Fregola risottata con verdure

Come ogni volta, alla stessa medesima ora, nello stesso istante in cui apre la porta ed entra in casa chiede: cosa c’è per cena.
Non che lo faccia apposta, non che abbia secondi fini. Il suo, di fine, è primo e anche ultimo: la fame.
Non si biasima nessuno in caso di fame. Soprattutto lui, dopo un’intera, interminabile giornata di lavoro. Dopo tutti di tanti anni, alla stessa ora e nel medesimo istante, lei gli risponde paziente, e con pazienza attende la risposta. Se non avesse pazienza dovrebbe ogni volta rispondere: o mangi sta’ minestra o…
Eh già. Ma non è questo il caso, non questa sera: non è minestra, non è minestrone, non è risotto. Questa è una fregola, e risottata. Pure!

fregola risottata con verdure

 

per 4 persone

Ingredienti: fregola sarda integrale 250 g, brodo vegetale 1,5 lt, zucca 200 g, carote 2 medie, sedano 1 gambo, fagioli borlotti lessati 60 g, cipolla 1, zucchina 1, verza 2 foglie,
vino bianco 1 dl, burro 40 g, parmigiano grattugiato 60 g

Occorrenti:  casseruole, coltello, tagliere

Tempo di preparazione: 30 minuti

Pulite tutte le verdure e rendetele sottili. Scaldate il brodo vegetale e versate 4 cucchiai di olio di oliva nella casseruola. Unitevi le verdure e soffriggete per 4 minuti, mescolando spesso. Versate la fregola, mescolate e lasciatela tostate, tanto quanto fosse riso. Sfumate con il vino bianco, lasciate evaporare e unite anche i fagioli. Di seguito versate il primo  mestolo di brodo caldo, mescolate e coprite. Portate a cottura per 10* minuti unendo il brodo poco per volta. Terminata la cottura togliete la casseruola dal fuoco e mantecate con il burro e il parmigiano. Servite la fregola ben calda.

*la cottura della fregola dipende dalla tipologia e dalla grandezza. Controllate sempre il tempo descritto sulla confezione.

Buona giornata a tutti!

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Dai Quaderni di Artemisia Abbondanza

Il quaderno di Artemisia è dedicato questa volta alle Ricette con 4 ingredienti. Perché 4? Gli studiosi di fisiologia del gusto sostengono che possiamo percepire contemporaneamente 3, massimo 4, sapori in un piatto e che, oltrepassato questo limite, i nostri sensori vanno in tilt, arrivando perfino a definire la pietanza sgradevole. Che 4 sapori costituiscano il limite massimo lo ha sempre sostenuto anche il più grande cuoco al mondo: Gualtiero Marchesi. Escludiamo dal conteggio gli ingredienti di base l’olio il burro, le spezie e il sale ed è tutto prestabilito: la regola del 4 può essere applicata anche alla nostra cucina. Geniale ed essenziale.

CALZONE DI RICOTTA E ERBETTE
1

Pasta per pizza gr 600, erbette gr 800, ricotta gr 100, salsa di pomodoro, olio extravergine di oliva, sale, pepe, peperoncino secco

Lavate e mondate le erbette, poi sbollentate per 1 minuto, scolatele, strizzatele e tritatele grossolanamente. Mettetele in una ciotola con 1 peperoncino spezzettato e 2 cucchiai di olio. Regolate di sale e pepe. Sulla spianatoia infarinata stendete la pasta da pizza, suddividendola in 4 panetti e formando con le mani 4 dischi spessi circa ½ cm.

Distribuite la ricotta e il composto di erbette su una metà dei dischi, richiudeteli a mezzaluna facendo combaciare i bordi e sigillateli bene.

2

Coprite una teglia con carta oleata, disponetevi sopra i calzoni e nappateli leggermente con un cucchiaio di salsa di pomodoro. Cuocete in forno preriscaldato a 220° per circa 25 minuti.

3

Variante 1-potete sostituire la ricotta con 100 gr di mozzarella fiordilatte tagliata a cubetti e messa a sgocciolare in un colino a maglie larghe per 30 minuti, oppure con 100 gr di provola affumicata grattugiata a filetti.
Variante 2-potete arricchire il calzone con 80 gr di speck tagliato a cubetti e rosolato in una casseruola antiaderente con le erbette assieme a 1 spicchio di aglio e al peperoncino
Variante Rosita-potete arricchire il calzone con quello che avete in frigorifero, verdure cotte o crude, formaggi di qualsiasi tipo, affettati. Ma…non più di 4 ingredienti.
Buona giornata!
Vi ricordo il concorso abbinato a Artemisia
http://www.Vallardi.it/concorso Artemisia

I BELLI DI STAGIONE

La spesa di Dicembre: i belli di stagione

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Sulla loro bontà non  si discute.  Ma guardiamoli attentamente: sono belli, i belli di stagione. Cavolo romanesco, porro, cardo e carciofo sono inoltre molto ricchi di proprietà nutritive e l’ideale sarebbe di poterli mangiare crudi, in pinzimonio, perché la cottura ne elimina gran parte. Il porro impedisce la caduta dei capelli, il cardo aiuta la digestione ed è un antirughe naturale.  Il carciofo è un antianemico e un toccasana per il fegato, con l’unica controindicazione di bloccare la produzione di latte materno;.  Il cavolo romanesco è un cicatrizzante e vermifugo.  All’acquisto devono presentarsi lucidi, ben colorati e duri al tatto; se acquistati freschi si mantengono per tutta la settimana in frigorifero.  Queste semplici ricette, una per ognuno, esaltano il loro sapore tendente al dolciastro, senza coprirne il gusto.  Dei belli di stagione, non si butta niente o quasi, e c’è poco da fare; perché quando uno è bello… e bello di suo.

Cavolo romanesco con zabaione al parmigiano

Per 4 persone

800 gr di cime di cavolo romanesco

Uno spicchio di aglio

40 gr di pinoli

30 gr di uvetta

100 gr di parmigiano grattugiato

4 tuorli

3 dl di brodo vegetale

Olio evo

Sale, pepe

Lessiamo le cime a vapore o in acqua bollente e scoliamole.  Scaldiamo 3 cucchiai di olio con lo spicchio di aglio schiacciato, facciamo insaporire per un minuto poi uniamo l’uvetta e i pinoli, mescoliamo per 2 minuti, aggiungiamo il cavolo e regoliamo di sale e pepe, cuociamo per 5 minuti mescolando delicatamente.  Sbattiamo i tuorli con il parmigiano e diluiamo con il brodo tiepido mescolando bene.  Cuociamo a bagnomaria per una decina di minuti, fino a che la salsa non si sarà addensata.  Serviamo i cavoli caldi con lo zabaione a parte.

Tempura di porri al curry

Per 4 persone

4 porri

100 gr di farina 00

Un tuorlo d’uovo

200 ngr di acqua gassata

1 cucchiaino raso di curry

Olio di semi per friggere

Sale, pepe

Laviamo e asciughiamo i porri.  Priviamo i porri delle barbe e di 1/3 della parte verde che è troppo fibrosa.  Prepariamo la pastella: setacciamo la farina e la mescoliamo al sale al pepe al curry; sbattiamo il tuorlo, lo diluiamo con la metà dell’acqua e lo uniamo alla farina.  Completiamo aggiungendo l’acqua rimasta e raffreddiamo la pastella in frigorifero(più fredda è meglio è).  Nel frattempo scaldiamo  abbondante olio di semi a 180°, tagliamo i porri a bastoncini di circa 10 cm e incidiamo 1/3 della lunghezza di ogni porro più o meno a metà.  Li immergiamo nella pastella e nell’olio per friggerli.  Scoliamoli su carta da cucina e serviamoli caldi, successo inaspettato.

Sformatini di cardi con le nocciole

Per 6 persone

Un rotolo di pasta sfoglia pronta

600 gr di cardi

Aglio, olio

250 gr di besciamella

2 uova e 1 tuorlo

100 gr di gruviera

50 gr di grana grattugiato

10 nocciole

1 mazzetto di rosmarino

Sale e pepe

Cuociamo i cardi in abbondante acqua salata.  Li scoliamo e li facciamo appassire in un tegame con l’aggiunta di uno spicchio di aglio e 2 cucchiai di olio per almeno 5 minuti.  Regoliamo di sale e pepe e teniamo da parte.  In una ciotola mescoliamo  con una frusta le uova, i formaggi la besciamella, il timo, un pizzico di sale.  Aggiungiamo i cardi e versiamo il contenuto in stampini monoporzione di alluminio che avremo foderato con la pasta sfoglia.  Pieghiamo un po’ di bordo sul ripeno e pennelliamo con un uovo leggermente sbattuto.  Cuociamo in forno a 180 ° per 30  minuti.  Serviamoli cosparsi di granella di nocciola.

Carciofi alla romana

Per 4 persone

8 carciofi

prezzemolo

aglio

sale

pepe

brodo di carne o vegetale

olio d’oliva

Puliamo bene i carciofi : tagliamo il gambo a 3/4 cm dalla base e togliamo le foglie esterne più dure.  Useremo anche Il gambo che è buonissimo togliendo con  un coltellino la  parte esterna più dura, lo possiamo cuocere assieme al carciofo. Se c’è il fieno al centro, togliamolo con molta cura.  Man mano che sono pronti, li tuffiamo in acqua acidulata con il succo di limone, per far sì che non si anneriscano.  Prepariamo un trito con l’aglio e il prezzemolo, abbondiamo, perchè quello che rimane possiamo usarlo in seguito in altre preparazioni se lo conserviamo in frigorifero per 3 giorni o lo congeliamo.  Aggiungiamo al trito sale e pepe 1 cucchiaio di olio e mescoliamo.  Prendiamo i carciofi, uno alla volta, e asciughiamoli bene.  Schiacciamoli un po’ su una superficie piana, fino ad allargare le foglie, ma non troppo e riempiamo l’incavo che si forma con il trito, usando un cucchiaino o il dito.  Adagiamoli dalla parte del cuore in una larga casseruola dove avremo versato abbondante di olio di oliva, portiamo ad ebollizione, poi abbassiamo al minimo e facciamo cuocere coperto per circa mezz’ora, fino a che con una forchetta riusciremo a penetrare il cuore del carciofo senza difficoltà.  Se durante la cottura il liquido dovesse assorbirsi troppo aggiungiamo dell’acqua.  Ma poca per volta  o i carciofi si lesseranno e non si braseranno.  Si servono tiepidi.

Buona giornata!

 

Parlando di risotto…

Quella volta che la signora Artemisia Abbondanza e il signor Pellegrino Artusi discussero sull’arte di cucinare il risotto, tutto si fermò al soffritto.  La signora , fedele alla tradizione ma con l’occhio attento alle novità, sosteneva che il soffritto fosse, sì da fare a regola d’arte, ma da mettere dopo la tostatura del riso, a parte.  Pellegrino, sostenitore fervente del risotto di tradizione, sosteneva che il riso doveva essere opportunamente tostato nel soffritto.  Fu così che sì arrivò a sera e la discussione finì con un buon vino novello. Ma sul risotto ognuno mantenne la sua idea…

Il modo di fare il risotto è forse uno più tra i più controversi.  Pellegrino e Abbondanza discutono sul soffritto, altri sul mescolarlo o meno, sul coprirlo o no… una volta all’anno esce una nuova regola di esecuzione. Potrei sostenere che per la nostra cucina di casa la procedura non conta e basta il risultato, ma far bene un risotto non è cosa da poco.  E poiché dopo tutto sono sempre dalla parte delle signore (non me ne voglia il Pellegrino nostro) pubblico per oggi una ricetta della florida Artemisia, che ben si addice alla stagione, e dimostra l’efficacia del suo modo: il riso va tostato a parte.  Le mie regole sono ben poco, ma aggiungono qualche notizia in più che i Nostri  discutendo sul soffritto si sono scordati di darci.  Usiamo esclusivamente riso per risotti.  Consideriamo di usare brodi diversi a seconda degli ingredienti che vorremo usare: brodo di carne per i risotti classici, vegetale per quelli di verdure, di crostacei e pesci delicati per i risotti di mare, e vino di buona qualità,sempre. In cottura manteniamo il risotto morbido, con i chicchi leggermente al dente, in gergo si dice “all’onda”, cuociamolo scoperto e mantechiamolo fuori dal fuoco, con burro e parmigiano. Poi dimentichiamocelo per due minuti prima di servirlo.

Risotto con zucca e zenzero, ricetta di Artemisia Abbondanza

Per 4 persone 

Riso per risotti gr 300, zucca gr 500, 1 pezzetto di radice di zenzero, grana grattugiato gr 50, soffritto di cipolla gr 40, vino bianco secco, brodo vegetale, burro gr 40, sale.

Prepariamo la vellutata di zucca: puliamo la zucca, eliminiamo buccia e semi, filamenti interni e la tagliamo a tocchetti.  Portiamo ad ebollizione 5 dl di brodo in una casseruola, uniamo la zucca e facciamo cuocere per 20 minuti, poi frulliamo con il mixer ad immersione.  Sbucciamo lo zenzero, lo grattugiamo sottile e lo teniamo da parte.  In una padella antiaderente leggermente unta con olio di oliva tostiamo il riso per 2 minuti a fuoco medio,

poi sfumiamo con un bicchiere di vino sobbollito.  Nella casseruola, dove cuoceremo il risotto prepariamo un soffritto di cipolla(ho usato il porro).

Quando il vino sarà evaporato uniamo il riso al soffritto, mescoliamo aggiungiamo la vellutata di zucca bollente un mestolo di brodo, fino a coprire il riso.  Portiamo poi a cottura il risotto unendo un mestolo di brodo per volta.

Alla fine regoliamo di sale e profumiamo con lo zenzero.  Togliamo dal fuoco, mantechiamo con burro e grana e dimentichiamoci il risotto per 2 minuti, prima di servire

All’onda, ma senza tracce di liquido(la foto è proprio brutta).  Il risotto era molto buono, il fiorellino grazioso e avrete capito che non so fotografare…spero almeno di avere messo d’accordo Artemisia e Pellegrino.

Buona giornata a tutti!

Per info sul concorso letterario: http://www.vallardi.it/concorso Artemisia

La spesa di novembre: Non c’è foglia che non invoglia…

E quella della  verza: ora è davvero bellissima.  Chi ha la fortuna di averle nell’orto sa che le verze delle prime gelate sono le migliori:  verdissime e tenere, si aprono, si arricciano,  lasciando che vi si posi la brina.
La verza o cavolo verza  è un ortaggio povero , ma è dotato di grande versatilità in cucina.  Presente tutto l’anno, ha un sapore dolciastro che la rende appetibile anche ai palati più difficili. Ottima come involucro, come accompagnamento di salumi e formaggi o come ripieno di torte salate. É la protagonista dei piatti della tradizione come la cassoeula, così come può diventare ingrediente ispiratore di piatti innovativi.  Da non confondere con il cavolo cappuccio, sempre parente, ma di diverso atteggiamento: se le foglie della verza sono ora verdissime e aperte, quelle del cappuccio si mantengono uguali e nel loro ostinato riserbo: sempre più chiuse.  Ecco alcune ricette.

Involtini con le verze

Questi involtini non sono di rapida esecuzione, ma sono buoni e hanno alcuni vantaggi pratici: si possono fare in più riprese e durano a lungo, li possiamo congelare e diventano facilmente un piatto unico. Se ci avanza della verza possiamo cuocerla a vapore o brasata con aceto balsamico e vino bianco, conservarla e usarla come ingrediente per sughi, torte salate, bruschette, accompagnandola a salsiccia o formaggi.

10 foglie esterne di verza
100 g di parmigiano
60 g di pangrattato
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di prezzemolo tritato (anche congelato)
salsa di pomodoro
300 ml di brodo di carne (anche di dado)
1 cucchiaino di cipolla tritata
20 g di burro
pepe
sale

Laviamo sotto l’acqua corrente le foglie di verza, tagliamo la parte bianca che, essendo molto dura, impedirebbe di formare l’involtino, e le lessiamo in acqua bollente salata per 5 minuti. Le scoliamo e le mettiamo da parte. Mescoliamo bene pane e parmigiano e aggiungiamo lo spicchio di aglio tritato finemente e il prezzemolo, un pizzico di sale e pepe. Aggiungiamo brodo caldo quanto basta per formare un impasto piuttosto morbido. Soffriggiamo il burro con un cucchiaino di cipolla tritata e ripassiamo il ripieno nel soffritto per un minuto. A questo punto formiamo gli involtini. Se si aprono possiamo legarli con spago da cucina. Li appoggiamo dentro un larga padella in cui avremo messo 4 cucchiai di olio di oliva. Quando iniziano a friggere (dopo 4-5 minuti circa) aggiungiamo la salsa di pomodoro e il brodo rimasto. Copriamo e cuociamo a fuoco bassissimo per almeno mezz’ora.

Salamini con le verze

Questo piatto ricorda la cassoeula, famoso piatto della tradizione milanese, in versione abbreviata e semplificata.

500 gr di verzini
800 gr di verza
2 spicchi di aglio
1 cucchiaio di aceto balsamico
1 cucchiaio di marsala
1 bicchiere di vino bianco
30 g di burro
6 cucchiai di olio
½ bicchiere di grappa
Sale, pepe

Versiamo 2 cucchiai di olio in una padella antiaderente e lasciamo rosolare i verzini per 5 minuti fino a che non saranno ben coloriti, versiamo la grappa, facendo attenzione perché potrebbe flambare(è positivo, ma la fiamma va contenuta), lasciamo cuocere scoperti per circa 20 minuti, poi mettiamo da parte.  Nel frattempo togliamo alla verza le foglie esterne, che potremo usare per altre preparazioni; la tagliamo molto sottile ed eliminiamo il torsolo.  La laviamo bene sotto l’acqua corrente e la lasciamo sgocciolare nel colapasta.  Mettiamo il burro e l’olio rimasto in una casseruola e facciamo sciogliere, aggiungiamo la verza senza sgocciolarla, e mescoliamo.  Dopo circa 5 minuti, aggiungiamo il vino, l’aceto e il marsala e lasciamo evaporare per almeno 10 minuti, rimescolando.   Regoliamo di sale e pepe e cuociamo coperto per almeno 30 minuti.  A questo punto aggiungiamo i verzini con il loro sugo e proseguiamo la cottura per un’altra mezzora, avendo cura che non attacchi.  Aggiungiamo del brodo vegetale nel caso in cui la preparazione tendesse ad asciugarsi.  Serviamo ben caldo accompagnato da polenta tradizionale.

Polpettone in foglie di verza

Per 4 persone

200 gr si foglie di verza
400 gr di patate a pasta bianca
150 gr di porri
150 gr di carote
100 gr di piselli surgelati
80 gr di grana grattugiato
40 g di burro
2 uova
Pangrattato
Noce moscata
Sale,
pepe
Per la salsa
200 gr di maionese,
latte,
40 gr di filetti di acciuga sott’olio,
30 g di capperi,
prezzemolo

Lessiamo le patate in acqua leggermente salata, dopo averle sbucciate e tagliate tocchetti, per 20 minuti.  Intanto puliamo le verdure e tagliamo a rondelle i porri e a dadini le carote.  Lessiamo le foglie di verza in acqua bollente per 5 minuti, scoliamole bene e asciughiamole, avendo cura di eliminare con uno spelucchino la parte più dura.  Lessiamo le carote e i piselli per 10 minuti in acqua bollente leggermente salata e li scoliamo.  Facciamo rosolare brevemente i porri in un tegame con 30 gr di burro e uniamo anche le carote e i piselli lasciando rosolare per 3 minuti.  Passiamo le patate nel passaverdura e le lasciamo cadere in una ciotola.  Uniamo le verdure rosolate, le uova leggermente battute, il grana, 2 cucchiai di pan grattato e una bella spolverata di noce moscata.  Sistemiamo le foglie di verza a tappeto su un foglio di carta forno, diamo al composto di patate e verdura la forma di polpettone e ripassiamolo nel pan grattato.  Lo avvolgiamo prima con le foglie di verza e poi con la carta forno, in modo da ricavare una grossa caramella.  Chiudiamo le estremità con dello spago da cucina, sistemiamo il polpettone in una teglia da forno e cuociamo a 180° per un’ora.  Prepariamo la salsa: dissaliamo i capperi sotto l’acqua corrente,  li tritiamo con i filetti di acciuga e il prezzemolo.  Aggiungiamo questo trito alla maionese e la ammorbidiamo con tre cucchiai di latte, mescoliamo bene.  Quando il polpettone sarà cotto, lo facciamo intiepidire, eliminiamo la carta, lo affettiamo e lo serviamo con la salsina.  E’ ottimo anche freddo.

Buona settimana.

PS.  Della verza non si butta niente, nemmeno il torsolo che è la parte più dura.  Si può lessare e tagliare sottile, per poi unirlo ad altra verdura, cotta o cruda.

Se non piace a voi, non piacerà nemmeno a lui, è una regola. La pappa dello svezzamento è buonissima!

Ciò che state dando al vostro bambino vi deve piacere! Se non piace a voi, non piacerà nemmeno a lui, garantito.  Sarà buona cosa cucinare  per i piccolissimi come se lo dovessimo fare per gli adulti. Se non ci sono particolari problemi di salute, il vostro bimbo si adatterà ai nuovi  sapori e alle nuove consistenze.  Alcune idee di “ pappa buona” da variare a piacere, mantenendo inalterati i principi delle sane cotture.

Passato di verdure autunnali con il crumble

Per il passato

1 finocchio piccolo
1 patata piccola
80 g di zucca
400 g di acqua

Per il crumble

20 gr di pane grattugiato(2 cucchiai)
5 g di olio di oliva extravergine
5 g di parmigiano grattugiato

Puliamo tutte le verdure e tagliamole a pezzi piccoli.  Portiamo ad ebollizione l’acqua aggiungiamo le verdure e cuociamo per 10 minuti.  Nel frattempo mescoliamo il pane l’olio e il formaggio con una forchetta, fino ad ottenere un composto a briciole.  Accendiamo il forno a 180°, mettiamole le briciole di pane sparse sulla placca foderata di carta forno e lasciamo dorare per circa 10 minuti.  Passiamo le verdure al setaccio a mano o con il frullatore ad immersione avendo cura di lasciare dei pezzetti piu grandi e diluiamo con il brodo vegetale di cottura.  Completiamo il piatto con il crumble e serviamo.

Crema verde di stagione

4 o 5 di fagiolini
½ spicchio di aglio
1 zucchina piccola
½ patata
1 foglia di spinacio
3 aghi di rosmarino
2 cucchiai di ricotta vaccina
1 cucchiaino di olio di oliva extravergine

Puliamo le verdure e le riuniamo nel cestello del vapore.  Cuociamo fino ad ammorbidirle, poi le passiamo al setaccio a mano, avendo cura di togliere prima le foglia di rosmarino.  Serviamo con la ricotta e l’olio di oliva.  Possiamo scegliere se vogliamo servirla più densa o più liquida; in questo caso aggiungiamo dell’acqua di cottura.

Passato di fagioli e riso

Tutti i legumi secchi, tranne le lenticchie, vanno messi a bagno per almeno 12 ore nell’acqua tiepida, per ammorbidire la buccia e accorciare il tempo di cottura.  Vanno poi risciacquati e fatti lessare in acqua fredda non salata.  I fagioli borlotti cuociono in un’ora e mezza.  E’ sicuramente vantaggioso lessarne una buona quantità, perché si conservano in frigorifero per 5 giorni o, meglio ancora, si possono congelare una volta lessati.

25 g di fagioli borlotti lessi
un pezzetto di gambo di sedano
un pezzetto di porro
1 carota piccola
40 g di riso
500 g di acqua
1 cucchiaio di grana
1 cucchiaino di olio di oliva extravergine

Passiamo al setaccio a mano i fagioli.  Mettiamo il riso e le verdure tagliate a pezzi sottili nell’acqua bollente e facciamo cuocere per 10 minuti. Aggiungiamo i fagioli passati e cuociamo ancora per 15 minuti.  Mescoliamo e serviamo con il grana e l’olio.

Gnocchetti verdi di semolino

40 g di semolino
400 g di acqua
1 cucchiaio di spinaci lessati, tritati molto finemente
1 nocciolina di burro freschissimo

Portare l’acqua ad ebollizione.  Gettare il semolino tutto in una volta, mescolare e farlo cuocere per 20 minuti.  Versare in una teglia e  livellare il composto all’altezza di 3 centimetri.  Una volta che si è raffreddato, tagliarlo a quadrotti o rotondo con il bicchiere, cospargere di grana e di ciuffetti di burro.  Gratinare per 10 minuti in forno.

Buon appetito!

Il pranzo della domenica: I perfetti “trasportabili”

Questa Domenica abbiamo deciso di pranzare tutti insieme, di riunire i vecchi amici per ritrovarci e raccontarci. Non è tanto importante quello che si mangerà, conta di più il valore conviviale che il cibo assume in questa occasione. Sarà un momento semplice e spontaneo, quindi niente fatiche: non è un pranzo di Natale. Ognuno porterà qualcosa, secondo le sue capacità e possibilità e se non porta, basta la compagnia. I “perfetti trasportabili”,  sono piatti (lo dice il nome), che possiamo trasportare facilmente: antipasti, primi, secondi, dessert, non deperibili se le distanze sono lunghe e che una volta giunti a destinazione possano essere immediatamente usufruibili o solamente riscaldati. I padroni di casa, che si sono incaricati di avvisarci, ci daranno sicuramente dei consigli su cosa portare, perché il trasportabile dovrà essere  “politically correct” e cioè andare incontro alle esigenze di tutti.  Un ultima raccomandazione: gli incaricati di vino, birra, pane e quant’altro non necessiti di essere rifinito e riscaldato, potrebbero apparecchiare; per cui imponiamoci la puntualità.  Le ricette di seguito sono per 6 persone, non dobbiamo fare altro che moltiplicare le quantità, adattandole al numero degli invitati e pensare che: staremo tutti molto bene.

Quadrotti di polenta misti

La polenta 

2 l di acqua
500 g di farina di mais
2 cucchiaini di sale grosso
1/2 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio di olio di oliva

Portiamo l’acqua a bollore con il sale, lo zucchero e l’olio, aggiungiamo a pioggia la farina mescolandola con una frusta e la cuociamo, scoperta, per un’ora, mescolandola ogni tanto con energia.

In questo caso va preparata il giorno prima e fatta raffreddare in un teglia rettangolare di cm 35×45 circa, cercando di livellarla e darle un altezza massima di 1 cm.  Una volta fredda, la tagliamo a quadrati regolari e la sistemiamo in un contenitore ermetico.  La nostra o il nostro ospite, ci permetteranno di riscaldarla al forno e condirla con gli ingredienti scelti, in questo modo:  dopo aver scaldato i quadrotti per circa 15 minuti, togliamo la placca dal forno e sistemiamo su ogni fettina verdure, polpettine, lardo, formaggi a pasta molle.  Rimettiamo in forno per almeno 5 minuti ancora poi serviamo, alternando le tipologie, in un piatto grande.

Verdure verdi brasate

Per 6 persone

Sono perfette le erbe di campo, ma ora non è la stagione, quindi possiamo scegliere tra spinaci o erbette.  Dopo averle pulito e lessato per 5 minuti 1 kg di spinaci, o erbette, o verdure di campo  in acqua bollente leggermente salata,  le scoliamo.  In una larga padella antiaderente versiamo dell’olio di oliva, uniamo uno spicchio di aglio, un cucchiaio di cipolla tagliata molto sottile, 2 foglie di salvia.  Non appena l’olio sarà caldo, ci vorrà circa un minuto, aggiungiamo la verdura, mescoliamo a lasciamo cuocere per circa 10 minuti.  Regoliamo di sale e pepe e se ci piace possiamo aggiungere 2 cucchiai di formaggio grattugiato.  Non appena si saranno intiepidite le sistemiamo in un contenitore di alluminio e le copriamo, perché sono “take away”.

Polpettine di tastasal

La pasta tastasal è la pasta di salame.  In commercio si trova sottovuoto, ma in mancanza possiamo sgranare della salsiccia punta di coltello.

Per 6 persone

300 g di tastasal o altrettanta salsiccia
Olio di oliva
1 dl di vino bianco o grappa

Con la tastasal formiamo delle palline con le mani, grandi come una noce.  In una padella antiaderente scaldiamo 2 cucchiai di olio di oliva, mettiamo le palline, non appena sono rosolate, aggiungiamo il vino bianco o il brandy, evaporiamo e proseguiamo per circa una ventina di minuti.  Se il sugo si dovesse restringere  possiamo aggiungere dell’acqua, non serve salare.  Una volte cotte le sistemiamo assieme al sugo in un contenitore ermetico.

La pasta al forno

Questo “perfetto trasportabile” è  metà strada tra una lasagna alla bolognese, un vingisgrassi o una pasta al gratin, è un primo  piatto talmente ricco che potrebbe bastare da solo.  Ogni famiglia ha la sua versione, come spesso capita per i piatti della tradizione italiana, e questa è la mia.

1 teglia rettangolare,  da cm 35×20
500 gr di pasta all’uovo per lasagne
750 g di ragù
1 lt di besciamella
3 mozzarelle fiordilatte
100 g di parmigiano grattugiato

Per prima cosa sbollentiamo la pasta(ma se la pasta è fresca e sottile possiamo evitarlo).  In una larga padella portiamo 3 dita di acqua leggermente salata a bollire, poi tuffiamo i fogli di pasta 1, massimo 2, per volta, poi li scoliamo e li mettiamo ad asciugare su un canovaccio, o della carta da cucina resistente.  Riscaldiamo il ragù, che avremo già pronto e prepariamo la besciamella.  Proprio non mi ricordo se ve l’ho già data, abbiate pazienza, comunque:

Per la besciamella

1 lt di latte
80 g di burro
80 g di farina bianca 00
Sale, pepe

In una casseruola con il fondo abbastanza pesante fondiamo il burro senza farlo scurire, aggiungiamo in un sol colpo la farina e mescoliamo con una frusta.   Lasciamo rosolare fino a che non sentiamo che “ sfrittega”.  Questa operazione è fondamentale, perché se la farina non viene rosolata, sentirete uno strano retrogusto, che non passerà.  Poi sempre mescolando con la frusta aggiungiamo il latte, che avremo fatto scaldare a parte, un po’ per volta, cercando di non formare grumi.  Quando, dopo aver unito circa 1/3 del latte, la vedremo densa ma ben cremosa, aggiungiamo il resto sempre mescolando, abbassiamo la fiamma e permettiamo alla besciamella di addensarsi, regoliamo di sale e se vogliamo mettiamo un po’ di pepe, alla fine.   Deve avere una media densità,  se lo fosse esageratamente, possiamo aggiungere dell’altro latte per equilibrare(ci vorranno in tutto circa 10 minuti).  Raffreddiamo mescolando, così non si formerà la pellicina, anche se in questo caso non è grave.  Togliamo la mozzarella dall’involucro e la asciughiamo molto bene pressandola tra due fogli di carta da cucina, poi la tagliamo a cubetti o la sgraniamo con le mani(meglio).  Possiamo ora montare la pasta per infornarla.  Sul fondo della teglia mettiamo un cucchiaio di besciamella e lo spargiamo.  Iniziamo stratificando la pasta.  Se la tortiera, è della misura indicata, ci vorranno circa due fogli di pasta, per ogni strato e ne verranno circa 6; importante regolarsi con gli ingredienti.  Sulle sfoglie deponiamo due cucchiai di ragù e lo spargiamo, sopra al ragù due cucchiai di besciamella e la spargiamo. Sopra distribuiamo le mozzarella( due cucchiai) e finiamo con una spolverata di grana.  Continuiamo fino all’ultimo strato.  Inforniamo  a 180° per 40 minuti.  La perfetta trasportabile rimarrà calda ancora per una mezz’ora, inoltre ha tempo di assestarsi.  Se la volete preparare il giorno prima, la potete riscaldare, gira voce che sia ancora più buona.

Polpettone da esportazione

Il nome della ricetta dice tutto.  Secondo le mie figlie avrei dovuto surgelarlo ed esportarlo nel mondo.  Quindi più trasportabile di così?

200 g di polpa di vitellone macinata
200 g di di polpa di vitello macinata
50 g di pancarré o mollica di pane, anche rafferma
latte
1 spicchio di aglio
40 g di grana padano grattugiato
1 mazzetto di prezzemolo
farina bianca
olio
vino bianco
passata di pomodoro
1 uovo (facoltativo)
brodo di carne (va bene anche quello di dado )
sale e pepe nero
1 pizzico di zucchero

Spezzettiamo il pane e lo mettiamo in una ciotola con il latte per il tempo che serve ad ammorbidirlo bene. In un’altra ciotola mettiamo i due tipi di carne, il pepe, il sale, l’uovo (facoltativo: rende il polpettone più compatto al taglio, ma io non lo metto mai, perché lo indurisce), l’aglio schiacciato o tritato molto sottile, il grana e il prezzemolo. Incorporiamo il pane ben strizzato e mescoliamo a piene mani, come se dovessimo impastare il pane, per uniformare e legare bene. Assaggiamo ed eventualmente regoliamo di sale. Modelliamo l’impasto come un salame (o lo suddividiamo in due più piccoli), lo infariniamo e lo mettiamo in una teglia da forno unta d’olio di oliva. Mettiamo la teglia sul gas e rosoliamo il polpettone (girandolo piano, se no si rompe). Spruzziamo con il vino bianco, aggiungiamo un dito di brodo e inforniamo per 40 minuti a 180°, avendo l’accortezza di bagnarlo ogni tanto con il suo sughetto. Aggiungeremo altro brodo se dovesse asciugarsi troppo; se tende a scurirsi in superficie, copriremo la teglia con alluminio.
Una volta tolto dal forno, aspettiamo 10 minuti prima di affettarlo, irrorarlo con il sughetto e servirlo con carotine lesse o insalatina verde tipo lattughino.

Cheese cake di limone e vaniglia

Il “perfetto trasportabile” dolce, sempre gradito, non deperibile, che arriva facilmente a destinazione senza avere assunto forme dervisci che e che solitamente mi spetta quando ci sono queste occasioni?  Potrebbe essere il cheesecake.  Questa e solo una tra le tante e infinite versioni che esistono.

Per 6 persone

Per la base

150 g di farina
1 uovo
75 g di zucchero
75 g di burro morbido
Mezza bacca di vaniglia o 5 gocce di estratto, sale
Burro per lo stampo

Per farcire

750 g di formaggio tipo Philadelphia
250 g di panna
3 uova
150 g di zucchero
50 g di maizena
Il succo di un limone non trattato

Prepariamo la pasta: mescoliamo in una ciotola la farina con un pizzico di sale e lo zucchero, aggiungiamo il burro e incorporiamo gli ingredienti fino ad ottenere un impasto a grosse briciole.  Aggiungiamo l’uovo leggermente battuto e la vaniglia, poi lavoriamo il composto, quel tanto che basta ad ottenere una palla, che trasferiremo in frigorifero per un’ora.  Prepariamo il ripieno:  separiamo i tuorli dagli albumi.  Mescoliamo il formaggio con lo zucchero, 3 cucchiai di succo di limone, la maizena i tuorli e la panna.  Montiamo gli albumi a neve e incorporiamoli al composto di formaggio.  Foderiamo il fondo di uno stampo diam 20 cm, dopo averlo imburrato, con della carta forno sul fondo e sui bordi,  e inseriamo la pasta dopo averla stesa.  Versiamo il ripieno nello stampo, sistemiamolo sulla placca del forno, che avremo rivestito con della carta forno, e inforniamo per circa 1 ora e mezza, tenendo la temperatura del forno a 180° per i primi 20 minuti e abbassandola poi a 160°, fino a cottura(circa 40 min. 65° gradi al cuore per chi possiede un termometro).  Raffreddiamo in frigorifero per 4 ore prima di sformarlo.  Poi lo lasciamo a temperatura ambiente per almeno mezz’ora prima di servirlo.

Buon fine settimana!