Beijinos do Brasil

baijinos

Arrivo fino al titolo: baci dal Brasile, poi per andare avanti nella traduzione della ricetta mi serve un aiuto.
Certo che al giorno d’oggi googlando, googlando…eh, si trova più o meno tutto.
Dunque, dicevo, la ricetta è in lingua originale. Sì.  Ma Google traduttore mi ha dato dei fiaschi e io volevo sentire dei fischi.
Mi son detta che non poteva essere un fiasco il risultato, ma doveva essere una bontà come mi prometteva il libriccino. Alla fine googlando,  googlando…vabbè,  ho pensato di chiamare Giorgignha -non la stessa del barbiere di Rio, ma una sua parente- che mi ha dato una grossa mano e si è portata via gran parte del prodotto. Meglio, meglio così.
Io amo il Brasile e quando gli penso mi assale la saudade e non c’è nulla di più brasiliano di questi “bomboloncincini”: belli, dolci, esagerati e… E  chissà quanti ne mangeranno i nostri azzurri, tra poco. Beh, spererei pochi o ruzzoleranno al posto della palla.
Son baci alla fine, piccoli ma sfacciatamente golosi: non gli manca proprio nulla a questi baci dal Brasile, tirati fuori per caso da un vecchio ricettario in lingua portoghese. Proprio nulla.
Son baci però. E come tutti i baci, mica ti puoi fermare ad uno solo, poi ci prendi gusto!
Quindi, cari azzurri, niente fischi e niente fiaschi, andateci piano con i besijinos, ma molto, molto forte con i goals. Alè!!!

Ingredienti per circa 20 bacetti del peso di 5 g l’uno:170 g di latte condensato, 30 g di cioccolato fondente, 100 g farina di cocco disidratata, latte q.b, 2 tuorli, farina di cocco disidratata
Occorrenti: ciotole, spatola, casseruola
Tempo di preparazione: 30 minuti
Molto facili

Il giorno prima poniamo in una ciotola 80 g di farina di cocco e la copriamo con il latte. Teniamo in frigorifero.
Al momento della preparazione mescoliamo in una casseruola il latte condensato, il cioccolato fondente precedentemente sciolto e i tuorli. Strizziamo molto bene la noce di cocco e la uniamo agli altri ingredienti nella casseruola. Amalgamiamo e poniamo sul fuoco. Cuociamo la crema ottenuta per 10 minuti sul fuoco molto basso, facendo attenzione che non si attacchi. Versiamo il composto su un largo piatto e lo raffreddiamo. Formiamo delle palline e passiamole nella farina di cocco.

Sarebbe meglio usare cocco fresco e in Brasile fanno così. Nessuno vi vieta di provare.

Buona giornata a tutti!

 

L’erbazzone del vicino

 

erbazzoneCome ogni anno da un po’ di anni a questa parte, vuoi perché arrivava il caldo, vuoi perché c’era da prendere visione delle migliorie fatte al giardino,  l’ultima Domenica del mese di Maggio era dedicata al picnic di condominio. Ognuno si dava da fare: c’era chi montava il tendone, chi pensava ai giochi, chi si occupava del cibo.
La Lia, che era una gran cuoca e che di quel piccolo condominio era la portinaia, preparava  il suo famoso erbazzone, secondo la ricetta antica di sua nonna Clelia. Questa volta l’erbazzone doveva essere per forza uno spettacolo di bontà e per un solo e unico motivo: fare colpo sul nuovo inquilino,  che abitava l’ultimo piccolo appartamento rimasto libero, proprio di fronte al suo.
Bello non si poteva dire che lo fosse, non nel vero senso della parola, ma era così affascinante… Forse gli ricordava, non tanto, ma così, un po’, nei modi, il suo Alfonso che l’aveva lasciata quand’erano ancora giovani per andare a lavorare in America e da allora nessuno, proprio nessuno.
Com’era distinto! Elegante anche quando vestiva sportivo -un pregio di pochi. E quando lo vedeva passare attraverso i vetri lindi della guardiola, con l’asciugamano sulla spalle che tornava dalla corsa, veniva praticamente ricoperta di un diffuso spiacevole rossore e tutto ciò che gli avrebbe voluto dire le si ammonticchiava tra la lingua e i denti, come se fosse tutto un dimenticatoio di cianfrusaglie. “Buonasera Lia! Bella serata vero?”, e lei… Lei niente.
Ora: questo fatto del picnic arrivava come il momento giusto nel posto giusto, per il tempo –un bel po’ di ore- necessario, affinché potesse offrirgli la sua prelibatezza e, forse, trovare il coraggio di vuotare il ripostiglio. Ah, se solo si fosse un poco sforzata di vincerla quella atavica, inutile timidezza.  Avevano ragione le sue amiche: “ Vieni giù dal fico, Lia!  Che a diciotto anni si può essere timide, ma a cinquanta si passa da maleducate!” Ultimamente, in verità, molti tra i condomini avevano notato in lei qualcosa di diverso: aveva il rossetto, non portava più la bandana e aveva sostituito le ciabatte un po’ troppo vissute con degli zoccoli candidi e nuovi.
E in tanti lo pensavano. Anzi, qualcuno lo diceva ormai apertamente che la Lia e il nuovo arrivato sarebbero stati bene insieme: erano entrambi soli; giunti tutti e due a quel punto della vita in cui s’ha bisogno di una buona compagnia, e abitavano sullo stesso pianerottolo. Bastava che lei scendesse dal fico, bastava.
Angelo Rosi, così si chiamava il nuovo inquilino, aveva notato gli occhi dolci e chiari come laghi della portinaia. Aveva intuito da parte di lei un’eccessiva ritrosia che però non gli dispiaceva affatto, anzi. Non aveva bisogno che gli parlasse, gli bastava di saperla lì, sempre al suo posto, quasi ad accoglierlo. Questo picnic di condominio lo incuriosiva e lo divertiva ad un tempo. Mai gli era capitato, nonostante i suoi numerosi traslochi, di dover partecipare ad un evento similare. Piuttosto avrebbe dovuto iniziare a pensare a cosa portare.
Fatte due riflessioni si decise per un erbazzone fatto a suo modo, del quale andava fiero. Se anche gli mancavano dimestichezze tecniche e conoscenze su tendoni e quant’altro, era pur sempre un bravo cuoco. La sua era una ricetta di quelle ben più veloci rispetto alla tradizionale, ma non meno appetitosa e con qualche  piccola variazione che la rendeva interessante. Non vedeva l’ora di esibirlo e mostrarlo alla signora Lia. Chi lo sa, forse si sarebbe reso assai più interessante ai suoi begli occhi di ghiaccio.
Si sa che le strade della cucina non sono infinite pari a quelle del Signore: sicuramente portano all’amore o da esso partono. Ma fu di certo per colpa di queste strade o delle burlate del destino, a volte fin troppo prevedibili, se entrambi si trovarono sullo stesso piano del medesimo condominio, nella stessa ora di un  Sabato di Maggio, ad esaminare i loro personali erbazzoni, pesanti di tante e tante aspettative.
Nella cucina vissuta, ma ordinata e accogliente, dell’interno C la Lia sfornava il miglior erbazzone della tradizione; mentre in quella nuova, ma già disordinata dell’interno B, Angelo si compiaceva del suo erbazzone “più che perfetto”.
Sì, più che perfetto lo definì la Lia, assai interessata di sapere il perché e il “percome” l’erbazzone rapido del suo vicino fosse più verde del suo.
Quello gli chiese, da cuoca curiosa, e poi molto e molto altro ancora.

L’ erbazzone secondo Lia

per 8 persone

Ingredienti per la sfoglia*: 300 g di farina, 60 g di burro, acqua fredda q.b.

Ingredienti per il ripieno: 1,2 kg di bietole fresche, 100 g di parmigiano reggiano grattugiato, 1 uovo, 1 spicchio di aglio, 2 cucchiai di olio di oliva, sale
Occorrenti: ciotola, pellicola alimentare, coltello e tagliere, casseruola, mattarello, teglia rotonda diametro 22/24
Tempo di preparazione: 40 minuti+ riposo+ cottura

Disponete la farina a fontana dentro una capiente ciotola. Mettete al centro il burro ammorbidito e iniziate ad impastare versando acqua fredda necessaria ad avere un composto uniforme. Mettere in frigorifero a riposare avvolto ben stretto in pellicola alimentare. Pulite e lavate le bietole e fatele cuocere in poca acqua leggermente salata per 5 minuti; scolatele, strizzatele e tritatele. Scaldate l’olio in una casseruola e unite l’aglio poi di seguito le bietole, lasciandole insaporire per qualche minuto mescolando spesso. Togliete dal fuoco, eliminate l’aglio, aggiungete l’uovo, il parmigiano, una presa di sale e mescolate amalgamando bene. Stendete la pasta con il matterello e formate due dischi molto sottili, uno grande quanto il diametro della teglia e l’altro più grande e leggermente più spesso. Con il disco più grande foderate la teglia dopo averla ben unta con del burro. Versate dentro le bietole livellando la superficie. Ricoprite con il disco più piccolo e punzecchiate con i rebbi di una forchetta. Infornate a 180° in modalità statica per 45 minuti.

L’erbazzone secondo Angelo

Per 8 persone

Ingredienti: 2 dischi di pasta sfoglia pronta, 600 g di bietole surgelate, 1 cucchiaio di cipolla tritata, 3 cucchiai di olio di oliva, sale e pepe, 80 g di stracchino, 3 cucchiai di grana grattugiato
Occorrenti: teglia diametro cm 26, mattarello, padella, cucchiaio di legno

Scaldate la cipolla nell’olio e aggiungete le bietole dopo averle leggermente sciacquate sotto acqua corrente, mescolate con il cucchiaio di legno e lasciate cuocere per almeno 10 minuti. Togliete la padella dal fuoco e unite il grana e lo stracchino. Mescolate nuovamente, regolate di sale e spolverate con poco pepe. Con il primo disco di sfoglia foderate la teglia dopo averla imburrata (potete usare la carta forno del confezionamento). Versate nella teglia le bietole e livellate il ripieno. Tagliate nel secondo disco la grata e ricoprite il ripieno. Pennellate con tuorlo e latte in parti uguali, spolverate con poco grana e infornate. Cuocete in modalità statica per 40 minuti.

Ora sta a voi decidere quale sarà la versione migliore.
Ah, dimenticavo: sia Angelo che Lia ci consigliano di gustare l’erbazzone tiepido, ma dicono che è ottimo anche freddo.

Buona giornata a tutti!

O avanti con l’amore, o ‘ndre la me conecia !

Mamma,che buono!

Dalle mie parti, in tempi nemmeno tanto antichi, avere un po’ di terra e degli animali da allevare significava essere ricchi. Infatti, chi non aveva la possibilità di poter coltivare o allevare, era ritenuto molto sfortunato e non aveva quasi mai di che nutrirsi. Grande valore avevano gli animali, ai quali era davvero riservato un trattamento speciale, quasi fossero membri della famiglia.
Tutto ciò è ben evidente in questo racconto, che ho tratto da una storia vera e il cui titolo è effettivamente un modo di dire, usato nel caso in cui chi fa una promessa non si impegni poi a mantenerla.

Era un padre premuroso per quei tempi: solerte e presente nella vita semplice di quelle cinque figlie, tutte cercate, in verità, inseguendo il sogno di un maschio.
Nata l’ultima, dopo un parto degno di essere trascritto negli annali per le fatiche di quella donna speciale che era sua moglie, avevano pensato di chiudere quel sogno dentro un robusto cassetto, con tutte le speranze…

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Le pranzo idee della Domenica: manzo all’olio alla bresciana

manzo all'olio alla bresciana

Un piatto delizioso il cui unico difetto può essere la lunga cottura. Ma parlando di lunghe cotture mi permetto di darvi uno o due suggerimenti. Il primo riguarda la pentola a pressione che oramai affrancata da qualsiasi rischio e paura è un’ ottima alternativa alla cottura tradizionale. Il secondo invece ricorre al  sottovuoto come metodo perfetto per dare un stop alla cottura e riprenderla in seguito. Quindi iniziate la cottura, fermatela. Ponete il pezzo di carne in sottovuoto e lasciatelo a temperatura ambiente o in frigorifero se vorrete uno stop più lungo. Poi riprendete la cottura della carne, nello stesso liquido di cottura che avrete conservato in frigorifero per un massimo di 2 giorni, oppure rinnovatelo assieme al contenuto.

Per 6 persone

Occorrenti: pentola, spago da cucina, pellicola di alluminio, frullatore a immersione o setaccio a mano
Ingredienti: Kg 1,250 di polpa di manzo adatta (preferibilmente cappello del prete), olio di oliva (tanto quanto necessita l’immersione completa della carne),125 g di finocchio, 125 di sedano, 250 g di carota, 25 g di aglio, 50 g di acciughe sott’olio
Tempo di preparazione: 15 minuti + cottura

Legare la carne con spago da cucina. Inserirla nella pentola. Mondare le verdure, unirle alla carne e aggiungere le acciughe. Coprire con l’olio di oliva. E’ molto importante che la carne sia completamente immersa nell’olio. Meglio quindi usare per la cottura una pentola in quanto è lunga e stretta, come se preparassimo un bollito.  Iniziare la cottura a fuoco vivace. Appena accenna a bollire abbassare al minimo e cuocere almeno per tre ore coperto.
Trascorso il tempo, togliere la carne e chiuderla nella pellicola di alluminio. Fuori dal fuoco  inserire: 50 g di capperi dissalati sotto acqua corrente, 250 g di acqua, 1 cucchiaio abbondante di pan grattato e frullare con il frullatore a immersione o passare con il setaccio a mano.
Tagliare la carne a fette spesse. Mettere in un piatto e irrorare con la salsa. Servire ben caldo accompagnato da polenta o purè di patate.

Le pranzo idee del Lunedì

Questo piatto è portatore sano dell’ insostenibile fascino dell’intingolo saporito, morbido, abbondante. Non aggiungo altro che consigliarvi di provarlo per condire: rigatoni.

Buona Domenica a tutti! 

 

Le pranzo-idee della domenica: riso Basmati in insalata mediterranea

riso basmati in insalata mediterranea

 

Questa è un’idea veloce adatta per il pranzo a casa o per il picnic. Il bianco quasi cangiante del riso basmati  si abbina  ai colori solari delle verdure mediterranee e il suo profumo, che ricorda quello del legno di sandalo, è in sintonia con l’origano e il peperoncino.

Per 4 persone

Ingredienti: 220 g di riso basmati, 1 falda di peperone giallo 1 falda di peperone rosso, 1 zucchina media, 1 cucchiaio di capperi sottaceto, olive verdi o nere denocciolate, 200 g di filetto di sgombro sott’olio, 1 melanzana violetta, 2 piccoli pomodori san Marzano, olio di oliva, peperoncino in polvere, origano, poco succo di limone o aceto bianco
Occorrenti: pentola, colino, carta da forno, coltello, tagliere, padella ciotola
Tempo di preparazione: 30 minuti
Costo del piatto: medio

Lessate il riso basmati per non più di 9 minuti in acqua ben salata, scolatelo e raffreddatelo sotto acqua corrente; distribuitelo su un foglio di carta da forno e lasciatelo asciugare. Nel frattempo lavate e preparate le verdure: private i peperoni del bianco e dei semi, dividete la melanzana a metà e scavatela ad un centimetro dal bordo, spuntate la zucchina. Tagliate la zucchina a rondelle, la melanzana e il peperone a cubetti e i pomodori molto sottili. Scaldate poco olio di oliva nella padella e saltate brevemente la zucchina, i peperoni e le melanzane fino ad ammorbidirli; regolate di sale, spolverate con poco peperoncino e tenete da parte.
In una ciotola capiente versate i riso, conditelo con olio di oliva e il limone o l’aceto. Aggiungete i capperi, i filetto di sgombro ben sgocciolati, le olive e date una prima mescolata. Unite poi le verdure cotte, i pomodori e spolverate con abbondante origano.
Accompagnate l’insalata di basmati con uova sode e lattughino.

Le pranzo idee del Lunedì: raccomando di non abbondare ma, se dovesse avanzare, l’insalata di riso è molto buona anche il giorno dopo. Saranno invece rimaste le verdure: melanzana, peperoni, zucchine e pomodori. Improvvisate una ratatouille e servitela sul pane tostato.

Buona domenica a tutti!

Una torta leggerissima

 

chiffon cake

Chiffon cake mammachebuono.wordpress.com

 

La torta per la festa della mamma è leggerissima perché si chiama: Chiffon cake. E la mamma lo sa bene che se c’è di mezzo lo chiffon, la torta non può essere che essere leggera e soffice, così com’è questo soave ed elegante tessuto.
Henry Baker che la inventò nel 1927, tenne per sé il segreto di questa torta per almeno vent’anni, poi vendette la ricetta a Betty Crocker, che non era la signora Betty, ma un marchio. Dunque il signor Baker, che non era un pasticcere ma un assicuratore, inventò un ottimo pasticcino e fece un vero affare.
Tuttavia non ho ben capito se fu lui a chiamarla in questo modo o la non signora Betty. In ogni caso, credo che il nome della torta, veramente consono ai gusti dell’epoca, contribuì a renderla il dolce più di moda.

La  Chiffon cake

Ingredienti per la torta: 5 uova, 200 g di zucchero semolato, 60 g di olio di semi. 2 pizzichi di sale, 12 g di lievito, 200 g di farina, 30 g di succo di arancia, 150 g di acqua, vaniglina
Ingredienti per la ganache di copertura: 200 g di cioccolato fondente, oppure 100 g di  cioccolato fondente e 100 g di cioccolato al latte, 3 cucchiai di liquore all’arancia, 180 g di panna
Occorrenti: 2 ciotole, frustino elettrico o impastatrice, stampo da ciambella alto, spatola, colino, pennello, cucchiaio
Tempo di preparazione: 40 minuti + cottura
Grado di difficoltà: medio
Per decorare e servire: ganache, gelatina di albicocche, macedonia di frutti rossi o gelato di frutta

Preparazione della torta: accendete il forno a 160°C in modalità statica. Setacciate la farina in una ciotola assieme al lievito. Aggiungete lo zucchero e il sale e mescolate. Fate un buco nel mezzo e versate l’olio, i rossi delle uova, l’ acqua, il succo dell’arancia e la vaniglina, ma non mescolate e lasciate da parte. In un’ altra ciotola montane a neve ferma gli albumi.
Con il frustino o con l’impastatrice montate ora gli ingredienti (farina, olio etc.) fino ad ottenere un impasto ben amalgamato. Prendetene qualche cucchiaio ed amalgamatelo molto lentamente agli albumi, senza smontarli. Unite i due composti cercando di non mescolare troppo ( l’ideale è  versare l’impasto  poco per volta negli albumi). Imburrate e infarinate lo stampo, poi versate ilo composto fino a 2/3 dell’altezza dello stampo. Cuocete per 50 minuti , poi alzate la temperatura a 180 e cuocete per altri 10 minuti. Sfornate la torta, aspettate circa mezz’ora e poi sformatela sulla gratella.

Preparazione della ganache: in una casseruola versate il cioccolato, la panna  e il liquore. A fuoco dolcissimo e sempre mescolando amalgamate il tutto. Lasciate intiepidire.

Per la finitura: scaldate 3 cucchiai di gelatina di albicocche, passatela al colino fine e pennellate la torta per intero. Mettete sotto la gratella della carta forno dove scenderà l’eccesso di ganache, che potrà essere usata per altre preparazioni. Con un cucchiaio versate la ganache, facendola colare. Lasciate asciugare, trasferite la torta su un piatto da portata e decorate con la frutta. Servite con macedonia di frutta o gelato.

Buona festa della mamma.

 

Non butto le salamoie

Le salamoie sono i liquidi di conservazione dei sotto-sale e non mi piace buttarle. Succede che a volte io le riutilizzi  introducendo nel vaso lo stesso tipo di alimento conservato. Spesso e più volentieri, invece, le mescolo agli impasti, servendomene al posto dell’acqua. Partendo dalla medesima considerazione integro i liquidi dentro una pasta brisè  o in una frolla salata.
La salamoia è una sana “sofisticazione” dell’acqua, non è solo salata ma è anche saporita per il processo di osmosi che si avvia all’interno del vaso.
Potremo decidere se sostituire totalmente l’acqua o integrarla con la salamoia, in entrambi i casi possiamo aggiungere del sale in più, ma non è quasi mai necessario. Buona preparazione!

Pane integrale alle olive verdi e loro salamoia

pane integrale  alle olive

Pane integrale alle olive verdi e loro salamoia mammachebuono.wordpress.com

Ingredienti: 350 g di farina 0, 150 g di farina integrale di grano, 10 g di lievito di birra, circa 250 g di acqua e salamoia di olive verdi, 3 cucchai di olio di oliva,  1 cucchiaino di sale  (facoltativo), olive verdi senza nocciolo a piacere
Occorrenti: impastatrice, ciotola, spatola, pellicola, canovaccio
Tempo di preparazione: 30 minuti + riposi + cottura

Mescolate l’acqua alla salamoia e fate la fontana con la farina. Sbriciolate nella fontana il lievito e con una forchetta iniziate ad introdurre il liquido. Unite l’olio, il sale in più, se previsto, e impastate fino ad avere un impasto liscio e uniforme  Incidete a croce e mettete l’impasto in una ciotola lievemente unta. Coprite con pellicola e un canovaccio e lasciate lievitare fino al raddoppio. Riprendete l’impasto e inserite a piacere le olive. Poi formate i panini e deponeteli nella teglia lievemente infarinata e lasciate lievitare per un’ora. Accendete il forno a 200°C in modalità statica e prima che arrivi a temperatura inserite nel forno una ciotolina metallica piena di acqua e la teglia. Cuocete per almeno 30 minuti.  La temperatura al cuore del pane cotto è di 95/96°C.

Pane con lievito madre e salamoia di olive taggiasche

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Pane con lievito madre e salamoia di olive taggiasche mammachebuono.wordpress.com

Ingredienti: 300 g farina, 70 g di lievito madre rinfrescato da 2 ore, oppure 21 g di lievito madre del Molino Rossetto essiccato, 170 g di acqua, sale (facoltativo), 1/2 bicchiere circa di salamoia di olive taggiasche
Occorrenti: impastatrice, ciotola graduata, spatola grande
Tempo di preparazione: 30 min + lievitazioni +cottura

Con la foglia iniziate ad ammorbidire il lievito madre con metà dell’acqua prevista e create un impasto molto morbido. Sostituite la foglia con il gancio e completate l’impasto: unite la farina rimanente e continuate ad impastare a velocità 1.  Aggiungete la salamoia e poco sale in più se previsto. L’impasto è abbastanza morbido, quindi aggiungete altra salamoia o acqua se necessario. Deponetelo nella ciotola e accendete il forno a qualsiasi temperatura per 5 minuti. Spegnete e introducete l’impasto coperto con pellicola e un canovaccio per 2 ore, fino a che non arriva quasi al bordo della ciotola.
Trascorso il tempo sgonfiatelo e impastate nuovamente a mano. Mettete poi in frigorifero per tutta la notte.
Al mattino versate l’impasto sul  piano di lavoro infarinato e  formate un rettangolo, piegatelo in tre, stendetelo e poi arrotolatelo e  tagliatelo a pezzi ( potrete ottenere circa 10 panini o se preferite 2 filoni di pane). Cuocete in forno a 220°C in modalità statica per i primi 10 minuti e poi abbassate a 200° fino a cottura (in tutto 30 minuti per i panini e 40 minuti per i filoni).
Se non possedete l’impastatrice potete fare l’impasto a mano seguendo la stessa procedura.  Se volete fare il pane con del lievito di birra usatene 4 g e lavorate l’impasto nello stesso modo.

Felice giornata!