Muffin cuor di cioccolatino

Il signor Grinch si guardò attorno. Lì, a casa sua, il giorno di Natale doveva essere tutto rigorosamente buio al punto che, essendo mattina presto, faceva fatica a definire i contorni delle sue cose. Non sempre c’era così scuro, anzi quasi mai, ma a Natale sì.
“E piantala una volta per tutte!”. Questo ogni anno, da molti a questa parte, gli ripeteva il suo medico, che se non fosse stato per l’amicizia già dai tempi dell’asilo, avrebbe volentieri cacciato di casa.
“Questo è l’ultimo anno che ti prescrivo medicine per l’orticaria… Perché non ti rilassi e ammetti che Natale non è un giorno come tutti gli altri?”
Mai è poi mai avrebbe potuto ammettere una cosa simile. Mai avrebbe considerato Natale un giorno speciale, a costo di scorticarsi. Quanto lo irritavano le luci, l’atmosfera; per non parlare dei canti e di tutte le libagioni! Puah!
Luci, pallette, pallette, luci…che roba assurda, avrebbe per istinto strappato volentieri tutti gli addobbi. Che sciocchezze! Il  mondo a Natale si trasformava nella brutta coppia di un luna park. La strada diventava un fiume incontrollabile di pazzi, talmente piena che ormai evitava di uscire. Similmente non rispondeva al telefono o apriva la porta per il timore che qualcuno osasse fargli gli auguri.
Il giorno prima, quando quella ragnetta del piano di sotto, che non arrivava alla maniglia della porta gli si parò davanti: “Signore, la mamma le manda questi per gli auguri di Natale”, così gli disse, mandandogli un bacino con la mano, lui pensava proprio fosse il postino. Teneva stretto un pacchettino che ovviamente non avrebbe mai aperto. Ora che arrivava la luce del giorno lo poteva distinguere nettamente tra le sue carabattole, per via della carta fastidiosamente luccicante e per il profumo che stava ammorbando tutta la cucina: profumo di cioccolata.
Cosa poteva succedergli se avesse scartato il pacchetto? “Niente”, pensò. Lo aprì. Non erano piccoli panettoni o pandorini o una sorta di quegli orribili luccicanti, dolci di Natale. Era nero, quasi deforme, molto vicino alla sua solitudine agognata più di quanto immaginasse.E assieme ai dolci: un bigliettino. Non lo guardò più di un secondo ovviamente, anzi ebbe la chiara ma non determinata tentazione di gettarlo nella spazzatura all’istante, come se bruciasse.
Fuori dalla finestra la giornata si presentava luminosa, e meno male: se ci fosse stata la neve la sua orticaria sarebbe arrivata al culmine. Non si chiese se fosse per quello strano primaverile sole di Natale o perché una temibile tenerezza gli si stava insinuando dentro. Non si chiese: lo lesse.
“Voglia gradire i nostri migliori auguri di un felice Natale e il nostro invito al pranzo”.
Ma quel Natale! Quale felice! Quale pranzo di Natale…Buttò il biglietto nel bidone, schiacciò tutto così bene che lo inzaccherò con i fondi del caffè; poi si lavò, si  vestì e si mise al lavoro. Aveva pratiche urgenti da sbrigare e non voleva perdere tempo in pensieri assurdi.
Il signor Grinch non sapeva che i pensieri arrivano lo stesso; che non c’è nulla da fare se crolla la diga dei ricordi; che se la faccia si bagna di lacrime si possono solo asciugare e non fermare.
Non voleva, ma dovette farlo: si ricordò del loro primo Natale insieme. Una tavola imbandita, la musica soffusa, le luci dell’albero. Si ricordò di lei: pallida e bellissima, la dolcezza della sua vita. E poi  fu solo dolore… troppo grande.
Non si dovrebbe morire a Natale.
Con un gesto finalmente non di rabbia ma di liberazione buttò le carte all’aria, spezzò a metà un dolcetto e si accorse che lì, in quel dolcetto nero senza alcuna pretesa natalizia, c’era un cuore, morbidamente adagiato. Ne mangiò un pezzettino e  lo colse, allora, una strana sensazione di abbandono, calore, nostalgia, armonia. Da molto non si sentiva così spossato. Se anche in quel dolcetto ci fosse stato un veleno mortale doveva essere comunque magico.
In quella mattina, di quell’insolito Natale pieno di sole e di voglia di vita,  il signor Grinch aprì la porta, forse nemmeno la richiuse; scese di corsa le scale e bussò.

MUFFIN CUOR DI CIOCCOLATINO

Per 6 muffin
150 g di farina,100 g di zucchero, 1 pizzico di sale, 60 g di burro morbido, 1 uovo, latte, 35 g di cacao amaro, 8 g di lievito in polvere, 6 cioccolatini che vi piacciono.

Per prima cosa mettete i cioccolatini in freezer e teneteli fino a congelarli. Prendete due ciotole, in una mettete il burro morbido quasi fuso con l’uovo e amalgamate. Nell’altra ciotola mettete la farina, lo zucchero, il cacao e il lievito setacciati e il sale. Mescolatei il composto in polvere con una forchetta. Unite  il composto liquido e non mescolate troppo. Versate il latte quanto ne basta per diluirlo leggermente e ottenere un impasto amalgamato ma ancora leggermente granuloso. Mettete negli stampini da muffin 1 cucchiaio di impasto e adagiatevi  il cioccolatino appena tolto dal freezer; poi chiudete con un altro po’ di impasto. Infornate a 170 °C per 25/30 minuti in modalità statica. Sformate, decorate o spolverate con zucchero a velo o cacao. Certi cioccolatini tendono a sformarsi, ma non fa nulla, perchè il muffin è comunque molto buono.

 

A voi tutti giunga il mio augurio di buone feste.
E sempre grazie di leggermi 

 

Il biscotto mimosa

Ci sono luoghi nel mondo, nemmeno tanto nascosti nei quali non avrei voluto nascere donna. Luoghi dove le guerre, mai violente, delle donne devono purtroppo ancora iniziare. E ci sono luoghi dove le battaglie non sono mai vinte; dove nascere donna, nonostante tutto, fa paura. L’8 Marzo non è un giorno come tutti gli altri, è un giorno per pensare. Buona festa della donna.

biscotto mimosa

Per 20 biscotti

Ingredienti per la pasta frolla: 125 g di burro, una presa di sale, aromi a piacere (buccia di limone, buccia di arancia grattugiate, vaniglia), 190 g di farina + 30 g, 60 g di zucchero a velo, 1 uovo medio, 30 g di farina di mandorle.

Sciogliere il burro nel microonde (media potenza per 20 secondi), con il cucchiaio di legno riducetelo a pomata. Unite il sale e gli aromi, l’uovo , lo zucchero, la farina di mandorle e 60 g di farina. Mescolate fino a rendere uniforme e inserite la farina rimanente. Impastate quel tanto che basta ad amalgamare l’impasto. Copritelo con pellicola e mettetelo in frigorifero per un minimo di 2 ore (meglio se tutta la notte). Trascorso il tempo stendete l’impasto ad un altezza di 3 mm e ritagliate i biscotti della forma che più vi piace. Deponeteli su una teglia leggermente imburrata o rivestita con carta forno e cuoceteli a 180°C in forno statico placca a metà e portello in fessura per 15 minuti.

Ingredienti  per la crema chantilly: 250 g di crema pasticcera, 250 g di panna montata

Montate la panna e aggiungete la crema pasticciera (raffreddata) poco per volta con l’aiuto di una spatola. Dividetela in due sac a poche con bocchette tonde di diversa grandezza (se non avete la sac a poche distribuite la crema con un cucchiaio).

Per completare: pasta di mandorle, coloranti verde e giallo, un pezzetto di rete da patata, un coltellino tagliente o un bisturi, briciole di pan di spagna (si può usare un avanzo di pan di spagna oppure una piccola brioche tipo plum cake), zucchero a velo

Lavorare il marzapane(pasta di mandorle) e usando guanti di vinile unite i coloranti. Con il giallo fate piccole palle e pressatele sulla rete da patata. Con il verde tagliate delle foglie lanceolate e segnatele leggermente con il coltello.

Per formare il dolcetto: distribuite la crema chantilly sui biscotti, sbriciolate sopra  il pan di spagna e spolverate con zucchero a velo. Adagiate su ogni biscotto le mimose e le foglie.

La via più breve

Un biscotto che diventa una piccola torta mimosa è una graziosa idea. Suggerisco di farne un bel po’ per festeggiare nel nostro giorno tutte le donne della famiglia. E anche gli uomini, a patto che ci regalino le mimose. Nel linguaggio segreto dei fiori la mimosa è il simbolo della sensibilità, dote preziosa e particolarmente femminile.
Questo biscotto può essere eseguito partendo da prodotti pronti: frollino, crema pasticciera pronta, confettini gialli. In questo caso dovrete solo montare la panna. 

 

 

 

Le caramelle di zucchero

Gaspare, Melchiorre, Baldassarre: già dai nomi sorgono pensieri fantasiosi su questi scienziati ricchi e ben vestiti, che recano doni preziosi quanto loro. E la befana? Lei non s’appella per nome. Lei è befana e punto, stop.
Se non l’avete capito, anche se nutro un debole per Baldassarre, io tifo Befana. Vuoi mai: anche solo  perché nella “befanitudine” ci son già dentro e quasi fino al collo…
Due parole allora su chi era l’innominata Befana e di come accadde che fu costretta ad essere befana e un po’ strega per l’eternità e di più.
La sera di un lontanissimo  cinque Gennaio la signora Cesira se ne stava tranquilla, intenta a preparar caramelle. Da qualche giorno girava di casa in casa la novella che era arrivato “quel bambino”. Da nonna tenerissima, ma di nessun nipote qual era, voleva portagli giocattoli e caramelle fatte in casa che sarebbero stati il suo dono.  Fuori faceva molto, molto freddo e le sue ossa ne risentivano, tanto che lavorava vicino ad una stufetta per riuscire a scaldarsi. Bussarono alla porta. Sola, timorosa e circospetta non apriva mai dopo le otto di sera. Ma non erano degli sconosciuti: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre le si pararono dinanzi, pieni di mercanzie, ben tenuti ed eleganti come al solito. Lei si guardò il grembiule e le ciabatte e li invitò ad entrare.
“No, non ci fermiamo” rispose Baldassarre “ stiamo andando dal bambinello, vieni anche tu?”
“Baldassarre! Come ti sei fatto vecchio! No. Io non posso, son qui a preparar caramelle da portargli in dono e devono asciugarsi. Ci andrò domani, ci andrò. E poi fa troppo freddo.” E i tre se ne andarono, senza aggiungere altro.Sì, insomma, Baldassarre avrebbe voluto replicare, ma avevano molta fretta.
La mattina del giorno dopo, assai di buonora, Cesira riempì il paniere di giocattolini e caramelle colorate. Arrivò ansimante alla capannuccia, ma non c’era più nessuno. Aspettò un pochino, in mezzo ai brividi per il freddo mattutino, poi dovette tornarsene sui suoi fiacchi passi, tristemente.
“Eccola lì, la ritardataria!” urlò bruscamente un angelo del Signore
“ Ehi! Biondino caro, biondino bello, chiedo venia: stavo aspettando che le mie caramelle si asciugassero. Dov’è andato Gesù. Dove sono tutti?”
“Capo primo: biondino lo dici a tuo fratello! Io sono un angelo del Signore. Secondo: non so di preciso… Cercateli! Da qualche parte saranno andati…Terzo: se io son bello e biondo, tu sei una Befana e anche un po’ strega”.
Ecco fatto! Da Cesira diventò befana e per sempre.
E fu così che: per aver sbagliato i tempi, forse per un eccesso di confidenza, per un accesso di irriverenza, per l’artrite e non so cos’altro, Cesira sta ancora girando a cercare Gesù, lasciando doni e caramelle buonissime. Ma è Befana, nei secoli dei secoli.
Si dice che qualcuno l’abbia sentita parlare da sola. Tra sé e sé non fa che ripetersi: è proprio tutta una questione di tempo. Nella vita è solo una faccenda di ritmo…
Dunque, ditemi un po’: come si fa a non tifare Befana?

ginevrine

 

Ingredienti: 320 g di zucchero semolato, 80 g di succo di frutta senza zucchero, 1 cucchiaino di succo di limone, coloranti alimentari facoltativi

Occorrenti: casseruola, sac a poche senza bocchetta o cucchiaino, carta da forno teglia

Mettete gli ingredienti nella casseruola e mescolate fino ad ottenere un composto morbido. Scaldatelo per 5 minuti su fuoco basso, senza farlo bollire. Formate subito le caramelle grandi quanto vi piace. Il composto si allargherà leggermente. Lasciate asciugare per qualche ora poi staccatele dalla carta forno. Il colorante alimentare non è indispensabile. Il mio rosa è stato ottenuto mettendo al posto dell’acqua un po’ di succo residuo della cottura a vapore della prugne rosse.
Le caramelle si conservano per molto tempo se ben chiuse e in ambiente fresco e secco.

Per tutti una buona giornata felice!

Mentre scrivevo questo post ho appreso della morte di un grandissimo della musica: Pino Daniele. Mi viene spontaneo dedicarglielo.

 

Tartufi graffiotti di cioccolato bianco e champagne

So già cosa starete pensando: chi lascia lo champagne di questi tempi potrebbe essere tacciato di presuntuoso e spudorato spreco. Ma può succedere che per la fretta, per l’entusiasmo, per il panico del risotto per venti, stappiate una bottiglia di troppo e che poi, questa bottiglia, venga abbandonata a metà del suo momento migliore dietro al divano.  La festa è finita e  sul divano giace addormentato, immemore di quanto fosse stato frizzante all’inizio, colui che da solo stava per finirla ma se ne dimenticò.
Non lo sveglio, non ora. Mi limito a coprirlo augurandogli bei sogni, degni della sua bottiglia personale: mezza vuota o mezza piena.
Vado quindi a pensare come allungare la vita e dare nuovo valore a quella cosa dimenticata. Non è così immediato il pensiero, ma proprio per questo è intrigante e piacevole: stimolo alla curiosità mia e di chi, al suo risveglio, troverà dei tartufi allo champagne. Buona preparazione!

tartufi allo champagne

 

Per 25 tartufi

Ingredienti: 250 g di cioccolato bianco, 50 g di champagne, 90 g di panna, 20 g di burro, nocciole tostate, 150 g di cioccolato fondente, 2 cucchiai di cacao amaro setacciato
Occorrenti: ciotole, pentolino, spatola di silicone, cucchiaino da tè

Fondete il cioccolato bianco a bagnomaria. Toglietelo dal fuoco. Portate la panna ad ebollizione. Versatela in tre volte nel cioccolato fuso, mescolando con una spatola di silicone perfettamente e descrivendo dei piccoli cerchi per ottenere un bel composto lucido. Unite il burro a dadini e amalgamatelo. Versate sulla panna lo champagne, mescolate, coprite con pellicola trasparente e mettete in frigorifero per almeno 6 ore. Quando il composto sarà diventato abbastanza solido, prelevatene una quantità grande come un cucchaino da tè. Inserite in ogni mucchietto una nocciola tostata* e lavoratelo con le mani fino ad ottenere una pallina. Appoggiate i tartufi su una superficie piatta ricoperta di carta da forno. Rimetteteli in frigorifero. Nel frattempo  sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria e raffreddatelo leggermente. Sporcatevene le dita  e rivestite i tartufi cercando di non lasciare parti bianche. Passateli infine nel cacao amaro setacciato. Conservateli in luogo fresco.

*tostate le nocciole in forno a 150°C in modalità statica per 10 minuti

Cari saluti.

 

 

 

 

 

 

 

Il latte in piedi

Nella vasta e nobile famiglia dei Flan io sono quello “smilzo”. Già.
Se prendiamo ad esempio mia cugina Crème brulêé e suo padre Caramel, non si può dire che siano proprio  sdutti. Vantano, loro, origini Francesi, mentre io sono nato in Italia. Non sono cittadino, son campagnolo, io. Non troppo, però: quel tanto che basta ad amare la semplicità del  latte e delle uova fresche, che tra i campi sono cosa giornaliera. Orbene: i miei parenti francesi hanno un gran bell’aspetto, vivono in città e sono alla moda. Il primo si vanta del suo cappello; all’altra piace sfoggiare abbronzature durante tutto l’arco dell’anno – che poi sono sempre artificiali.
Mi tocca di ripeterlo, mi tocca: io sono a dire il vero un tantino sempliciotto e non amo la mondanità; ma son più magro dei miei “concreminei”, anche se, per via del fatto che siam della stessa pasta, ci assomigliamo talmente! Tuttavia, quando si pone il problema di quale membro della nostra nobile famiglia debba essere presente, durante occasioni e feste, la scelta cade sui mie parenti d’oltralpe, nonostante siano fuori forma. Questione di fama? Di fame? Né l’uno né l’altro. Ipotizzo si tratti di presenzialismo, per intenderci: sempre dei soliti ci si ricorda…
Ma adesso son determinato. Voglio prendere quel pezzetto di fama che mi spetta. Mi piacerebbe osare un nuovo look per le feste. Allora? Suvvia, invitate me!…ogni tanto.

creme caramell

Per 12 dolci

1 lt di latte intero, 210 g di zucchero semolato, 4 uova intere, 4 tuorli, 2 pizzichi di sale, scorza di limone a piacere, 2 baccelli di vaniglia

Aprite i baccelli della vaniglia ed estraete i semi con la punta di un coltello. Mettete in una casseruola il latte cui avrete unito i baccelli di vaniglia e i semi e scaldate quasi fino all’ebollizione. Togliete dal fuoco e lasciate in infusione per 20 minuti.
Scolate il latte e tenetelo da parte. Montate le uova con lo zucchero e il sale fino a sbianchirle leggermente con una frusta  a mano. Inserite il latte a filo mescolando. Trasferire il composto in una caraffa per vuotarlo con più facilità.
Bagnate abbondante carta da cucina e mettetela sul fondo di  una teglia da forno grande da poter contenere tutti gli stampini. Appoggiate sulla carta da cucina bagnata gli stampini e versate all’interno il composto, arrivando a 3 millimetri dal bordo. Riempite la tortiera con acqua ben calda fino a 5 millimetri dal bordo. Infornate in forno preriscaldato a 170°C in modalità statica, placca a metà. Cuocete per un ora, fino a quando inserendo nel dolce la lama di un coltello non ne esca quasi pulita. Lasciare raffreddare fuori dalla teglia e mettere in frigorifero. Servitelo ben freddo, decorato con i fili di caramello. Per sformarlo: passate con delicatezza un coltello attorno allo stampino, appoggiate sul piatto da dessert e battete sul fondo leggermente.

Per il caramello facoltativo:  70 g di acqua, 240 g di zucchero semolato

In un pentolino mettete l’ acqua e lo zucchero semolato. Fate cuocere fino ad ottenere un bel color caramello.  Versate il caramello negli stampini fino ad un altezza di 3 millimetri e mettete a raffreddare.

Per il caramello in fili:  15 g di acqua, 50 g di zucchero semolato

Mettete nel pentolino l’acqua prima e poi lo zucchero. Cuocete fino a raggiungere un color giallo miele. Un volta tolto dal fuoco appoggiare su una superficie fredda, il colore scurirà solo un poco. Prendete una forchetta appoggiatela nel caramello, tenendo il pentolino appoggiato di lato  e iniziate ad alzarla e abbassarla. Il filo diventerà continuo. Quando ne avrete formato abbastanza potete modellarlo.
Ci sono due alternative. La prima: versate poco caramello sulla carta forno e modellate i fili da quella specifica quantità. E ancora: prendete della pellicola di alluminio e modellatela a palla. Posate poco caramello sulla pallotta di alluminio e girate attorno a quest’ultima i fili di caramello, tirando la forchetta.

La sottile ma percettibile differenza tra il nostro latte in piedi, dolce tradizionale piacentino e il créme caramel è costituita dalla presenza, nel secondo, di una buona quantità di panna. Il latte in piedi è più delicato al palato e  predomina, gustandolo, il sapore delle uova. Non prevede, inoltre l’aggiunta del caramello sul fondo, per questo l’ho menzionato come facoltativo. Interessante è notare come il bagnomaria preveda di isolare il fondo della tortiera e il fondo degli stampini da cottura. Ciò garantisce una cottura delicata evitando il problema dell’ebollizione dell’acqua all’interno della tortiera che provocherebbe una cottura eccessiva delle uova.
Il caramello è uno tra quelli che definisco i divertissement della pasticceria. Impone un po’ di allenamento, ma poi è davvero sensazionale la molteplicità dei suoi usi. Una raccomandazione: è tanto bello quanto pericoloso,  perché scotta moltissimo.

Una giornata di pensiero positivo per tutti!

 

Cucina tra le righe: crostata salata di farro

 

È una proposta molto interessante questa crostata salata di farro del blog Cucina tra le righe, che ormai è diventato il “corner leggerezza” di Mamma, che buono!
L’ho cucinata per voi e l’ho trovata molto gustosa, oltre che visivamente  accattivante. Assolutamente da provare.

Il menù di Pasquetta

Eccoci arrivati a Pasquetta, è ora di preparare il cestello del picnic (che poi consumeremo sul divano di casa perché naturalmente pioverà!). Dentro ci metteremo tante cose, magari anche fave e pecorino, un’insalata russa vegetariana (come quella proposta qui http://cucinatralerighe.blogspot.it/2014/03/antipasti-pasquali.html) e questa bella crostata.

crostata di funghi e piselli

Cucina tra le righe-crostata di funghi e piselli

 Crostata di funghi e piselli

400 g di farina integrale di farro

7-8 cucchiai di olio extravergine di oliva

800 g di champignon

1 spicchio di aglio

2 rametti di prezzemolo

350 g di piselli sgusciati

200 g di feta

1 cucchiaino di paprica dolce

2 cucchiaini di timo

pangrattato

Per la pasta, radunate nel mixer la farina, un po’ di sale, metà del timo e 5 cucchiai di olio. Lavorateli finché non diventano granulosi, quindi unite qualche cucchiaio di acqua fredda e continuate a lavorare il composto finché non forma una palla. Trasferitelo in un telo e lasciatelo in frigorifero per almeno 30 minuti.
Intanto preparate alla cottura i funghi, affettateli e metteteli in un tegame con l’aglio e il prezzemolo tritati. Salateli e fateli cuocere a fuoco vivo finché non cominciano a emettere l’acqua di vegetazione. Unite il concentrato stemperato in poca acqua e i piselli. Cuocete a fuoco medio finché il liquido non evapora. Condite con la paprica e il timo rimasto; regolate di sale. Fate intiepidire.
Aggiungete la feta a cubetti e l’olio rimasto; passate il tutto con il frullatore a immersione. Se necessario compattate con poco pangrattato.
Foderate con carta da forno uno stampo del diametro di 26 cm. Mettete da parte un pezzetto di pasta che servirà per fare la “griglia”. Stendete la restante, sistemate il disco ottenuto nello stampo e farcitelo con il composto preparato. Disponete sul ripieno delle striscioline di pasta, infornate a 190° e cuocete per 45 minuti.

L’impasto base

Per preparare la crostata si ricorre normalmente alle paste fresche pronte in commercio: la sfoglia, la brisée o la frolla. A seconda della tipologia, questi impasti possono essere più o meno ricchi di grassi, non sempre di buona qualità (margarine, oli vegetali raffinati). È soprattutto la sfoglia a contenere molti lipidi, ma anche frolla e brisée si difendono.
Della prima sappiamo che la preparazione è lunga e complessa; delle ultime due che bisogna lavorarle brevemente perché esagerando si sbriciolano. Ma i mezzi moderni non vengono per niente: la brisée in particolare può essere realizzata facilmente in casa. Il vantaggio è di poter usare ingredienti base di qualità, come la farina integrale di farro biologica (ma va bene anche di grano o kamut) e un buon olio extravergine in dosi abbastanza contenute. A dare sapore, del resto, contribuisce anche l’erba aromatica. Contrariamente a quanto si possa pensare, utilizzare farine integrali dà risultati molto soddisfacenti anche dal punto di vista gustativo.

Vi consiglio di valutare attentamente il lavoro monumentale che Giuliana ha fatto sul suo blog con le ricette di Pasqua.  E le sue ricette sono sempre una sorpresa di bontà e leggerezza. Molte grazie e alla prossima.

Tutti ci aspettiamo una Pasquetta con il bel tempo. Ma non credo di sbagliarmi nel ricordare un Natale al loco, quindi… Comunque sia io e Giuliana vi auguriamo una soleggiata e serena Pasquetta.

 

Cannelloni con carciofi e formaggi

Se a Pasqua non cucinerete: sono contenta per voi.
Se cucinerete, ma non sapete ancora cosa: faccio il tifo per voi!
Se non cucinerete primi piatti, sappiate che io farò come voi.
Se avete già scelto nelle belle possibilità offerte e non vi interesso: passate oltre, non ce l’ho con voi.
Ma se avete pensato ad un primo piatto che sia lussuoso e non vistoso, che sia facile ma nello stesso tempo goloso, questi cannelloni potrebbero essere l’ideale. Buona preparazione!

 

cannelloni

Cannelloni con carciofi e formaggi

 

Per 4 persone

 

Ingredienti: 4 fogli di pasta per lasagne (fresca) , 250 g di ricotta vaccina, 300 g di cuori di carciofo o altre verdure a piacere, 3 cucchiai di olio di oliva, 1 spicchio di aglio pelato e schiacciato, 1 peperoncino, poco brodo vegetale, 1 cucchiaio di prezzemolo grattugiato, 100 g di provolone dolce tagliato a cubetti, 350 g di besciamella,  poco concentrato di pomodoro, grana grattugiato, sale
Occorrenti: coltello, tagliere, ciotola, padella, frullatore ad immersione o frullatore, casseruola, schiumarola, carta forno, pirofila, pellicola di alluminio
Pulite i carciofi e ottenetene il cuore (se state usando altre verdure pulitele a tagliatele). Tagliateli in 4 parti e metterli in acqua mescolata a latte o in acqua acidulata con limone. Scaldate nella padella l’olio, l’aglio e il peperoncino. Sciacquate i carciofi,  metteteli nella padella e rosolateli a fiamma vivace; regolate di sale, versate poco brodo vegetale e cuoceteli fino a che non si ammorbidiranno. ine cottura aggiungete il prezzemolo, togliete aglio e peperoncino e frullateli conservandone alcuni spicchi interi. In una ciotola mescolate la purea di carciofi con la ricotta, il provolone e il grana grattugiato  dosato a piacere. Regolate di sale.
Accendete il forno in modalità statica a 180°C. Tagliate i fogli di pasta a metà per la larghezza e sbollentateli per 1 minuto in acqua bollente salata. Scolateli con la schiumarola e posateli sulla carta forno. Farciteli con il composto e completate con qualche spicchio di carciofo e fettine di provolone.
Mescolate alla besciamella (non deve essere densa, se lo fosse allungatela con del brodo caldo) poco estratto di pomodoro e ricoprite con il composto i cannelloni. Cuocete in forno per 30 minuti coperto con pellicola di alluminio. Togliete l’alluminio, alzate la temperatura del forno a 250°C e gratinate per 5 minuti.

Consigli: potete usare verdure surgelate e pasta secca al posto di quella fresca. In questo caso sciacquate i carciofi surgelati prima di metterli nella padella e prolungate il tempo di lessatura della pasta.

Buona giornata!