I BELLI DI STAGIONE

La spesa di Dicembre: i belli di stagione

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Sulla loro bontà non  si discute.  Ma guardiamoli attentamente: sono belli, i belli di stagione. Cavolo romanesco, porro, cardo e carciofo sono inoltre molto ricchi di proprietà nutritive e l’ideale sarebbe di poterli mangiare crudi, in pinzimonio, perché la cottura ne elimina gran parte. Il porro impedisce la caduta dei capelli, il cardo aiuta la digestione ed è un antirughe naturale.  Il carciofo è un antianemico e un toccasana per il fegato, con l’unica controindicazione di bloccare la produzione di latte materno;.  Il cavolo romanesco è un cicatrizzante e vermifugo.  All’acquisto devono presentarsi lucidi, ben colorati e duri al tatto; se acquistati freschi si mantengono per tutta la settimana in frigorifero.  Queste semplici ricette, una per ognuno, esaltano il loro sapore tendente al dolciastro, senza coprirne il gusto.  Dei belli di stagione, non si butta niente o quasi, e c’è poco da fare; perché quando uno è bello… e bello di suo.

Cavolo romanesco con zabaione al parmigiano

Per 4 persone

800 gr di cime di cavolo romanesco

Uno spicchio di aglio

40 gr di pinoli

30 gr di uvetta

100 gr di parmigiano grattugiato

4 tuorli

3 dl di brodo vegetale

Olio evo

Sale, pepe

Lessiamo le cime a vapore o in acqua bollente e scoliamole.  Scaldiamo 3 cucchiai di olio con lo spicchio di aglio schiacciato, facciamo insaporire per un minuto poi uniamo l’uvetta e i pinoli, mescoliamo per 2 minuti, aggiungiamo il cavolo e regoliamo di sale e pepe, cuociamo per 5 minuti mescolando delicatamente.  Sbattiamo i tuorli con il parmigiano e diluiamo con il brodo tiepido mescolando bene.  Cuociamo a bagnomaria per una decina di minuti, fino a che la salsa non si sarà addensata.  Serviamo i cavoli caldi con lo zabaione a parte.

Tempura di porri al curry

Per 4 persone

4 porri

100 gr di farina 00

Un tuorlo d’uovo

200 ngr di acqua gassata

1 cucchiaino raso di curry

Olio di semi per friggere

Sale, pepe

Laviamo e asciughiamo i porri.  Priviamo i porri delle barbe e di 1/3 della parte verde che è troppo fibrosa.  Prepariamo la pastella: setacciamo la farina e la mescoliamo al sale al pepe al curry; sbattiamo il tuorlo, lo diluiamo con la metà dell’acqua e lo uniamo alla farina.  Completiamo aggiungendo l’acqua rimasta e raffreddiamo la pastella in frigorifero(più fredda è meglio è).  Nel frattempo scaldiamo  abbondante olio di semi a 180°, tagliamo i porri a bastoncini di circa 10 cm e incidiamo 1/3 della lunghezza di ogni porro più o meno a metà.  Li immergiamo nella pastella e nell’olio per friggerli.  Scoliamoli su carta da cucina e serviamoli caldi, successo inaspettato.

Sformatini di cardi con le nocciole

Per 6 persone

Un rotolo di pasta sfoglia pronta

600 gr di cardi

Aglio, olio

250 gr di besciamella

2 uova e 1 tuorlo

100 gr di gruviera

50 gr di grana grattugiato

10 nocciole

1 mazzetto di rosmarino

Sale e pepe

Cuociamo i cardi in abbondante acqua salata.  Li scoliamo e li facciamo appassire in un tegame con l’aggiunta di uno spicchio di aglio e 2 cucchiai di olio per almeno 5 minuti.  Regoliamo di sale e pepe e teniamo da parte.  In una ciotola mescoliamo  con una frusta le uova, i formaggi la besciamella, il timo, un pizzico di sale.  Aggiungiamo i cardi e versiamo il contenuto in stampini monoporzione di alluminio che avremo foderato con la pasta sfoglia.  Pieghiamo un po’ di bordo sul ripeno e pennelliamo con un uovo leggermente sbattuto.  Cuociamo in forno a 180 ° per 30  minuti.  Serviamoli cosparsi di granella di nocciola.

Carciofi alla romana

Per 4 persone

8 carciofi

prezzemolo

aglio

sale

pepe

brodo di carne o vegetale

olio d’oliva

Puliamo bene i carciofi : tagliamo il gambo a 3/4 cm dalla base e togliamo le foglie esterne più dure.  Useremo anche Il gambo che è buonissimo togliendo con  un coltellino la  parte esterna più dura, lo possiamo cuocere assieme al carciofo. Se c’è il fieno al centro, togliamolo con molta cura.  Man mano che sono pronti, li tuffiamo in acqua acidulata con il succo di limone, per far sì che non si anneriscano.  Prepariamo un trito con l’aglio e il prezzemolo, abbondiamo, perchè quello che rimane possiamo usarlo in seguito in altre preparazioni se lo conserviamo in frigorifero per 3 giorni o lo congeliamo.  Aggiungiamo al trito sale e pepe 1 cucchiaio di olio e mescoliamo.  Prendiamo i carciofi, uno alla volta, e asciughiamoli bene.  Schiacciamoli un po’ su una superficie piana, fino ad allargare le foglie, ma non troppo e riempiamo l’incavo che si forma con il trito, usando un cucchiaino o il dito.  Adagiamoli dalla parte del cuore in una larga casseruola dove avremo versato abbondante di olio di oliva, portiamo ad ebollizione, poi abbassiamo al minimo e facciamo cuocere coperto per circa mezz’ora, fino a che con una forchetta riusciremo a penetrare il cuore del carciofo senza difficoltà.  Se durante la cottura il liquido dovesse assorbirsi troppo aggiungiamo dell’acqua.  Ma poca per volta  o i carciofi si lesseranno e non si braseranno.  Si servono tiepidi.

Buona giornata!

 

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Il pranzo della Domenica: Chi sbaglia…mangia! Da un errore un buon piatto

Si dice che l’imprevisto sia il sale della vita, ma quando è troppo…se vi capita di aver salato esageratamente un sugo di verdura o di carne, una peperonata, uno spezzatino, aggiungete patate crude e proseguite la cottura.  Le patate potranno poi essere utilizzate per altre preparazioni.

E per tutti quelli che amano dilettarsi nella pasticceria casalinga, ma che hanno un rapporto diciamo complicato con il forno? Ecco una magica soluzione per riciclare l’avanzo delle torte o crude o bruciate.

Pain perdu

Tradotto dal francese significa: pane  perduto.  Per meglio dire: se non lo riciclo lo perdo, oppure: ieri era pane, ora non si sa.  Infatti è il riciclo di un particolare pane raffermo, tanto caro ai cugini d’oltralpe: il pan brioche.  Mi è piaciuto adattare questa gustosa ricetta alla torta che, per una svariata serie di motivi, non ha cotto abbastanza, o si è bruciata in alcuni punti.

Per 4 persone

Avanzo di torta, o di pan brioche preferibilmente vecchi di due giorni
40 cl di panna fresca liquida
4 tuorli
80 g di zucchero semolato
20 g di burro

Servendoci di un coltello, tagliamo a metà, nel senso della lunghezza, il mezzo baccello di vaniglia e raschiamo l’interno per estrarne i semi.  Versiamo la panna in una casseruola, poi aggiungiamo il baccello e i semi.  Scaldiamo fino a far fremere, poi togliamo dal fuoco, copriamo e lasciamo in infusione per almeno un’ora, fino a completo raffreddamento.  Togliamo il baccello di vaniglia e filtriamo.  In un altro recipiente sbattiamo i tuorli e lo zucchero sino a far sbianchire leggermente il composto.  Aggiungiamo la panna mescolando con una spatola.  Tagliamo il pan brioche o la torta a fette spesse circa 2 cm. ed eliminiamo la crosta.  Facciamo scaldare il burro in una larga padella.  Immergiamo da ambo i lati le fette  nel composto precedente, le facciamo sgocciolare leggermente e le sistemiamo nella padella.  Facciamo cuocere per circa 1 minuto su ogni lato fino ad ottenere un bel colore dorato.  Serviamo subito.  Possiamo bagnare il pain perdu con lo sciroppo di acero, o il miele, oppure servirlo con marmellata ai frutti di bosco.

Abbiamo esagerato nelle dosi?   A casa mia si suole dire: “ bene, siamo forse un esercito?”.   Ricordiamoci che molto si può congelare, oppure riporre in frigorifero;  avremo delle idee su cosa cucinare il giorno dopo.  Abbiamo sbagliato gli acquisti?  La carne è troppo dura? Ne avevamo già parlato, si possono fare polpette o  sughi.  Il radicchio è troppo amaro? Sbollentiamo lo un paio di volte cambiando l’acqua, poi lo conserviamo per una notte coperto in frigorifero e il giorno dopo potremo usarlo per un ottimo risotto.

Nella vita di ogni donna, o di ogni uomo che cucina, arriva sempre il fatidico momento, non lo vorremmo, ma prima o poi arriva e, nostro malgrado, dobbiamo dire : “Tesoro? Mi è bruciato l’arrosto…”.  Niente paura: si toglie la parte bruciata molto sottile e lo si condisce con una salsa a piacere(il sugo dell’arrosto è inutilizzabile).  Io propongo una salsa tradizionale.

La salsa verde

2 mazzi di prezzemolo
2 fette di pancarré
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
2 acciughe sott’olio
1 manciata di capperi
1 tuorlo d’uovo sodo
1 bicchiere di olio di oliva
sale

Bagniamo il pancarré nell’aceto e lo strizziamo, stacchiamo le foglioline verdi dal prezzemolo, le laviamo e le asciughiamo bene. Mettiamo tutti gli ingredienti nel mixer, azioniamo il motore e mentre frulla aggiungiamo poco a poco l’olio. Aggiustiamo di sale e serviamo.

Gli gnocchi di patate si frantumano? Colpa della patata, sicuramente.  La prossima volta non ci cascheremo.  Perché non abbiamo comperato le solite?  Ma piangere sulla patata sbagliata non serve.  Cerchiamo di recuperare e di non buttare tutto.

Il gatto’ di patate

Questo è un piatto della tradizione napoletana, talmente gustoso, che nessuno rimpiangerà gli gnocchi.

Per 4 persone

800 g di  purea di patate, o di impasto traditore
Latte q b
90 g di grana grattugiato
2 uova
40 g di burro
100 g di prosciutto cotto
150 g di scamorza o altro formaggio similare
Pane grattugiato
sale

Per la salsa

6 cucchiai di olio di oliva
6 alici sott’olio
1 spicchio di aglio schiacciato
1 cucchiaio raso di prezzemolo grattugiato

Darò il nome generico di purea all’impasto.  La base di partenza è un impasto simile ad un purè; quindi dosiamo il latte a piacere.  Una volta che abbiamo aggiunto il latte, regoliamo di sale e scaldiamo leggermente la purea.  Aggiungiamo il burro, le uova (uno alla volta) e infine il grana.  Ungiamo di olio una tortiera rotonda o uno stampo piccolo per ciambella( diam. 18/20 cm.) e lo spolverizziamo con del pane grattugiato.  Versiamo un primo strato di purea nel fondo della tortiera e distribuiamo mozzarella e prosciutto cotto.  Copriamo con la purea rimanente, spolverizziamo dell’altro pane grattugiato e inforniamo a 200° per 20 minuti, o fino a quando non si sarà dorato.  Nel frattempo scaldiamo l’olio di oliva e l’aglio in una larga padella, togliamo dal fuoco e mettiamo le alici cercando di scioglierle il più possibile con i  rebbi di una forchetta.  Rimettiamo sul fuoco, scaldiamo brevemente e aggiungiamo il prezzemolo.  Togliamo dal fuoco.  Una volta cotto il gattò, aspettiamo 10 minuti e poi lo sformiamo.  Serviamo caldo, con la salsina a parte.

Buona Domenica, a tutti.

P.S.  Spero di non avervi “incasinato” di più la vita.  Fatemi sapere.

Dal superfluo il necessario

Pasta e riso

Difficile che rimangano.  Se si pesano da crudi, le porzioni che otteniamo, sono giuste e non dovrebbero rimanere avanzi( 80 g di pasta a testa, 60 g di riso a testa).  E’ meglio fare  porzioni piccole e  offrire il bis e chi lo chiederà, per la felicità dello “chef”.  Quello che non si mangia, intendo dire ciò che rimane nella pentola, non può essere conservato per più di due giorni,  ciò che rimane nei piatti ahimè va buttato.

Pasta al gratin

Riciclare gi avanzi della pasta è molto semplice, basta semplicemente riscaldarla, oppure si può congelare quello che resta in appositi contenitori da frigorifero e riscaldarla al momento.  Se nel momento in cui la scoliamo ci accorgiamo di avere sbagliato le dosi, possiamo congelarla una volta cotta, passandola prima sotto acqua corrente ben fredda , oppure congelarla quando è condita.  Se non avete previsto il congelamento e volete sfruttare l’avanzo per preparare un “classico” della cucina, questa è un’ottima alternativa. Sono adatti per questa ricetta tutti i tipi di pasta che sia avanzata in buona quantità, meglio se corta.

250 g di pasta avanzata già condita
700 g di latte
80 g di farina
80 g di burro
Sale
Parmigiano grattugiato

La parte più difficile è dividere la pasta, che una volta cotta tende ad amalgamarsi .  Potete farlo aiutandovi con del brodo vegetale bollente.  Accendiamo il forno a 180°.  Prepariamo una besciamella:  sciogliere il burro, aggiungere la farina in una volta, rosolare il burro e la farina per 3 minuti.  Aggiungere il latte e mescolare con una frusta.  Cuocere sempre mescolando su fuoco al minimo per 10 minuti.  La besciamella si addenserà.  Regoliamo di sale e pepe.   Mescoliamo la pasta con 2/3 delle besciamella e 3 cucchiai di parmigiano.  Versiamo nella pirofila, distribuiamo la besciamella rimasta, spolverizziamo di formaggio e mettiamo in forno per 10 minuti.  Se volete potete distribuire sulla pasta prima di infornarla alcuni fiocchetti di burro e del pane grattugiato.

Frittata di pasta

La pasta lunga si adatta molto bene a questa ricetta.  Vi ricordo che le paste di formato lungo sono più difficile da riciclare, questa mi sembra una possibilità veloce e gustosa.  Ho messo la fontina come formaggio.  Ma se la pasta è già molto condita, potete sostituire al formaggio stessa quantità di ricotta o panna fresca.

Pasta avanzata
10 fettine di fontina
3 fette di prosciutto cotto o crudo
2 uova
Pane grattugiato

Sgraniamo la pasta con mezzo bicchiere di latte.  A parte sbattiamo le uova e aggiungiamo il sale.  Tagliamo a fette piccole il prosciutto e la fontina e aggiungiamo al composto di uova.  Mettiamo la pasta in un larga padella in cui avremo scaldato 2 cucchiai di olio di oliva.  Rosoliamo brevemente e spargiamo sopra il composto di uova, rigirando la padella per distribuirlo bene. Copriamo e lasciamo cuocere per 10 minuti.  Solitamente non giro questa frittata, se volete potete farlo a metà cottura.  Ottima servita calda accompagnata ad un insalata verde.

Finger arancine

Riutilizza gli avanzi di un risotto, in questo caso alla parmigiana.

Per 4 persone

300 g di risotto avanzato da almeno un giorno
1 tuorlo
50 g di parmigiano grattugiato
pangrattato
50 g di mozzarella fatta scolare dall’acqua e asciugata, tagliata a cubetti molto piccoli
Olio di semi per friggere
Sale

Mescoliamo a piene mani, come se dovessimo impastarlo, il risotto con il tuorlo, un pizzico di sale e il parmigiano grattugiato. Formiamo delle palline grandi più o meno come quelle da ping-pong, inserendo in ciascuna un cubetto di mozzarella e richiudendola bene. Passiamo le palline nel pangrattato, in modo che le ricopra bene su tutta la superficie, e le friggiamo poche per volta in abbondante olio di semi. Le scoliamo su carta assorbente, le saliamo leggermente e le serviamo in pirottini di carta, come se fossero pasticcini.

Riso al salto

Gettonatissimo!  Ottimo per riciclare un risotto alla milanese, è infatti uno tra i piatti della tradizione meneghina.  In questo caso è semplificato.  Infatti non serve altro che il riso avanzato e del formaggio pasta dur,a se lo si desidera.

Risotto alla milanese avanzato
Formaggio pasta dura, a lamelle(facoltativo)
Padellina antiaderente, l’ideale sarebbe una frittatiera girevole
Olio di oliva

Scaldiamo l’olio nella frittatiera, aggiungiamo gli avanzi del risotto e con il dorso del cucchiaio spargiamo il riso, coprendo bene il fondo. Arrostiamo per 5 minuti o fino a che sollevando con la paletta per frittate il fondo del composto di riso, non lo vedremo dorato.  Togliamo da fuoco e attendiamo 10 minuti.  Giriamo la pressata di risotto, dopo averla staccata completamente dal fondo con la paletta.  Rimettiamo sul fuoco.  Se il riso dovesse avere perso la forma nel girarlo, non preoccupiamoci, ma rimettiamolo in forma sempre con l’aiuto del dorso del cucchiaio.  Lasciamo arrostire ancora per 5 minuti.   Per servirlo lo rovesciamo  in un piatto e se vogliamo lo cospargiamo con il formaggio a pasta dura tagliato a lamelle.

Croquelle di riso e verdure

Riciclo assolutamente chic e risultato inaspettato da un avanzo di minestrone con il riso( fotografia di apertura).  Chi l’avrebbe mai detto…

200 g di minestrone con il riso, ben freddo
3 cucchiai di parmigiano
1 uovo sbattuto
Sale e pepe
Olio si semi di arachidi per friggere
1 cucchiaio raso di farina 00

Mettiamo l’avanzo del minestrone in una ciotola. Aggiungiamo il parmigiano, la farina e mescoliamo, non aggiungiamo sale e pepe, non servono, infatti minestrone è già salato a sufficienza.  Sbattiamo leggermente l’uovo e aggiungiamolo al composto di minestrone e formaggio.  Possiamo insaporire le croquette con basilico spezzettato.  Raffreddiamo molto bene il composto per 10 minuti in freezer.  Nel frattempo scaldiamo l’olio di semi in una casseruola, circa 250 g.  L’olio per friggere in immersione(questo è un caso) dovrebbe essere tre volte il peso di ciò che va fritto.  Con l’aiuto di due cucchiai versiamo un po’ di composto nell’olio e friggiamo le crocchelle per 2/3 minuti per parte.  Scoliamo su della carta assorbente.  L’importante è friggere non più di 3 o 4 cucchiaiate per volta o l’olio si raffredderà.  Serviamo ben calde, su un letto di lattughino.  Colorato e saporito questo piatto!

Pomirisi

Questa è un’ altra colorata possibilità, ottima per tutti i picnic in riva la mare.  Si adatta molto beneper riciclare il riso lesso avanzato da un’insalata di riso o del  riso al pomodoro.

4 pomodori  medi, non troppo maturi
Riso avanzato
Olio di oliva
Sale e pepe
Formaggio grattugiato a piacere
1 cipolla

Affettiamo sottilmente la cipolla e facciamola rosolare in una larga padella.  Aggiungiamo il riso, padelliamo per un minuto.  Laviamo i pomodori, tagliamo dalla parte del picciolo un cm di calotta e tagliamo un poco la parte opposta al picciolo, per permettergli di stare in piedi durante la cottura in forno.  Togliamo polpa e semi che useremo per altre preparazioni.  Passiamo l’interno con dell’olio di oliva, poco sale e pepe.  Riempiamo i pomodori vuoti con il riso ripassato, spolverizziamo sopra del formaggio grattugiato, più o meno un cucchiaino da tè su ogni pomodoro, copriamoli con le loro calotte e mettiamoli in una teglia.  Irroriamo con un filo di olio, e passiamo nel forno a 200° per 15 minuti.  Sono molto buoni anche freddi.  Se vogliamo che i pomodori siano più morbidi, facciamoli pre-lessare,  prima di riempirli e  già svuotati in 3 dita di acqua bollente leggermente salata per 5 minuti, l’importante è che mantengano la forma, o non riusciremo a riempirli.

Ciambelle di riso

Si può fare adattando qualsiasi tipologia di risotto avanzato.  La ciambellina è pero intesa come nido per un altro ingrediente a piacere: per i risotti robusti, salsiccia, porcini, consiglio di inserire nel buco della ciambella della zucca brasata al rosmarino, oppure della cipolla brasata.  Alle ciambelline di risotti con le verdure possiamo aggiungere, calamaretti o gamberetti fatti saltare brevemente.  Ciò che è importante è che il contenuto sia abbastanza sugoso.

Risotto alle verdure avanzato
Stampi per ciambelline, oppure monoporzioni in alluminio
150 g di calamaretti
200 g di gamberetti
1 spicchio di aglio
1 carota
1 pezzetto di sedano
1 rametto di rosmarino
1 scalogno
½ bicchiere di vino bianco
Olio extravergine di oliva
Sale e pepe

Mondiamo tutte le verdure e rosoliamole nell’olio di oliva per 4 o 5 minuti in una larga padella.  Aggiungiamo i calamaretti e i gamberetti,  e lasciamo insaporire per 1 minuto, poi versiamo il vino bianco.  Lasciamo evaporare il vino e cuociamo ancora per un minuto.  A piacere possiamo aggiungere della passata di pomodoro.  Regoliamo di sale e pepe, togliamo dal fuoco e teniamo in caldo.  Prendiamo il risotto avanzato e prima di preparare le ciambelle lo riscaldiamo con dell’olio di oliva.  Mettiamo negli stampi e lasciamo riposare per 5 minuti.  Serviamo nei piatti singolarmente riempiendo il buco delle ciambelline o l’incavo che avremo formato negli stampini di alluminio con il ragù di gamberi e calamaretti ben caldo.

Voglio imparare a comprare le uova!

Banderas ha una gallina che si chiama Rosita. Nell’ultima pubblicità dei biscotti, lui fa il contadino e ha una gallina. Barilla, Barilla….ma con tutti i nomi del mondo, proprio il mio dovevi scegliere? Non mi consola pensare che sono la gallina di Banderas. Per anni mi hanno detto che mi chiamavo come la figlia di Celentano. Poi mi sono chiamata come una caramella(morositas), mancava uno degli animali domestici più bistrattati e vilipesi dell’aia. Mi consolo pensando che una tra le più famose e belle principesse si chiama come una mucca, che per anni è stata la testimonial delle Galbani: Carolina. Si sa, il nome, uno non se lo può scegliere, ma mi sarebbe piaciuto chiamarmi Alessandra, è così, così….altero.

Ma torniamo alla mia omonima gallina. Hanno detto che non è un animale intelligente, di sicuro non si può dire bella come una puledra, ma è tanto brutta quanto utile: come faremmo senza uova?

Ogni italiano ne consuma circa 219 all’anno, sono molte davvero. Vista la quantità consumata dovremo o esserne degli intenditori, invece molte volte la nostra esperienza non va al di là della data di scadenza. Ho deciso che voglio imparare ad acquistarle, visto che sono tra i miei ingredienti preferiti.

Partiamo dal prezzo. E’ sempre vero che il prezzo è proporzionale alla qualità? Direi di sì, se pensiamo che le uova più costose sono quelle biologiche. Possiamo stabilire che il prezzo medio delle uova in confezioni da 6 pezzi si aggira su 1, 20 euro. Interpretiamo anche il timbro che viene impresso sul guscio:

esempio: 2IT573FC001

2-indica il tipo di allevamento (0-biologico, 1-all’aperto, 2-a terra, 3-in gabbia, IT-indica il paese di produzione)
573-è il codice istat del comune di produzione
FC-indica la provincia di produzione
001-è il codice dell’allevamento di produzione

Dicevamo che la data di scadenza è un criterio importante, ma non l’unico. La normativa in questo caso è ricca di informazioni: la scadenza non deve superare il 28esimo giorno dalla deposizione, per cui se il termine ultimo è il 28 del mese, la deposizione è il 1; le uova vanno tolte dalla vendita una settimana prima della scadenza, per dare la possibilità al consumatore di conservarle per qualche giorno. Le uova si distinguono per le caratteristiche del guscio, tuorlo, albume e freschezza in tre categorie di qualità: A-sono le uniche destinate al consumo, in cui la distanza tra interno dell’uovo e il guscio non deve superare i sei mm., infatti più l’uovo è fresco minore è la distanza, B, C. Ci sono anche uova di tipo A extra in cui la camera d’aria è di 4 mm., che se non vendute nel periodo di maggior freschezza(entro 9 giorni dalla deposizione) vengono declassate a classe A. Un’altra suddivisione, che viene impressa, sulla scatola e le distingue chiaramente assieme al prezzo, è tra grandissime- dai 73 g di peso in su, grandi- tra i 73 g di peso e i 63g, medie- dai 63 ai 53g, o piccole-meno di 53g. Il peso dell’uovo e il metodo di allevamento determinano il prezzo. Ma se compriamo le uova da Banderas? Gallina Rosita non è dotata di timbro, quindi la nostra valutazione di freschezza sarà attuabile solo a uovo aperto? Non è detto, anche il guscio vuole la sua parte: non deve essere incrinato o sporco perché c’è il rischio di contaminazioni. Ora apriamo l’uovo: il colore del tuorlo non è determinante, perché dipende dai mangimi che prendono le galline. Spesso i mangimi industriali contengono aggiunte di carotenoidi e xantofille. Diffidiamo se il tuorlo ha perso consistenza e se l’albume tende ad afflosciarsi e spandersi, l’uovo non è più commestibile. Altri criteri, in questo caso, a uovo chiuso possono essere il test della luce: poiché l’uovo è trasparente, messo vicino ad una fonte luminosa potremo constatare il volume della camera d’aria(la membrana sottile che separa l’albume dal guscio, posta nella parte più larga dell’uovo). Oppure possiamo immergere l’uovo in acqua fredda salata: se c’è poca aria è fresco, quindi sta a fondo, al contrario l’effetto sarà quello di far salire l’uovo a galla.

Uova morbide sui crostoni, ovvero la meraviglia della semplicità

Questa è la tormentata ricetta dell’uovo in camicia. Tormentata? Sì, niente altro posso dire perché per riuscire a farle in un certo modo mi ci è voluto un po’ di tempo e beati tutti voi che ce la farete da subito. Con qualche accorgimento, però….

Dosi per 4 persone

4 uova, freschissime
Un cucchiaio di aceto di vino bianco
Un cucchiaio di vino bianco secco
Un cucchiaio raso di fecola
Un dl di latte
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
Una foglia di basilico
Sale

Versiamo in un tegame poco profondo 5-6 cm di acqua , facciamo prendere l’ebollizione e aciduliamola con l’ aceto e il vino. Abbassiamo la fiamma, sgusciamo l’uovo in un piattino da frutta e facciamolo scivolare molto delicatamente nell’acqua in leggera ebollizione. Prima che l’albume rapprenda, solleviamolo da un lato con una paletta e, con movimento veloce(qui sta l’inghippo) ripieghiamolo sul tuorlo in modo da ricoprirlo. Si può anche creare un mulinello nell’acqua con un cucchiaio di legno, ma secondo me è un po’ più laborioso. Facciamo cuocere un uovo alla volta per 2-3 minuti( dipende dallo dimensione). Preleviamolo con un mestolo e deponiamolo delicatamente su una carta da cucina piegata doppia. Dalle fette di pancarrè ricaviamo 4 dischi e facciamoli tostare in una tostiera o nel forno. Con un paio di forbici tagliamo le sfrangiature dell’albume, per dargli una forma regolare. Mescoliamo in un pentolino il concentrato di pomodoro con la fecola, diluiamo con il latte, aromatizziamo con il basilico e portiamo ad ebollizione e , mescolando, saliamo e facciamo addensare la salsa. Appoggiamo le uova sui crostoni, completiamo con un cucchiaio di salsa ben caldo e serviamo.

I consigli utili

Togliamo le uova dal frigorifero almeno mezz’ora prima di cuocerle: se troppo fredde, data la breve cottura, rischieremmo di avere il tuorlo freddo. L’acqua deve sobbollire, non bollire o l’uovo si straccerà. Lo sgusciare l’uovo nel piattino e farlo scivolare, potrebbe essere irrisorio, invece è risolutivo.

Uova alla mimosa

E’ una ricetta tra quelle che io definisco celebrative, perché esaltano in 5 minuti un ingrediente semplice, vero esempio di cucina veloce.

Per 4 persone

4 uova
100 g di tonno sott’olio, molto ben sgocciolato
3 cucchiai di maionese
10 capperi sciacquati

Lessare le uova, facendole cuocere 8 minuti dal momento dell’ebollizione. Raffreddarle e tagliarle a meta con un coltello. Togliamo il guscio con un cucchiaio da minestra(scavando l’albume si staccherà molto facilmente). Mettiamo 4 mezzi tuorli dentro ad un piatto fondo, schiacciamoli con una forchetta e teniamo gli altri 4 mezzi da parte. Aggiungiamo il tonno ai tuorli schiacciati, la maionese e i capperi. Continuiamo a schiacciare con la forchetta per amalgamare il tutto; otterremo una salsa perfetta anche per farcire panini o tramezzini. Con l’aiuto di due cucchiaini da thè, mettiamo la farcitura dentro ai mezzi albumi sistemandoli mano mano che saranno farciti, dentro a un piatto grande rotondo sul cui fondo avremo disposto delle foglie di lattuga o altra insalata verde(serve a tenere ferme le uova e a decorare). Mettiamo i mezzi tuorli rimasti in un colino fine e schiacciandoli con le dita li sbricioliamo sulle uova farcite. Disposta la mimosa di tuorli possiamo servire il nostro bel piatto in tavola. Queste per Rosita sono soddisfazioni!

Consigli utili

Per avere uova farcite perfette, sistemate le uova in frigorifero nello spazio apposito con la parte a punta rivolta verso il basso e il tuorlo rimarrà ben centrale.

Felice giornata a tutti!

Il pranzo della domenica

Oggi si pranza fuori.  All’aperto.  In riva a un lago, in riva al mare.  In un bosco, in un prato o in un parco, la scelta è varia.  Approfittiamo di queste belle giornate per fare un picnic, i bambini lo chiamano pranzo al sacco  e lo adorano.  Mi ricordo quando le mie figlie andavano in gita scolastica.  Iniziavano tre giorni prima a raccomandarmi i panini.  Generalmente il rancio era:  due panini, acqua, e contenitori di frutta e verdura crude.  Quando tornavano, l’avanzo era:  mezzo panino, nessun resto di frutta e verdura, perché molte cruditè erano state offerte ai compagni. Questa può essere la dimostrazione che a  volte basta cambiare ambiente, perché i bambini mangino ciò che non avremmo mai creduto potessero mangiare.  Fare un picnic è un modo diverso di condividere il pranzo, allegria e gioco sono i suoi ingredienti fondamentali; prepariamo del cibo trasportabile e pratico da consumare, i bambini potranno aiutarvi nel prepararlo e per loro sarà una festa.  Serviranno poi un bel telo colorato o delle coperte, dei cuscini, le borse termiche, che, vuote, potranno diventare dei pratici tavolini, le stoviglie di plastica e i tovaglioli, molti tovaglioli. Poi, una volta terminato, fate come se foste a casa, intendo dire: lasciate tutto ben pulito.

I tramezzini

 Buoni i panini, buoni davvero, ma il tramezzino… è la morbidezza fatta snack.  Con il panino ti senti in colpa, vero ragazze? Con il tramezzino  ti pare di non aver mangiato.  Sarà per tutto quel morbidume  che avvolge discreto  l’esplosione dei contenuti, che lo finisci in due bocconi.  Piace a tutti e ai bambini in particolare.  Per la mia famiglia i migliori sono in assoluto: tonno e carciofini, tonno e pomodoro, il tutto accompagnato da salsa maionese.  Fatevi aiutare dai vostri figli nel prepararli.  Voi tagliate ciò che è da tagliare: i carciofini e i pomodori a rondelle sottili , ai  più piccoli date da mescolare il tonno e la maionese, mentre i più grandi farciranno i tramezzini e li avvolgeranno nei tovaglioli colorati.

La  frittata

E’ un cibo classico per le scampagnate, può essere tagliata e messa in un contenitore, oppure messa all’interno di sfiziosi panini.  Si può fare una frittata di sole uova e formaggio, oppure di verdure: zucchine, asparagi, carciofi, erbette o spinaci, la base è sempre la stessa.  Calcolate 1 uovo a testa e 1 cucchiaio ogni due uova  di panna o latte; se la volete più saporita, sostituite il latte o la panna con del grana o del formaggio a piacere.

Frittata di zucchine

4 uova

120 g di zucchine tagliate a rondelle

1 cipolla

Prezzemolo, 1 cucchiaio

2 cucchiai di grana grattugiato o altro formaggio

Olio di oliva

Sale e pepe

 Pulite le zucchine e tagliatele a rondelle, mondate la cipolla e tagliatela sottile.  Versate 3/4 cucchiai di olio di oliva in una padella antiaderente, aggiungete la cipolla e fate soffriggere leggerment, poi versate le zucchine.  Portate a cottura,aggiungendo un po’ d’acqua se dovessero attaccare, poi regolate di sale e togliete dal fuoco.  Sbattete le uova con il pepe  e il grana, unite le zucchine e la cipolla, mescolando con cura.  Nella stessa padella antiaderente, unta con pochissimo olio, versate il composto di uova e zucchine, cuocendolo a fuoco medio fino a dorarne il fondo.  Incoperchiate,  abbassate il fuoco al minimo, e cuocete fino a che la frittata non apparirà dorata anche in superficie: così non sarà necessario girarla e le verdure risulteranno più colorate.

Torta di limone e mandorle

Non può mancare una torta per la merenda, così come una bella provvista di frutta fresca tagliata e messa nei contenitori ermetici.  Conclusa la passeggiata pomeridiana, sarà un vero piacere gustarle.  A proposito di passeggiata, se vi recate in campagna, questo è il momento adatto per dedicarsi alla raccolta di cicoria, asparagi, borragine e altre piante spontanee.  I bambini amano molto raccogliere e vogliono sapere tutto.  A casa poi si potrà adoperare il frutto del loro raccolto, per risotti, zuppe, frittate, o insalate originali, ne andranno fieri.

350 g di farina00

3 uova

6 cucchiai di zucchero di canna

100 g di burro

200 g di yogurt greco

100 g di farina di mandorle

La buccia di 1limone non trattato

Una bustina di lievito vanigliato

Mandorle intere

Per lo sciroppo: 150 g di zucchero, 1dl di succo di limone e arancia

Mettete il burro morbido a pezzetti in una terrina e unite lo zucchero di canna.  Lavorate il burro e lo zucchero a crema con un frustino elettrico o con un cucchiaio di legno.  Incorporate uno alla volta le uova ben fredde, la farina setacciata con il lievito, alternandola allo yogurt.  Infine aggiungete la farina di mandorle e la buccia di limone.  Imburrate e infarinate uno stampo rettangolare, versate l’impasto  distribuite in superficie le mandorle intere e infornate a 180° per  50 minuti; sfornate e lasciate raffreddare.  Preparate lo sciroppo: riunite gli ingredienti in un pentolino con 2 dl di acqua.  Lasciate cuocere a fuoco medio fino ad ottenere uno sciroppo biondo e fluido; versatelo tiepido sulla torta e lasciate raffreddare.

Credo non manchi nulla a parte i giochi, quelli sono sempre a piacere.

Felice giornata a tutti.

Cosa cucino con….

Leggo , come molti di voi avranno fatto, sul Corriere della sera Economia, che la spesa alimentare degli italiani ha raggiunto i livelli di 30 anni fa e che, nell’ultimo periodo, si è ulteriormente abbassata dell’1,5%. Chiedersi perché è quasi superfluo: l’incremento del costo dei carburanti e l’aumento delle bollette hanno preso molto spazio alla spesa per il cibo, che fa parte dei cosiddetti beni comprimili: i primi soggetti all’adeguamento. Poiché più di tanto non si può comprimere(si deve vivere) non rimane che adattarci alle necessità. Il mio consiglio è di acquistare prodotti di stagione per quanto riguarda frutta e verdura, si può scegliere anche per carne e pesce e per i formaggi optare per le produzioni locali (ogni regione d’Italia ha formaggi tipici). Vi do alcune ricette a cui ho dato un valore complessivo; sono un esempio per confermare il principio che mangiare bene non sempre significa dover spendere molto. Mi sono data un budget per preparare una cena completa per la famiglia o per gli amici: 15 euro possono essere una buona base di partenza, escludendo il vino. Mi sono attenuta ai prezzi del supermercato sottocasa, che è comodo, ma non troppo economico, quindi si può ancora risparmiare. Nutro grande ammirazione per coloro che nell’ambito familiare riescono a fare indagini di mercato, regola fondamentale del risparmio.

Per 4/6 persone

Polpette di cavolfiore – euro 2,50

Si prestano a molte varianti, potete usare tutti i tipi di verdura, e riciclare gli avanzi delle verdure stufate. Se non amate i fritti potete cuocerle nel forno a 200°c per 10 minuti, rivestendo la placca con la carta forno e girandole a metà cottura.

Un cavolfiore grande o due piccoli

60 g di formaggio grattugiato a piacere

100 gr di pane raffermo bagnato nel latte e strizzato

1 spicchio di aglio

1 uovo

1 cucchiaio raso di prezzemolo

Olio di oliva

Pane grattugiato

Sale e pepe

Dividete i cavolfiori a cimette e fateli lessare in acqua bollente leggermente salata per 15 minuti. Poi scolatele, mettetele in una padella antiaderente con l’aglio e 3 cucchiai di olio di oliva. Fatele saltare per insaporire e schiacciatele con una forchetta fino e renderle una purea. Eliminate l’aglio regolate di sale e pepe e togliete dal fuoco. Trasferite la purea nella ciotola dove avrete messo il pane, incorporate l’uovo il formaggio, il prezzemolo e mescolate fino a che non avrete un composto abbastanza sodo, se non lo fosse a sufficienza potete aggiungere del pane grattugiato. Prelevate delle porzioni di impasto, passatele nel pangrattato e friggetele in olio caldo, fino a doratura. Scolatele sulla carta per fritti e servitele calde.

Mezze penne con pesto di rucola e pomodorini –euro 3,50

Le definisco fresche, invitanti e insolite. A piacere possono essere arricchite con della ricotta salata servita tagliata sottile, o grattugiata direttamente sul piatto.

400 g di mezze penne

10 pomodorini ciliegia

2 mazzetti di rucola

1 cucchiaio di pinoli

1 spicchio di aglio

3 cucchiai di grana

6 cucchiai di olio di oliva

Pulite i pomodorini e tagliate in 4 pezzi. Mondate la rucola lavatela scolatela e mettetela nel mixer con i pinoli, una presa di sale 2 cucchiai di olio, 1 cucchiaio di grana e frullate fino ad ottenere il pesto. Pulite l’aglio mettetelo in una larga padella antiaderente con l’olio rimanente, fate soffriggere e aggiungete i pomodorini. Saltateli i, schiacciateli leggermente con una forchetta, regolate di sale, aggiungete un pizzico di zucchero e cuoceteli per circa 4/5 minuti. Cuocete la pasta, scolatela molto al dente e tenete da parte un po’ di acqua di cottura. Versatela nella padella, salatatela con i pomodorini, l’acqua di cottura, il grana rimasto. Toglietela dal fuoco, aggiungete il pesto, mescolate con cura e servitela ben calda.

FIletto di maiale al marsala- euro 5,50

Molto saporito e decisamente economico, il filetto di maiale è però molto piccolo, non supera i 500 g di peso. Ha una carne magrissima, che non va cotta a lungo perché rischia di asciugarsi troppo. Al contrario del filetto di manzo, non va mai consumato al sangue, e alcune accortezze coi permettono di cuocerlo a puntino e conservarne la morbidezza ad esempio irrorarlo spesso con il fondo di cottura, usando condimenti cremosi come latte o panna. Il suo sapore deciso si esprime al meglio nei piatti in agrodolce, cucinati con frutta ricca di polpa come mele albicocche, prugne, ananas e agrumi.

500 g di filetto di maiale

Rosmarino, un mazzetto

2 foglie di alloro

2 spicchi di aglio

5 dl di latte

½ bicchiere di marsala

30 g di burro o 2 cucchiai di olio di oliva

Farina

Noce moscata

Bacche di pepe rosa

Sale, pepe

Lagate il filetto con spago da cucina, questo vi permette di mantenergli la forma. Passatelo nella farina e rosolatelo con il burro fuso o l’olio da entrambi i lati, fino a che non avrà preso un colore dorato uniforma. Salate, pepate e profumate con il mezzo bicchiere di marsala. Unite gli aromi e l’aglio lasciato con la camicia, coprite con il latte caldo e proseguite la cottura a fiamma bassa per circa 30 minuti, irrorando spesso la carne con il fondo di cottura. Sgocciolate la carne, avvolgetela in un foglio di alluminio e tenetela in caldo. Passate il fondo di cottura al colino fine, raccogliendolo in un pentolino pulito. Prelevate un poco del fondo e usatelo per stemperare un cucchiaino di farina. Incorporate il composto ottenuto al resto del sugo con l’aiuto di un a frusta e rimettete sul fuoco a fiamma molto bassa, mescolando spesso fino ad ottenere una consistenza cremosa. Al momento di servire private il filetto dallo spago, affettatelo a fette alte 1 cm e disponetele sul piatto di portata. Scaldate la salsa e irrorate il filetto, guarnendolo con alcune bacche di pepe rosa. Servite con il resto della salsa a parte.

Torta morbida di mele-euro 4,50

La torta di mele è uno dei più grandi classici della pasticceria casalinga: una per ogni famiglia, ne esistono infatti innumerevoli varianti. Adatta per colazione, merenda o come in questo caso per un dopocena. Potreste servirla accompagnata da crema inglese o panna acida, o gelato al fiordilatte.

Tortiera 24 cm

300 g di farina 00

160 g di zucchero semolato

100 g di burro

4 mele golden

Un limone non trattato

3 uova

1 bustina di lievito per dolci

Un bicchierino di marsala

Sale, burro e farina per la teglia

Montate con il frustino elettrico il burro, lo zucchero e un pizzico di sale fino a renderli spumosi, aggiungete le uova una alla volta, ben fredde, sempre mescolando. Aggiungete la farina setacciata con il lievito, abbassando al minimo la velocità del frustino. Aggiungete le mele che avrete detorsolato sbucciato tagliato a cubetti, e il marsala. Mescolate ancora con molta cura e travasate l’impasto nella teglia imburrata e infarinata. Cuocete in forno a 180°c per 45 minuti circa.
Precisazione: il numero di persone a cui si riferiscono le ricette è sempre indicativo, perché dipende dall’appetito individuale e dalle abitudini. Io non riempio mai troppo i piatti, soprattutto nel caso di più portate.

Grazie e felice giornata a tutti, a mercoledì per nuovi contenuti!