Pane alle patate e curry

L’algoritmo del pane è uno dei tanti di questa vita, più “matematica” di quanto si pensi.

Succede che capita una Domenica come tante altre, nebbiosa questa, di Novembre.  La mattina è già passata in fretta e si è inoltrata nel suo pomeriggio. È forse un algoritmo questo? Mattina, pomeriggio, sera e non viceversa. Capita che succede  che è finito il pane! E questo non è un algoritmo ma un problema, un problema di non facile risoluzione di Domenica pomeriggio. Qualche idea?

Algoritmicamente parlando: mi vesto, esco, vado a chiedere del pane. Infatti non posso prima chiedere del pane, poi vestirmi e poi uscire. O peggio ancora :uscire, chiedere del pane, vestirmi. Altre idee?

Sì. Ci sarebbe proprio la ricetta di un pane morbido, che vorrei provare da molto tempo. Oppure: ci sarebbe una ricetta di molto pane che vorrei provare da tempo morbido… Rimettiamo algoritmicamente tutto a posto e prepariamo gli ingredienti, invece. Allora: faccio il pane, e poi lo cuocio, e quindi lo mangio. Tutto in linea.

Ora però devo imprimermi un’accelerazione o non farò il pane.  Imprimere? Accelerazione? Eh no! Non vale: qui si va sfociando nella fisica quantistica…meglio che faccio il pane, meglio.   

pane alle patateIngredienti
225 g di polpa di patate lessata e schiacciata
acqua di cottura della patate q. b.
350 g di farina forte
115 g di farina integrale
7 g di lievito di birra essiccato
1/2 cucchiaino di curry
30 g di burro morbido
1 cucchiaino di miele
10 g di sale

Si può aromatizzare questo pane, al formaggio, togliendo la farina integrale e aggiungendo all’impasto 115 g di emmenthal grattugiato o grana

In una ciotola capiente mescolate le farine, il lievito, il miele e il curry. Versate poca acqua di cottura ed iniziate ad impastare. Aggiungete le patate, il burro e il sale.Versate altra acqua di cottura e proseguite l’impasto. Trasferitelo sul piano infarinato e lavoratelo per 10 minuti. Copritelo con la ciotola e lasciatelo lievitare fino al raddoppio del volume (1 ora e 30 minuti). Scoprite l’impasto e lavoratelo ancora per cinque minuti. Dategli la forma di una pagnotta e posizionatela sulla placca del forno rivestita con carta da forno. Coprite l’impasto con pellicola alimentare unta di burro e lasciate lievitare fino al raddoppio (1 ora). Nel frattempo preriscaldate il forno a 200°C.  Prima di infornare praticate con un coltello molto affilato (meglio una lametta da barba) un taglio centrale o dei tagli a piacere. Cuocete per 35 minuti e fino a doratura uniforme. Raffreddate il pane su una griglia.

Felice giornata!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Yakitori in salsa agrodolce o spiedini di pollo con salsa al miele

spiedini di pollo

Ho imparato che: in Giappone uno spiedino di pollo si chiama yakitori  e che si scrive così 焼き鳥 o almeno lo spero. Suddividendo: cotto-lattina-pollo. Mi pareva più una lattina l’ultimo a destra e il pollo quello in mezzo, ma Google traduttore propone questa e, se qualcuno avesse altre versioni, attendo.
Ho imparato che: dovunque io potrò mai apprestarmi a fare degli spiedini, la prima cosa che dovrò fare è bagnare lo spiedino con acqua, altrimenti non faccio uno spiedino ma un falò.
Ho imparato che: se voglio fare un vero yakitori non devo usare il miele, ma lo zucchero; non l’aceto balsamico, ma la salsa di soia; non lo sherry ma il sakè, un vino di riso fermentato.  In Giappone usano l’aceto di riso che si chiama mirin, non il marsala.
Ho imparato che: alla fine non ho fatto uno yakitori con salsa agrodolce , bensì una spiedino di pollo con salsa al miele. E non è la stessa cosa, e non c’entra Google. Buona preparazione.

Per 4 persone

Ingredienti per gli spiedini: 400 g di petto di pollo, 2 cipollotti, 1 gambo di sedano,1 cucchiaino di fecola di patate, poco succo di limone, pepe nero
Occorrenti: pentolino, pennello, piastra, ciotola, stecchi di legno
Tempo di preparazione: 35 minuti

Ingredienti per la salsa : 1/2 dl di sherry, 2 cucchiai di marsala, 1 cucchiaio di miele, 1 cucchiaino di aceto balsamico, 1 cucchiaino di fecola di patate, poco succo di limone, pepe nero

Mettete a bagno gli stecchi di legno, in modo che durante la cottura non si bruceranno. Preparate il pollo: pulitelo dalle cartilagini, ossa, parti grasse, quindi tagliatelo a pezzi, non troppo spessi. Pulite il sedano e  tagliatelo come il petto di pollo, così fate anche con i cipollotti, eliminando la parte verde e la piccola radice. Preparate gli spiedini alternando le verdure alla carne.

Per preparare la salsa unite gli ingredienti nel pentolino, mescolate e portate ad ebollizione. Fate bollire per 4 minuti, mescolando. Diluite la fecola di patate in poca acqua fredda e unitela alla salsa. Completate la cottura fino a che la salsa non si sarà addensata leggermente.
Scaldate molto bene la piastra o una griglia, disponete su questa gli spiedini  e cuoceteli per 3 minuti; poi spennellateli con abbondante salsa e girateli. Cuoceteli su tutti i lati cospargendoli di salsa prima di girarli. Metteteli in un piatto e  teneteli al caldo coprendoli con pellicola di alluminio.
Serviteli caldi o tiepidi con riso thai cotto al vapore.

Felice giornata!

 

Colombina Paradiso

 

colomba paradiso

Credo di essere piombata in questo posto da piccola, di notte. E sono stata fortunata: potevo sbattere contro il vetro.
Ho detto piombata, sì: non sapevo volare e stavo sulle zampe a malapena. Da noi funziona così: quando appena, appena muovi le ali le madri ti allontanano, senza nemmeno salutarti. Ma, state tranquilli, noi ci siamo abituati. Solo mi dispiace che non so volare.
Sono arrivata di notte e non ho  in mente quasi nulla di cosa facevo prima. Solo il ricordo di becchi aperti a chiedere cibo, almeno cinque, e quel nido troppo stretto, litigioso.
Ora ho una casa tutta mia, un grande vetro, e molto spazio. Ogni tanto avrei voglia di un cielo e di un prato, comunque mi trovo bene.
Sono su un tetto, credo; anzi no, deve essere una terrazza, perché passa molta gente di qua: arriva, fuma e va via. Borbottano alcuni, dicono: guarda, una colomba!
Allora è strano per voi, vedere una colomba bianca, su un terrazzo, che non si sposta da lì. Ma io non mi muovo perché non so volare, altrimenti un giretto, ogni tanto, me lo farei.
L’altro giorno è passato un merlo, gran volatore lui, e modi da giramondo. Dice che giù, insomma qui intorno, si fa un gran parlare di me in questi giorni; che voi mi avete messa in vetrina, che sono il simbolo della pace. Non so. Non so cosa sia “pace”, ma me la figuro più o meno come questa terrazza: tranquilla.
Ah, dimenticavo di dirvi che ho un e un’amica, e che è uguale, uguale a me: bella testa, grande coda, becco giallo e occhio sveglio. Penso che anche lei non sappia volare, perché non salta mai di qua, di qua dal vetro intendo dire…Provo perfino a darle dei colpi, leggeri eh, con il becco.
Forse se sapessi come si chiama…
Posso provare  a darle un nome!
Ma che nome posso darle, se non conosco che il mio…
E se la chiamassi con il mio di nome?
Ora provo: hey tu! Paradiso!

colombaIngredienti per 6 colombe del peso di g 100 l’una: 100 g di fecola di patate o frumina, 120 g di zucchero a velo, 60 g di farina, 2 uova intere, 2 tuorli, 1 bustina di vaniglina, un limone, un cucchiaino raso di lievito per dolci, 150 g di burro, sale
Ingredienti per la farcitura: 250 g di panna, 20 g di miele di acacia
Occorrenti: ciotole, cucchiaio di legno, frustino elettrico o impastatrice, stampo con impronte colombina o stampo colomba, sac a poche o cucchiai

Accendete il forno a 170°C in modalità statica e pesate tutti gli ingredienti. Ammorbidite il burro  e lavoratelo nella ciotola con il cucchiaio di legno aggiungendo la vaniglina e il sale. Montando con il frustino elettrico aggiungete poco per volta lo zucchero a velo. Rompete le uova, ben fredde, in una terrina e battetele leggermente, poi unitele al burro montato poco per volta con il frustino elettrico. Setacciate la farina, la fecola e il lievito e con una spatola unitele al composto. Terminate con il succo e la buccia grattugiata del limone. Imburrate leggermente le impronte e spolverate di farina (anche se di silicone) versate l’impasto a 2/3 dell’altezza e cuocete per 30 minuti se i dolci sono piccoli o per 40 minuti se il dolce è unico.
Per la finitura: mettete una ciotola che possa contenere la panna in frezeer per almeno 10 minuti. Nel frattempo tagliate le colombine a metà. Montate la panna ben ferma aggiungendo non appena inizia ad addensarsi il miele. Inserire in una sac a poche con la bocchetta a stella e coprire le metà delle colombine. Sovrapporre e cospargere con zucchero a velo o decorare a piacere con ghiaccia reale.

Auguro a tutti voi una Pasqua serena e una buona Primavera.

Dolce come il miele, ma il miele non è solo dolce

Se fossi un’ape sarei disorientata.  Infatti, se dovessi pensare di scegliere quel’è il fiore più bello per il miele migliore, sarei disorientata, volerei di fiore in fiore.  Si chiama millefiori il miele prodotto dalle api indecise.

Dolce, leggero e nutriente, non c’è niente di meglio che iniziare la giornata, anche e soprattutto nei periodi caldi, con del miele spalmato sul pane.  Scegliamo quello che più ci piace perché anche se differisce nel gusto non varia nella composizione:saccarosio, glucosio, fruttosio  e acqua anche fino al 90%.

L’apicoltura è un processo di lavorazione molto diffuso nel nostro paese, il miele però e spesso considerato un alimento pesante.  Invece è leggero e nutriente per tutti.  Per la presenza del fruttosio, zucchero della frutta, ha un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero, ed è un distributore di energia a lento rilascio, mi spiego: il nostro organismo sfrutta per lungo tempo l’energia che gli dà il miele, perché prima di essere sfruttato deve essere trasformato in glucosio, la benzina dei nostri muscoli.  Per questo il miele è o consigliato a chi pratica sport come  modo naturale per compensare i deficit di zuccheri.

Il miele soddisfa tutti i gusti: acacia, delicato poco colorato, si usa molto in pasticceria;  passando poi a mieli più profumati, eucalipto, castagno, lavanda, agrumi, rosmarino ognuno con un’ alchimia diversa.  Grazie alle quantità di antibatterico, il miele si conserva per molto tempo.  I suoi nemici  possono essere l’umidità, o troppa luce o  troppo caldo.  Infatti l’umidità viene sfruttata per la fermentazione del miele che diventa idromele.  Un miele di qualità si riconosce principalmente con una degustazione, o analisi sensoriale, che per essere completa deve essere anche visiva: diffidiamo da un miele che ha subito la separazione tra la componente acquosa e quella zuccherina, da un miele eccessivamente trasparente. Prediligiamo un prodotto artigianale, locale garantito a quello industriale, giusto?! ma i mieli industriali che espongono una bella etichetta, illustrando tutte le caratteristiche e i metodi di lavorazione, tra i quali gode di grande importanza il trattamento termico, a me piacciono molto.  Infatti, la legge italiana prevede delle norme ben precise nella lavorazione del miele. Il prodotto raccolto non può subire aggiunte. Gli unici trattamenti cui il miele può essere sottoposto sono: estrazione dei favi per forza centrifuga, la decantazione, il filtraggio e la cristallizzazione guidata.  Quest’ultima è direttamente proporzionale alla concentrazione di zuccheri.  Servono infatti poche settimane di cristallizzazione per i mieli molto zuccherini: colza, edera;  ma più di un anno per miele di castagno, melata( derivato dalla linfa degli alberi), acacia, che sono ricchi di fruttosio.  Al di fuori del periodo di produzione sarebbe meglio usare mieli cristallizzati, perché i trattamenti termici usati per mantenere la trasparenza ne limitano il contenuto di nutrienti.

Quando abbiamo mal di gola il miele è un vero toccasana.  La spiegazione di questo sta nelle componenti  più piccole di questo alimento, dette anche microelementi.  I più importanti sono due flavonoidi: pinocembrin, un antibiotico resistente al colore e acido caffeico, antinfiammatorio naturale.  Il miele inoltre contiene le combinazioni conservanti di acido benzoico e formico, oltre all’enzima glucosiossidasi che libera un po’ di acqua ossigenata, altamente disinfettante.

Ho appena fatto la sfoglia…mi sono annusata le mani e ho sentito il profumo di una pasticceria al mattino.

Non c’entra niente con tutto quanto sopra scritto, ma mi piace comunicare la mia sensazione, e poi io salto di palo in frasca, fa parte del kit.

Buona giornata!

P.S.  la prossima, giustificherò la sfoglia