama quella brutta lì…”
” è in tavola, spero sia calda, appena tolta dal micro…la Cecilia mi ha detto di darvela col riso bollito, datemi la roba da bere che l’appoggio qua. C’è anche il tiramisù e un biglietto per voi dalla mia Ceci…”.
Scese un silenzio tombale. E se, di nuovo, in quel momento, ci fossero stati cento occhi, tutti avrebbero guardato nella stessa direzione e cioè negli occhi stessi, perché quella sera la risposta al quesito dell’altra (sera) fu, una , una sola per tutti: che cosa siamo andati a pensare…
Inutile dire che attorno a quella tavola apparecchiata, ai vuoti delle birre che crescevano, ai piatti resi quasi intonsi dalle scarpette, il quadro, che nel corso della giornata, aveva assunto tinte sempre più fosche e tetre come l’urlo di Munch: il Mario che scappava e l’amante francese dietro, che tentava di togliergli anche gli ultimi brandelli dei vestiti. La Ceci: magra e inconsolabile e i ragazzi sparsi e dediti a sostanze-, stava ormai dissolvendo le sue inquietanti pennellate, in un più pacato, solare e tranquillo coup de pinceau ; confermando una pacifica ed educativa realtà: il Negri ,marito devoto di una donna delicata e deliziosamente formosa, padre esemplare di quei quattro maschietti studiosi, nonchè amico fedele e divertente.
Sulla tovaglia, pandant con il grembiule del casalingo, campeggiava il biglietto ” Godetevi la blanchette e la serata, saluti a voi e a tutte le vostre signore. Cecilia Negri”.
Era molto tardi quando salirono nell’ascensore che sapeva di fumo, di blanchette e di caldo. Era solo perché erano costretti in uno spazio angusto che riuscivano e sostenersi:  la serata se l’erano ben goduta e bevuta. Se c’era stato un basso malinteso, non era stata colpa di nessuno, perché nonostante tutto, nessuno può sapere di tutto.  E fu in quel momento, nello stesso medesimo istante- tutti se l’aspettavano ma nessuno aveva voluto dirlo per primo- che, per un moto  di implicito rispetto e di grata meraviglia originati dalla considerazione di avere una vita tutto sommato serena, nacque all’unisono un pensiero, e all’unisono sfociò nelle sole e vere parole che potevano dirsi, stretti in quel tubo di afa :” Ah, che gran cuoca la Cecilia!”.

Rosita Ghidini Bosco

Blanchette in salsa delicata allo yogurt

blanchette

per 4 persone

occorrenti: sacchetto per alimenti, casseruola, spago da cucina o filo di cotone, pentolino

tempo di preparazione 20 minuti, esclusa la cottura

ingredienti : 600 g di carne di vitello per spezzatini (spalla, biancostato), 1 porro, 1 carota, 5 cucchiai di olio di oliva, 1/2 bicchiere di vino bianco, brodo di carne, 2 chiodi di garofano, rosmarino,  maggiorana,  4 cucchiai  di yogurt intero, 1 cucchiaio di panna fresca(facoltativo), erba cipollina per servire, sale e pepe.

Infariniamo la carne inserendola con la farina nel sacchetto per alimenti e scuotendolo e la rosoliamo nell’olio caldo su tutti i lati, sfumiamo con il vino, e aggiungiamo brodo fino a coprirla. Uniamo anche le verdure tagliate a piccoli cubi, e il mazzetto di erbe aromatiche ben legato. Proseguiamo la cottura per 1 ora e 30 minuti. Durante la cottura assaggiamo il sugo per regolare di sale e pepe. In un pentolino scaldiamo lo yogurt con la panna e mezzo bicchiere di sugo della carne. Togliamo la carne cotta dalla casseruola la sistemiamo in un piatto, la nappiamo con la salsa e serviamo.  E’ ottima accompagnata a del riso bianco semplicemente bollito, o a del risotto alla parmigiana. In alternativa al vitello possiamo usare del tacchino o del pollo. In versione originale, la blanchette prevede una salsa legata a base di tuorli. Per ottenerla si sbattono 2 rossi d’uovo con 100 g di panna fresca e del vino bianco o succo di limone, va fatta cuocere a fuoco lentissimo fino a che non si addensa. Ho preferito evitare i tuorli per renderla più leggera, ma lascio a voi la scelta.

Se siete passati direttamente alla ricetta senza leggere il racconto non posso che comprendervi. Chiudo con sommari consigli su come lasciare i vostri single d’Estate  forse un po’ tristi, ma almeno sazi.

Gli alimenti che vanno nel congelatore devono essere o già congelati o freschi.   Se si sono scongelati vanno consumati entro le ventiquattro ore successive. Un alimento fresco va stoccato in appositi contenitori su cui poter apporre la data di inizio del congelamento, in porzioni piccole, così da rendere più veloce lo scongelamento e il consumo.  E’ importante non ricongelare mai i cibi. Facciamo attenzione anche al pane che acquisteremo al supermercato: gran parte di esso viene prodotto con pasta decongelata.  Congeliamo i cibi ,subito dopo l’acquisto e i cibi cotti solo quando si sono raffreddati.

Cosa si può congelare: tutte le verdure, dopo averle lavate e se necessario sbollentate brevemente; carne e pesce, sia crudi che cotti; primi piatti, formaggio grattugiato, formaggi a pasta dura; sughi, pane e pasta fresca e le erbe aromatiche.

Cosa non si può congelare: frutta e verdura crude al alto contenuto acquoso: pomodoro, insalata, e salse a base di uova.

Come scongelare: sono richiesti alcuni accorgimenti, non solo per preservare il gusto degli alimenti ma per garantirne la sicurezza. Lo scongelamento igienicamente più sicuro avviene in frigorifero o nel forno a microonde. Possono essere scongelati a temperatura ambiente i dolci secchi e il pane.

Buona giornata!